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Philip Lane: la Bce sarà agile. I tagli dei tassi potranno aumentare in caso di shock
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Philip Lane: la Bce sarà agile. I tagli dei tassi potranno aumentare in caso di shock

18 dicembre 2024, 21:30 Ultimo aggiornamento: 21:35

L’intervento del capoeconomista Bce. Nell’Eurozona i rischi sono soprattutto per la crescita. Non escluse riduzioni dello 0,5%. I dati economici rivolti al passato saranno meno importanti per la Bce

La Bce sarà «agile», cioè potrà aumentare o ridurre i tagli dei tassi in base a eventuali shock su inflazione o crescita. Lo ha sottolineato Philip Lane, capoeconomista Bce e membro del comitato esecutivo, in un webinar Mni. «È prudente mantenere agilità con decisioni riunione per riunione senza impegnarsi in un particolare percorso dei tassi», ha detto Lane. In termini di gestione del rischio, ha aggiunto, l’allentamento monetario può procedere «più lentamente» in caso di «shock al rialzo delle prospettive d’inflazione o della dinamica economica». Nel caso opposto l’allentamento monetario può invece procedere «più rapidamente». Quest’ultimo è il rischio principale. Di conseguenza non sono escluse mosse dello 0,5%, anche se finora la Bce ha varato da giugno quattro tagli dei tassi dello 0,25% (fino all’attuale 3%). I pericoli sull’inflazione sono bilanciati e le principali componenti del carovita, quelle legate a servizi e salari, sono attese in calo l’anno prossimo. Eurostat ha anche rivisto l’inflazione nell’Eurozona a novembre al 2,2%, dal 2,3% preliminare. Al contrario i rischi sulla crescita sono attesi «al ribasso».

I rischi per la crescita

Nelle ultime proiezioni economiche pubblicate il 12 dicembre la Bce ha ancora una volta ridotto le previsioni sul pil nell’Eurozona: la crescita è attesa allo 0,7% quest’anno rispetto all’1,5% indicato a giugno 2023. Per l’anno prossimo è stato invece stimato un +1,1% (dal precedente +1,3%). Ma le ultime proiezioni non considerano i probabili dazi di Donald Trump. Lane ha detto che l’impatto delle misure Usa sarebbe incerto sull’inflazione, ma senza dubbio negativo per il pil.

Il capoeconomista Bce ha ribadito che nello scenario base è attesa una «modesta ripresa», al di sotto della crescita degli Stati Uniti, anche se «non c’è nulla nei dati che indichi una recessione». Lane ha però aggiunto che ci possono essere sviluppi «non lineari» dell’economia in caso di shock.

I rischi per l’economia europea peraltro non derivano solo dai dazi Usa. Resta incerta la ripresa degli investimenti, con tassi Bce in calo ma ancora restrittivi. Inoltre Francoforte confida da molti mesi in una ripresa dei consumi che non si è ancora verificata.

In tal senso Lane ha sottolineato (come aveva fatto in precedenza anche la presidente Bce Christine Lagarde) che i cittadini europei hanno una «percezione» dei redditi reali inferiore a quella mostrata dai numeri ufficiali. Con il passare del tempo le percezioni potrebbero allinearsi maggiormente alla realtà stimolando i consumi. Ma è anche vero che l’incertezza è alta e che gli individui potrebbero ulteriormente rinviare le spese.

La politica monetaria Bce

In questo scenario, ben diverso rispetto a quello dell’ottobre 2022 quando l’inflazione era al 10,6% nell’Eurozona, la politica monetaria dovrà adeguarsi. Già nel consiglio direttivo del 12 dicembre è stato suggerito da alcuni membri Bce un taglio dello 0,5%. Lane ha detto che questa decisione è stata meno importante alla luce della comunicazione «chiara» e delle previsioni di ulteriori riduzioni dei tassi già incorporate dai mercati. Ma il banchiere centrale ha anche lasciato aperta la porta a maxi-tagli.

Meno importanti i dati rivolti al passato

Inoltre il capoeconomista Bce ha evidenziato che le decisioni «riunione per riunione» avranno un «significato diverso» perché Francoforte non dovrà più decidere il livello della restrizione ma fare «una valutazione complessiva dei rischi in arrivo». Di conseguenza l’analisi dei dati del passato sarà «meno importante». Anche in merito alla «dipendenza dai dati», Lane ha chiarito per esempio che si guarderà meno all’evoluzione dell’inflazione di fondo e maggiormente agli annunci sui dazi.

Il tasso neutrale

In un contesto incerto, per il banchiere centrale non serve definire in modo preciso il tasso neutrale, mentre occorre un approccio «trimestre per trimestre». In ogni caso Lane ha ricordato (come Lagarde) che per gli studi Bce il tasso neutrale è al massimo al 2,5%, quindi non al 3% indicato dal falco del comitato esecutivo Isabel Schnabel. Quanto alla cautela su eventuali deviazioni dell’inflazione dal target Bce, Lane ha ricordato che andranno sempre valutate «dimensioni», «persistenza» e «natura» del divario dal 2%. Rispondendo a una domanda sull’aumento dello spread francese, Lane ha detto che la Bce può muoversi in caso di movimenti «disordinati» del mercato, ma finora le variazioni sono state «limitate». (riproduzione riservata)



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