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Le scelte coraggiose che l’Europa deve fare per arrivare alla pace con Mosca
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Le scelte coraggiose che l’Europa deve fare per arrivare alla pace con Mosca

di Fabrizio Pagani*
16 settembre 2025, 21:10 Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2025, 07:00

Trasformare gli asset congelati in risorse per l’Ucraina, eliminare i proventi energetici russi e ammodernare la capacità tecnologica di difesa europea. È su questo terreno che si deciderà la possibilità di spostare il calcolo costi-benefici di Mosca 

Lo scorso fine settimana si è tenuta a Kiev la conferenza Yes (Yalta European Strategy), il principale foro di confronto tra politici, studiosi ed esponenti del mondo economico sul futuro dell’Ucraina. L’edizione di quest’anno è stata dedicata a come porre fine alla guerra. Ne è emersa una lettura in cui aspetti tecnologici, economici e finanziari intrecciano in modo sempre più stretto con la dimensione politica e militare.

La migliore difesa per l’Europa è investire nella tecnologia ucraina

La guerra, infatti, è radicalmente cambiata nell’ultimo anno. Oggi le forze armate ucraine infliggono circa il 95% dei danni al nemico attraverso l’uso dei droni: tecnologie e tattiche sviluppate e perfezionate in gran parte dagli stessi ucraini, che ormai producono oltre 3,5 milioni di unità l’anno. Gli europei e gli americani hanno molto da imparare: diverse aziende occidentali stanno investendo in Ucraina, avviando partnership e aprendo centri di ricerca e sviluppo. Ma anche la Russia ha reagito, alimentando una competizione tecnologica serrata.

Come emerso chiaramente allo Yes, la migliore difesa per l’Europa è aiutare Kiev a vincere questa sfida tecnologica. Per farlo servono risorse economiche ingenti e dopo l’interruzione degli aiuti americani il peso ricade quasi interamente sull’Europa. Le stime parlano di 70-80 miliardi di euro l’anno: una cifra che implicherebbe per Paesi come Francia e Italia miliardi aggiuntivi in bilancio, in un momento in cui sono già impegnati a ridurre deficit elevati.

L’utilizzo degli asset russi congelati 

Qui si inserisce la questione degli asset russi congelati in Europa, circa 200 miliardi di dollari. A Kiev si è discusso della possibilità di trasformarli in uno strumento di prestito a favore dell’Ucraina. L’idea, proposta da un gruppo di esperti guidato da Hugo Dixon, è semplice: il prestito rappresenterebbe un anticipo sull’obbligo del Cremlino di pagare le riparazioni di guerra, offrendo un’alternativa giuridicamente più solida - e politicamente più accettabile - rispetto alla confisca tout court.

Non a caso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen l’ha richiamata nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione. Per Kiev significherebbe poter contare su un flusso prevedibile e stabile di risorse, sottratto alle incertezze dei pacchetti straordinari di aiuti.

Le sanzioni non bastano, bisogna fare pressioni su Cina e India

Accanto al rafforzamento dell’economia ucraina è però necessario l’indebolimento di quella russa, oggi trasformata con successo in un’economia di guerra. Gli alti tassi di interesse soffocano qualsiasi attività d’investimento non finanziata dallo Stato. Le sanzioni occidentali hanno inciso, ma non al punto da piegare il Cremlino.

Le cosiddette shadow fleets hanno aggirato i tetti al prezzo del petrolio, garantendo a Mosca un flusso costante di entrate che rappresenta ancora circa un terzo del bilancio statale. È su questo che Donald Trump ha puntato il dito, accusando gli alleati europei di mantenere ancora rapporti energetici con la Russia.

Nonostante la forte riduzione, prodotti petroliferi e gas naturale liquefatto continuano ad arrivare. Qui l’Europa deve agire, tagliando definitivamente ogni legame e, insieme agli Stati Uniti, esercitando pressioni su Cina e India, che restano i principali mercati alternativi per Mosca.

La lezione da Kiev

La lezione che arriva da Kiev è chiara. Si arriverà a un tavolo di pace solo grazie alla combinazione di innovazione tecnologica sul fronte - droni, artiglieria, sistemi di sorveglianza - e scelte economiche coraggiose e sistemiche.

Si tratta di trasformare gli asset congelati in risorse per l’Ucraina, eliminare i proventi energetici russi e ammodernare la capacità tecnologica di difesa europea. È su questo terreno che si deciderà la possibilità di spostare il calcolo costi-benefici di Mosca e, con esso, le condizioni future di una pace negoziata. (riproduzione riservata)


*partner di Vitale già capo Segreteria Tecnica Mef e sherpa G20



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