Dopo l’appannamento di settembre, il titolo Mps ricomincia a correre e ieri ha sfiorato la soglia dei 3 euro, chiudendo la seduta in rialzo dell’8,57% a 2,91 euro.
A spingere le azioni è stata una sequenza di notizie positive: i risultati dei nove mesi superiori alle attese del mercato, la vittoria nella controversia da 450 milioni con il fondo Alken e l’update di Fitch che venerdì 10 novembre ha alzato il rating su Siena di due gradini a BB. Annunci che consolidano il corso positivo imboccato per la banca guidata da Luigi Lovaglio e che potrebbero favorire il processo di privatizzazione avviato dal governo.
In prima battuta il mercato ha apprezzato i conti. Mps ha chiuso il terzo trimestre 2023 con un utile netto di 309,6 milioni, su attese di 179 milioni. Nei nove mesi del 2023, la banca senese guidata da Lovaglio, ha messo a segno ricavi per 2,804 miliardi (+22,9% anno su anno) e profitti per 928,6 milioni che si confrontano con una perdita di 334,4 milioni un anno prima.
Secondo Fitch il Monte sta facendo «progressi nel ripristinare la propria presenza in Italia e nel migliorare strutturalmente la propria redditività operativa, pur mantenendo solide riserve di capitale regolamentare dopo un aumento di capitale completato nel quarto trimestre del 2022».
Non solo. Per l’agenzia di rating, «il positivo completamento del piano di ricapitalizzazione e il programma di esuberi hanno messo la banca in una condizione favorevole per difendere la propria posizione di mercato in Italia e rilanciare il modello di business. Quest'ultimo è stato semplificato per concentrarsi sulle banche commerciali tradizionali per i clienti al dettaglio e le pmi».
Nella sua nota Fitch menziona anche i progressi fatti sul fronte del rischio legale. «Le perdite derivanti da pretese legali preesistenti rimangono potenzialmente ingenti, ma Mps sta riducendo questo rischio e ha previsto alcuni accantonamenti». Il riferimento è alle novità arrivate nelle ultime settimane. Lo spartiacque è stata proprio l’assoluzione definitiva tra gli altri dell’ex presidente dell’istituto, Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale, Antonio Vigni, annunciata lo scorso 11 ottobre.
La corte d’appello di Milano ha poi confermato la vittoria di Mps contro il fondo lussemburghese Alken, che aveva chiesto 450 milioni di ristoro sul presupposto dell’errata contabilizzazione dello strutturato Alexandria. Un’altra decisione che potrebbe liberare risorse preziose per l’istituto guidato da Lovaglio.
Tutte queste novità hanno portato ossigeno prezioso al titolo Montepaschi e gli hanno fatto toccare i massimi post aumento. A trarne vantaggio, tra gli altri soci, c’è soprattutto il Tesoro che ha appena avviato un delicato processo di privatizzazione. In area 3 euro infatti via XX Settembre potrebbe già ritenere conveniente
avviare la discesa dal 64% attualmente detenuto.
La strategia al vaglio degli advisor finanziari Ubs e Jefferies sarebbe infatti quella di un assottigliamento progressivo della partecipazione attraverso piccoli collocamenti sul mercato. L’obiettivo? Favorire le nozze con un’altra banca italiana come Banco Bpm, Unicredit o Bper che vedrebbe con favore un socio pubblico poco ingombrante. (riproduzione riservata)