Wall Street chiude contrastata, con l'indice Dow Jones in calo dello 0,22% e l'S&P500 dello 0,02%, mentre il Nasdaq segna un rialzo dello 0,31%. Il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso ai minimi degli ultimi tre mesi. Gli ulteriori segnali di rallentamento del mercato del lavoro Usa alimentano infatti le scommesse degli investitori sul fatto che la Federal Reserve inizierà presto a tagliare i tassi di interesse, invertendo il percorso di politica monetaria.
Wall Street prosegue la seduta contrastata. Alle 19:00 il Dow Jones cede lo 0,25% e l’S&P 500 lo 0,1%. Solo il Nasdaq scambia di poco sopra la parità, in rialzo dello 0,1%. Le borse Usa restano deboli nonostante l’Ism servizi sia salito a novembre a 52,7 punti dai 51,8 ottobre. Il dato ha superato le attese, ferme a 52 punti. Anche il pmi servizi è aumentato e nella lettura finale di novembre si è attestato a 50,8 punti, in linea alla lettura preliminare e in lieve crescita dai 50,6 di ottobre. Si tratta della più rapida espansione della produzione da luglio, anche se solo marginale e più lenta rispetto alla media della serie di lungo periodo. Il mercato del lavoro invece rallenta, accrescendo le speranze di chi crede in un taglio anticipato dei tassi d’interesse. A ottobre le nuove posizioni lavorative aperte sono scese a 8,733 milioni, in netto calo dalle 9,35 milioni di settembre e sotto le 9,3 milioni attese.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq cedono lo 0,3%. Le borse Usa avviano gli scambi in perdita per il secondo giorno di fila, dopo cinque settimane di decisi rialzi. I mercati continuano ad aspettarsi un taglio anticipato dei tassi d’interesse, un sentimento confermato anche dalle aperture del falco tedesco Isabel Schnabel in Europa. Un’indicazione in tal senso arriverà dai dati sul mercato del lavoro, che verranno diffusi nei prossimi giorni: un’eccessiva tenuta dell’occupazione potrebbe spingere i consumi e di conseguenza i prezzi.
Il dollaro prosegue la risalita nonostante il sempre più probabile ammorbidimento della politica monetaria. Nello specifico, il cambio euro-dollaro scende a quota 1,0817 (-0,18%). Anche la pressione sui Treasury continua a diminuire (tassi più bassi rendono il debito pubblico Usa più sostenibile) e il rendimento del decennale si abbassa fino al 4,21%.
L’oro scende dai 2.100 dollari all’oncia toccati il 4 dicembre ma resta a livelli alti (2.041 dollari). Il bitcoin invece non si ferma e sale a 42 mila dollari, sfruttando il sempre più probabile taglio dei tassi d’interesse. Infine, il petrolio reagisce ai cali del giorno prima: il prezzo del Brent cresce dello 0,9% e quello del Wti dello 0,7%. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 5 dicembre.
Alle 15:30 il titolo Tesla guadagna l’1%. Aumentano i problemi sul fronte sindacale in Scandinavia: lo sciopero contro la casa di Elon Musk in atto da settimane in Svezia si è esteso alla Danimarca. Anche i lavoratori del settore dei trasporti del più grande sindacato danese si sono schierati con i colleghi svedesi, che chiedono a Tesla di firmare un accordo collettivo.
Alle 15:30 le azioni Microsoft cedono lo 0,4%. Il fondo Cometa, azionista di Microsoft, voterà contro la politica di retribuzione del ceo Satya Nadella. Il principale fondo pensione italiano, con circa 480 mila aderenti e oltre 13 miliardi di risparmio previdenziale gestito, chiederà anche «che l’azienda intervenga sulle proprie criticità in tema di retribuzioni, diritti umani, governance e sui potenziali rischi di disinformazione legati all’Intelligenza Artificiale di ChatGpt».
Alle 15:30 il titolo Wells Fargo perde l’1,1%. Il ceo Charlie Scharf ha annunciato che nel quarto trimestre i costi di fine rapporto saliranno a quasi 1 miliardo. «Abbiamo assistito a una diminuzione di fatturato e quindi avremo una buonuscita più alta di quanto previsto», spiega il ceo. Insomma, la banca di Wall Street potrebbe licenziare diversi dipendenti per ridurre le spese.
Alle 15:30 le azioni GitLab balzano dell’11%. Nel terzo trimestre la piattaforma che sviluppa software open source ha sorpreso gli analisti e anche le stime per il quarto trimestre si sono rivelate ottimistiche. Da agosto a ottobre GitLab, quotatasi nel 2021, ha registrato il suo primo utile operativo rettificato mentre i ricavi sono cresciuti del 32% su base annua. Nel quarto trimestre, invece, la società prevede un utile rettificato tra 8 e 9 centesimi per azione, su un fatturato compreso tra 157 e 158 milioni.
Alle 15:30 il titolo Johnson & Johnson è piatto. La società farmaceutica si aspetta una crescita dei ricavi tra il 5 e il 6% nel 2024, oltre il 3,6% stimato dagli analisti. Johnson & Johnson possiede più di dieci asset con un potenziale di vendita massimo superiore ai 5 miliardi di dollari. Ecco perché l’azienda prevede che tra il 2025 e il 2030 i ricavi dell’unità farmaceutica cresceranno a un tasso annuo composto del 5-7%. (riproduzione riservata)