La Bce lascia i tassi al 2% ma resta aperta a un altro taglio se l’economia lo richiederà. La presidente Christine Lagarde ha sottolineato al termine del consiglio direttivo che la Bce valuterà i dati economici prima di decidere le prossime mosse.
Le parole più nette sono arrivate però riguardo a una eventuale crisi della Francia sui mercati. Lagarde ha respinto riferimenti diretti a Parigi, ma ha chiarito che la Bce è pronta a intervenire sui mercati in caso di necessità: «Abbiamo tutti gli strumenti necessari se la trasmissione della politica monetaria dovesse diventare inefficiente». Parole ben lontane rispetto al «non siamo qui per chiudere gli spread» rivolto all’Italia nel marzo del 2020, all’inizio della pandemia.
Quella lezione è servita a Lagarde che ieri ha rassicurato i mercati, evitando un balzo dei tassi dei titoli francesi e anche un eventuale contagio ad altri Paesi. La presidente Bce ha fatto riferimento allo scudo anti-spread Tpi (Transmission Protection Instrument) contrastato da molti Paesi prima della sua introduzione nel 2022. Ora tutti ne riconoscono l’utilità.
Lagarde ha auspicato l’adesione della Francia alle regole di bilancio europee, ma nello stesso tempo ha ricordato che i criteri di attivazione del Tpi «non sono una camicia di forza» e che «la discrezionalità del consiglio direttivo esiste sempre». La presidente Bce ha precisato che il board non ha discusso dello scudo anti-spread e che al momento i mercati dei titoli di Stato dell’Eurozona «funzionano senza problemi e con una buona liquidità».
In tema di politica monetaria, Lagarde ha chiarito che la banca centrale sui tassi «continua ad essere in una buona posizione, ma questo non significa che le decisioni future siano predeterminate. Verranno prese volta per volta sulla base dei dati».
Secondo Lagarde la posizione della Bce è favorevole «perché l’inflazione è dove vogliamo che sia, al 2-2,1%, e perché le prospettive di medio termine sono in linea con il nostro obiettivo. Inoltre l’economia mostra resilienza».
Ma la banca centrale, ha aggiunto la presidente Bce, vuole continuare anche in futuro a essere in una buona posizione e per farlo «è necessario valutare i dati in ogni occasione».
Di conseguenza è ancora possibile un taglio dei tassi nei prossimi mesi. Questo scenario è apparso ai mercati meno probabile dopo la revisione al rialzo della crescita dell’Eurozona nelle nuove proiezioni macro della Bce.
Francoforte ora stima un aumento del pil dell’1,2% per quest’anno, rispetto al precedente +0,9%. La revisione è stata guidata soprattutto dai dati superiori alle attese nel primo trimestre (+0,6%), grazie anche all’anticipo dell’attività sui dazi, ma l’economia europea ha frenato in misura significativa nel secondo (+0,1%).
Lagarde ha detto che «le incertezze commerciali sono diminuite rispetto alle previsioni di giugno ed è per questo che ora valutiamo i rischi per la crescita come più bilanciati».
Tra i fattori positivi per il pil, la presidente Bce ha evidenziato la resistenza del mercato del lavoro, la crescita degli investimenti pubblici (soprattutto in Germania per il piano su difesa e infrastrutture), l’aumento dei redditi reali e le prospettive di minori tassi di risparmio delle famiglie.
Nello stesso tempo, però, l’Eurozona dovrà fare i conti con gli effetti dei dazi Usa e con la frenata dell’economia americana.
Un andamento del pil inferiore alle attese sarebbe un rischio al ribasso per l’inflazione, che ora è attesa all’1,7% dalla Bce, più vicina al target del 2% rispetto all’1,6% della previsione di giugno.
Anche sul carovita resta alta però l’incertezza, legata al rafforzamento dell’euro (salito ieri a 1,173 dollari) e all’invasione di prodotti cinesi a basso costo sul mercato europeo.
Quanto al medio termine, Francoforte ha rivisto al ribasso l’inflazione attesa nel 2027 (da 2% a 1,9%), ma Lagarde ha detto che la Bce non darà peso a deviazioni «minime» rispetto all’obiettivo del 2%. (riproduzione riservata)