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Leonardo, perché l’azione cade in borsa nonostante quattro spunti positivi
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Leonardo, perché l’azione cade in borsa nonostante quattro spunti positivi

10 giugno 2025, 15:40 Ultimo aggiornamento: 18:53

Il titolo perde terreno come gli altri del settore della difesa. Semplici prese di profitto? Sotto la lente degli esperti quattro notizie positive

Il titolo Leonardo cade a Piazza Affari (-6,30% a 48,78 euro in chiusura), penalizzato, come altri del comparto della difesa, dai timori sui tagli alla spesa militare in Francia. Il Financial Times ha riferito domenica 8 giugno che l'elevato debito pubblico della Francia rischia di frenare le sue ambizioni di spesa per la difesa (dal 2% del pil al 3,5% nel 2030), aumentando il rischio che uno dei Paesi d’Europa più forti militarmente non sia in grado di tenere il passo con l'ondata di spesa prevista per nuove armamenti. In realtà, per i trader si tratta di semplici prese di profitto su Leonardo dopo che negli ultimi tre mesi l’azione ha messo a segno un +21%.

Nuovo contratto per Drs

Anche perché Drs (-2,3% a Wall Street a metà seduta), la controllata statunitense, ha annunciato il 9 giugno di essersi aggiudicata un contratto da 41 milioni di dollari da Naval Sea Systems Command per la fornitura di hardware per sistemi di gestione dei combattimenti critici per le navi di superficie della Marina statunitense, le forze navali alleate e la Guardia Costiera degli Stati Uniti. La commessa riguarda anche sistemi per le marine alleate, tra cui Australia, Corea del Sud e Giappone. La produzione avverrà presso lo stabilimento di Drs di Johnstown.

Accordo con Nokia

Inoltre, Nokia ha stretto una partnership con l'azienda italiana per la fornitura di reti wireless private mission-critical a livello globale, destinate alla sicurezza pubblica, al settore energetico e alle ferrovie. Il gruppo finlandese di apparecchiature per telecomunicazioni ha dichiarato che la piattaforma MC_linX di Leonardo sarà integrata nei servizi Core Enterprise di Nokia, consentendo comunicazioni in tempo reale e risposta alle emergenze.

Rutte: la Nato deve aumentare del 400% la sua difesa aerea

Comunque, anche sugli altri titoli del settore della difesa hanno prevalso le vendite. La tedesca Rheinmetall ha perso in chiusura il 5,8%, Bae Systems il 2,63%, Thales Aerosp. & Defence il 3,63%, Safran il 2,03%, Rolls-Royce ed Airbus lo 0,9% all’indomani delle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, il quale ha richiesto un aumento del 400% nella capacità di difesa aerea e missilistica dell’Alleanza in risposta alla minaccia russa.

In particolare, secondo Rutte, la Nato ha bisogno di migliaia di veicoli blindati aggiuntivi, milioni di proiettili di artiglieria in più e difese aeree e missilistiche più robuste. Parallelamente l’Alleanza deve diventare un’alleanza «più forte, più equa e più letale».

«La difesa aerea è chiaramente un ambito in cui la Nato e l’Europa necessitano di maggiori investimenti», commenta l’ufficio studi di intesa Sanpaolo. «Aumentare la capacità in questo settore significa investire in sensori/radar e in effettori/missili. Ricordiamo che i leader della Nato si riuniranno il 24 e 25 giugno nei Paesi Bassi, occasione nella quale riteniamo probabile che venga approvato un aumento della spesa per la difesa dal 2% del pil del 2024 al 3,5%. Consideriamo la notizia positivamente, ma in parte già scontata dai mercati».

Intesa con Iveco per Idv vicina

Così come sembra essere ormai scontato l’accordo tra Leonardo e Iveco per la cessione di Iveco Defence Vehicles (Idv; +0,39% a 16,81 euro Iveco in borsa). L’intesa, secondo Il Corriere della Sera, è vicina. Le quattro offerte: dalla joint venture Leonardo-Rheinmetall, Indra, Knds e Csg «avallano la nostra idea che la cordata Leonardo -Rheinmetall sia la favorita» con un’offerta intorno a 1,5 miliardi di euro», 13 volte l’ebit adjusted del 2024 contro un prezzo richiesto di 2 miliardi di euro (multiplo ev/ebit adjusted di 17,7), afferma Equita.

Sia Equita sia Banca Akros sono convinti che, dopo la cessione di Idv, si possa sbloccare anche la vendita di Iveco ai cinesi di Faw, opzione rimasta congelata proprio perché il governo non ha mai dato il via libera alla cessione a causa della presenza nel gruppo di Idv, industria strategica della difesa. «Restiamo dell’idea che dopo la vendita o lo spin-off di Idv, Iveco sia pronta per una fusione e in subordine una cessione. Nella nostra somma delle parti valutiamo Idv a 1,5 miliardi e non consideriamo alcun appeal speculativo per quello che possa succedere dopo l’uscita da Idv», precisa Equita, ribadendo il rating hold e il target price a 50 euro su Leonardo (neutral e prezzo obiettivo a 52 euro Banca Akros), buy, invece, su Iveco (target price a 18,50 euro). (riproduzione riservata)



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