Meno diritti, tutele ridotte e paghe più contenute: sono gli effetti dei cosiddetti «contratti pirata» firmati da sigle sindacali minori, che in Italia hanno superato quota 200, coinvolgendo circa 160 mila dipendenti e oltre 21 mila aziende. Il principale effetto? Almeno 8 mila euro di retribuzione annua lorda in meno rispetto al Ccnl Confcommercio.
È la denuncia della Confcommercio che ha realizzato un’indagine inedita sugli effetti del dumping contrattuale nel terziario e nel turismo, analizzando l’impatto su imprese e lavoratori e confrontando il fenomeno con Francia e Germania.
L’associazione fa notare che sebbene presso il Cnel ci siano oltre mille contratti collettivi nazionali depositati, solo una parte è sottoscritta da organizzazioni realmente rappresentative. Il fenomeno è particolarmente diffuso nel terziario e nel turismo (due settori strategici per l’economia e per l’occupazione in Italia) e crea anche squilibri territoriali perché si concentra nelle aree economicamente più fragili, soprattutto nel Mezzogiorno.
I contratti-pirata riducono significativamente diritti e tutele dei lavoratori, creano dumping salariale e normativo, incentivano concorrenza sleale (le imprese corrette sono penalizzate perché devono competere con chi risparmia sul costo del lavoro). In altre parole, riducono la qualità dell’occupazione basandola, sostanzialmente, sul taglio delle condizioni di lavoro.
A titolo di esempio, Confcommercio fa notare i lavoratori a cui vengono applicati questi contratti si trovano con salari ridotti (fino a quasi 8 mila euro di retribuzione annua lorda in meno rispetto al Ccnl Confcommercio), integrazioni per malattia o infortunio ridotte al 20-25% (contro il 100% del contratto Confcommercio), meno ferie, permessi e scatti di anzianità, indennità ridotte o assenti, orari lunghi senza compensazioni, flessibilità accentuata senza garanzie, carenza o totale assenza di forme e strumenti di welfare, come la sanità integrativa e la previdenza complementare.
Il sistema tedesco si basa sul principio della Tarifautonomie (autonomia collettiva), ma la giurisprudenza e la prassi hanno stabilito criteri per identificare le organizzazioni sindacali con effettiva capacità negoziale. Inoltre, esiste un meccanismo di estensione erga omnes dei contratti collettivi, che li rende applicabili a tutti i lavoratori di un settore. Questo riduce lo spazio per la concorrenza al ribasso.
Il sistema francese è ancora più centralizzato: è prevista la validità solo dei contratti firmati da organizzazioni che rappresentano una quota significativa dei lavoratori, sotto controllo ministeriale. La rappresentatività delle 3 organizzazioni sindacali viene misurata a livello nazionale sulla base di criteri legali (voti elettorali, iscritti, indipendenza). Per firmare un contratto collettivo valido, i sindacati firmatari devono rappresentare più del 50% dei voti espressi a favore dei sindacati rappresentativi in azienda.
Al contrario, il sistema italiano sconta l’assenza di un meccanismo per la misurazione della rappresentatività e di una procedura di efficacia generalizzata dei contratti che vada oltre l’interpretazione giurisprudenziale dell’art. 36 della Costituzione. Questo vuoto normativo permette a soggetti con rappresentatività dubbia o limitata di stipulare contratti pirata che, offrendo tutele inferiori, diventano uno strumento con rappresentatività dubbia o limitata di stipulare contratti pirata che, offrendo tutele inferiori, diventano uno strumento di concorrenza sleale basata sulla riduzione del costo del lavoro.
«Come Confcommercio, teniamo al benessere e alla qualità del lavoro e della vita dei lavoratori delle nostre imprese. Per questo siamo costantemente impegnati a garantire regole eque, tutele solide e prospettive di crescita per chi ogni giorno contribuisce allo sviluppo dei nostri settori. Da sempre sottoscriviamo contratti innovativi e moderni che anticipano le esigenze dei lavoratori coniugandole con quelle delle imprese. Oggi, guardiamo con forte preoccupazione al dumping contrattuale, che sta assumendo proporzioni sempre maggiori, soprattutto in alcune aree del Paese», ha dichiarato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli in occasione della presentazione del rapporto.
Per Sangalli, «serve rafforzare la collaborazione con i sindacati e una maggiore attenzione del governo a cui chiediamo un impegno concreto. Facciamo alcune proposte: comunicazioni obbligatorie a tutte le sedi istituzionali del contratto applicato, certificazione della rappresentatività, potenziamento degli strumenti di vigilanza e rafforzamento della bilateralità come strumento di certificazione della qualità contrattuale. Solo così si può garantire tutela del lavoro e competitività». (riproduzione riservata)