La Fed alza i tassi dello 0,25% portandoli nella forchetta 5,25-5,50%, il livello più alto degli ultimi 22 anni. Il presidente Jerome Powell ha evitato di dare indicazioni per la riunione di settembre, chiarendo che la banca centrale osserverà i dati economici in arrivo. «È possibile un rialzo o una pausa» a settembre, ha detto. Per Powell gli ultimi dati sull’inflazione sono positivi ma dovranno essere confermati nei prossimi mesi. Il presidente Fed ha detto che non si aspetta un taglio dei tassi quest’anno. Lo staff della banca centrale non prevede più una recessione negli Usa per il 2023.
La banca centrale americana ha ripreso ad aumentare i tassi dopo la pausa di giugno, arrivata dopo dieci incrementi da marzo 2022. Lo stop aveva l’obiettivo di valutare meglio l’impatto delle strette sull’economia. Allora i membri della Fed avevano comunque indicato un’attesa media di altri due rialzi dei tassi. Questo implicherebbe ora una nuova stretta su cui però sono incerti gli analisti.
Secondo la banca centrale, l’attività economica Usa si è espansa a ritmo «moderato», quindi superiore a quello «modesto» di giugno. La parte restante dell’outlook economico è rimasta invariata: «Negli ultimi mesi l’aumento dei posti di lavoro è stato robusto e il tasso di disoccupazione è rimasto basso. L'inflazione rimane elevata». La Fed continuerà a «valutare le informazioni aggiuntive e le loro implicazioni per la politica monetaria».
L’economia americana si è mostrata resistente nei servizi e nel mercato del lavoro. L’inflazione Usa è scesa al 3% su base annua a giugno, dal 4% di maggio. Il livello dell’indice Cpi (Consumer Price Index) ha così raggiunto il punto più basso da marzo 2021, in forte discesa dal picco del 9,1% toccato a giugno 2022. L’inflazione core, al netto di energia e cibo, è scesa negli Usa al 4,8% (minimo da 20 mesi), dal 5,3% del mese precedente.
Domani anche la Bce alzerà con ogni probabilità i tassi di 25 punti base al 3,75%. Nei giorni scorsi gli indici Pmi e il Bank Lending Survey hanno indicato un’ulteriore frenata dell’economia e una più forte trasmissione della politica monetaria. I dati sul credito ieri hanno mostrato un aumento dei prestiti inferiore a giugno rispetto a maggio sia per le imprese (3%, da +4%) che per le famiglie (+1,7%, da 2,1%). Tutto ciò dovrebbe spingere la Bce a maggiore cautela riguardo alle mosse future. Gli analisti ritengono che Francoforte non preannuncerà nuovi aumenti a settembre. Su questo si sono detti prudenti anche falchi come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel e il governatore olandese Klaas Knot. Non è escluso che ci possa essere qualche sorpresa da parte della Bce, anche se la maggior parte degli economisti crede che sarà una riunione senza spunti. Sarà decisiva la comunicazione della presidente Christine Lagarde, così come eventuali modifiche nel testo della dichiarazione introduttiva, mentre non si prevedono cambiamenti nelle politiche sui titoli di Stato. (riproduzione riservata)