La realizzazione di un safe asset a livello europeo è tornata di attualità dopo i recenti interventi dell’ex premier italiano Mario Draghi e dell’ex governatore onorario della Banca di Francia Christian Noyer. A discuterne sono non solo il mondo della politica e delle istituzioni, ma anche società di consulenza, studi legali e l’accademia italiana. In questa direzione va un position paper curato dall’ex ministro italiano dell’Economia Giovanni Tria e dal managing partner Hogan Lovells Italy Patrizio Messina e realizzato dal Celf, il centro studi di Hogan Lovells con la collaborazione di Deloitte e della Libera Università Libera Università Mediterranea Giuseppe Degennaro.
Il titolo del lavoro è «Verso un nuovo Safe Asset Europeo» e al centro c’è una proposta innovativa nel panorama finanziario continentale: da un lato la realizzazione a livello europeo di un safe asset e dall’altro, la revisione del quadro normativo applicabile alle cartolarizzazioni in modo che tale strumento possa realmente rappresentare l’elemento fondante per il completamento della Capital Markets Union. In questo contesto la cartolarizzazione assumerebbe il ruolo di strumento ponte tra il mercato dei capitali e quello tradizionale bancario con la finalità di diversificare le fonti di finanziamento.
Cosa prevede nel dettaglio l’idea al centro del paper? La costruzione di un nuovo safe asset europeo potrebbe passare attraverso la realizzazione di una cartolarizzazione in cui le tranche senior emesse dal veicolo siano assicurate da una garanzia sovranazionale europea (magari rilasciata dalla Bei/Fei).
Questa operazione potrebbe rifarsi alle esperienze già attuate in Italia con la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, le cosiddette Gacs in vigore sul mercato italiano tra il 2016 e il 2022.
Sulla scorta dell’esperienza italiana anche altri Stati europei come la Grecia ed extra-europei come la Repubblica di San Marino, hanno introdotto nei rispettivi ordinamenti sistemi di sostegno statale nell’ambito di cartolarizzazioni di sofferenze bancarie. Uno strumento alternativo citato nel paper è quello strumento del direct lending, pensato per sostenere le pmi e coerente con i principi e le finalità della Capital Markets Union. Questa tecnica prevede l’individuazione delle singole pmi da parte di una banca che, nell’ambito dell’operazione, ricoprirà anche il ruolo di sponsor e poi, per la cartolarizzazione, l’emissione da parte del veicolo di titoli abs in un’unica tranche. Secondo il paper sarebbe dunque opportuno far sì che i gli abs siano oggetto di safe asset europeo e, pertanto, risulterebbe necessario il coinvolgimento di un garante sovranazionale. Quale? Il Fei, in quanto fornitore specializzato in finanziamenti di rischio a favore delle pmi che opera da diversi anni nell’ambito delle cartolarizzazioni di crediti derivanti da prestiti erogati.
«La Gacs – spiega Tria a MF-Milano Finanza – si è rivelato uno strumento altamente efficiente per lo smobilizzo dei crediti in sofferenza dai bilanci di banche e altri intermediari finanziari. Proprio in virtù dell’importante successo di tale garanzia in Italia, si ritiene che essa possa essere un valido strumento alla base di operazioni di emissione di titoli a livello europeo».
Secondo Patrizio Messina «è giusto che le istituzioni europee valutino la struttura della gacs al fine di poter costituire un safe asset europeo mediante una sofisticata struttura finanziaria che viene spiegata all’interno del position paper. In sintesi, si suggerisce l’emissione di titoli asset-backed garantiti dal garante sovranazionale europeo con l’obiettivo di conferire stabilità ed omogeneità al mercato finanziario europeo». (riproduzione riservata)