Wall Street chiude in rosso una seduta caratterizzata dall’attesa dei conti di Nvidia che saranno diffusi dopo il termine delle contrattazioni: Dow Jones -0,2%, S&P500 -0,2%, Nasdaq -0,6%. Dalle minute della Fed relative alla riunione del primo novembre scorso è emerso che non si è parlato di eventuali tagli. Nel discutere le prospettive, i banchieri della Fed hanno considerato come sia «fondamentale che la politica monetaria venga mantenuta sufficientemente restrittiva per riportare l'inflazione all'obiettivo del 2% nel tempo», si legge nei verbali. Tutti i partecipanti hanno convenuto come sia necessario «procedere con cautela e che le decisioni ad ogni la riunione vadano prese sulla totalità di informazioni in arrivo considerando le loro implicazioni per le prospettive economiche nonché l'equilibrio dei rischi». I banchieri hanno sottolineato come sarebbe da prendere in considerazione un ulteriore inasprimento della politica monetaria nel caso in cui «le informazioni in arrivo mostrino progressi insufficienti verso l'obiettivo di inflazione» del 2%
Wall Street continua a scambiare in rosso. Alle 19:45 il Dow Jones e l’S&P 500 cedono lo 0,2%, mentre il Nasdaq perde lo 0,65%. Tra i titoli americani i peggiori sono Intel (-3%), Microsoft (-1,4%), Goldman Sachs (-1,2%) e American Express (-1%). I migliori sono invece The Travelers (+2,1%), Verizon (+1,4%), Coca Cola (+0,9%), Visa e Walmart (+0,85%).
La moneta americana riesce a invertire la rotta dopo giorni di perdite e il cambio euro-dollaro scende a quota 1,091 (-0,26%). Il rendimento del Treasury a dieci anni resta ben lontano da quel 5% raggiunto a ottobre: è al 4,435%. Infine il petrolio recupera dalle perdite: il prezzo del Brent e del Wti è vicino alla parità.
Wall Street prosegue la seduta in rosso. Alle 17:20 il Dow Jones cede lo 0,25%, l’S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,85%. Nelle borse Usa sale l’attesa per i verbali dell’ultima riunione della Fed, che verranno diffusi in serata. I mercati sperano in un taglio anticipato dei tassi, anche perché i dati macro di giornata non sono dei migliori. A ottobre le vendite di case esistenti sono calate a un tasso annualizzato di 3,79 milioni di unità (-4,1%), sotto il consenso (3,93 milioni di unità).
Come se non bastasse, sempre a ottobre l’indice di attività nazionale della Fed di Chicago è sceso a -0,49, il valore più basso degli ultimi sette mesi (-0,02 a settembre). La lettura suggerisce che la crescita economica è in via di riduzione su tutti i fronti. Nello specifico, gli indicatori sulla produzione segnano un -0,33 (-0,04 il mese precedente), quelli sull’occupazione un -0,10 (+0,01 a settembre). Infine, i consumi personali e l’edilizia abitativa sono passati a un -0,02 da un valore neutro, mentre le vendite, gli ordini e le scorte si sono ridotti a -0,04 da 0.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,3%, l’S&P 500 lo 0,25% e il Nasdaq lo 0,4%. Le borse Usa attendono con nervosismo la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Fed: l’obiettivo è scoprire se la banca centrale americana allenterà prima del previsto (già a maggio) la stretta monetaria.
È questa la convinzione che domina sui mercati. Una speranza che da giorni pesa sulla valuta a stelle e strisce. Il 21 novembre la musica non muta e il cambio euro-dollaro arriva a quota 1,095 (+0,1%). Anche il rendimento del Treasury continua a diminuire, per via delle minori pressioni sul debito Usa, in un contesto di tassi d’interesse visti in calo: il decennale rende il 4,4%. Infine, dopo la spinta dei possibili nuovi tagli dell’Opec+, il petrolio inverte la rotta: il prezzo del Brent scende dello 0,9% e quello del Wti dell’1%. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 21 novembre.
Alle 15:30 il titolo Nvidia è piatto in attesa dei conti, diffusi a borsa chiusa. Il 20 novembre la società che produce i chip per addestrare i modelli di AI ha aggiornato i suoi massimi storici, portando la capitalizzazione a 1,25 trilioni. Le aspettative sono alle stelle: gli analisti prevedono 16,2 miliardi di ricavi, profitti netti per 7,34 miliardi e un utile per azione intorno ai 3,37 dollari.
Alle 15:30 le azioni Microsoft cedono lo 0,3%. Il ceo Satya Nardella ha diradato i timori sulla collaborazione con OpenAI. Ma dopo il licenziamento dell’ex ad Sam Altman, accolto proprio dalla big tech, Nardella punterà a modificare la struttura di governance della startup. Perplessità esistono anche tra gli altri investitori: alcuni vorrebbero far causa al cda per aver cacciato Altman e aver innescato un potenziale esodo di massa di dipendenti. Intanto, è fallita la contromossa del cda di OpenAI, che avrebbe contattato Dario Amodei, ceo di Anthropic, per chiedergli di sostituire Altman e di fondere le due startup, ricevendo un rifiuto.
Alle 15:30 il titolo Zoom perde il 4,3%. Nel terzo trimestre la società ha riportato utili e ricavi migliori del previsto e ha alzato le previsioni per l’anno fiscale. Nello specifico Zoom si aspetta ricavi di circa 4,5 miliardi e utili rettificati compresi tra 4,93 e 4,95 dollari per azione, superiori ai 4,63-4,67 dollari per azione indicati in precedenza. Eppure non tutti gli analisti sono convinti che l’azienda ritornerà ai trend di crescita della pandemia: Barclays ad esempio ha abbassato il target price da 80 a 70 dollari per azione.
Alle 15:30 le azioni Chn Industrial cedono il 2,4%. Berenberg ha confermato il rating buy sul produttore di mezzi agricoli, ma ha abbassato il target price a 25 dollari (da 31 dollari). La revisione al ribasso è dovuta alla previsione di un costo medio ponderato del capitale del 9% (in aumento dal 7,3%). Cnh però è ben posizionata per sfruttare l’AI, l’agricoltura di precisione e la sostenibilità. Di conseguenza, nei prossimi anni per Berenberg il flusso di cassa della società migliorerà.
Alle 15:30 il titolo Baidu sale del 3%. I ricavi del colosso tecnologico cinese hanno battuto di poco le attese. Nel terzo trimestre Baidu ha registrato un fatturato di 34,45 miliardi di yuan (+6%), oltre le previsioni (34,33 miliardi di yuan), mentre l’utile netto di 6,68 miliardi di yuan ha superato i 5,21 miliardi del trimestre precedente. (riproduzione riservata)