Wall Street chiude in calo, con il Dow Jones che segna una flessione dello 0,2%, lo S&P500 dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,58%.
Nel frattempo prosegue la corsa del Bitcoin, che è arrivato a superare i 44 mila dollari, toccando i massimi da aprile 2022. Il rally è iniziato a metà ottobre, in scia all'ottimismo dell'approvazione da parte della Sec (Securities and Exchange Commission) di un primo Etf sul Bitcoin.
Il ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, si è scagliato però contro il Bitcoin e le altre criptovalute, suggerendo in un discorso a Capitol Hill che dovrebbero essere bandite.
Sul fronte invece delle materie prime, il petrolio scende sotto quota 70 dollari al barile, sui minimi da giugno.
Wall Street continua la seduta contrastata. Alle 20:30 il Dow Jones è piatto mentre l’S&P 500 cede lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,2%. Le borse Usa vivono una giornata di scambi fiacca e restano concentrate sui dati sul mercato del lavoro (sussidi di disoccupazione e tasso di disoccupazione), che tra giovedì 7 e venerdì 8 dicembre schiariranno le idee sulle prossime mosse della Fed (leggi sotto). La banca centrale americana si riunirà mercoledì 13 dicembre, e in assenza di novità, con l’inflazione in frenata, dovrebbe optare per una nuova pausa, per poi tagliare i tassi nella primavera del 2024.
Seduta debole, quindi, con American Express (-1,25%) peggior titolo di Wall Street. A seguire, anche Intel (-1%), J&J (-0,95%), Ibm (-0,65%), Jp Morgan (-0,6%) e Microsoft (-0,6%) scambiano sotto la parità. Il migliore invece è Walgreens (+4,2%), che si mette dietro 3M (+1,6%), Boeing (+1,3%), Walt Disney (+1%), Nike (+1%) e Goldman Sachs (+0,6%).
Wall Street prosegue la seduta in leggero rialzo. Alle 17:00 il Dow Jones sale dello 0,15%, l’S&P 500 dello 0,2% e il Nasdaq dello 0,35%. Le borse Usa restano fiacche in attesa dei dati decisivi sul mercato del lavoro di giovedì 7 e venerdì 8 dicembre. I dati sull’occupazione di oggi, 6 dicembre, si sono rivelati inferiori alle attese (leggi sotto) e hanno confortato gli investitori, che sperano in un taglio anticipato dei tassi.
Tra i titoli di Wall Street meritano una menzione a parte due big tech. Apple (-0,1%) ha di nuovo sfondato la soglia dei 3 trilioni di capitalizzazione. Google, invece, ha lanciato Gemini, il suo ultimo modello di AI che dovrebbe sfidare ChatGpt, ma l’iniziativa non ha smosso il titolo, rimasto piatto. La scena però è dominata dal petrolio, in deciso rosso (Brent -3,2% e Wti -3,7%). Il calo è dovuto all’aumento record delle esportazioni Usa, che rischia di vanificare l’effetto dei tagli alla produzione imposti da alcuni Stati membri dell’Opec+.
Wall Street apre la seduta in rialzo. Alle 15:30 il Dow Jones sale dello 0,25%, l’S&P 500 e il Nasdaq dello 0,35%. Le borse Usa sono spinte dai dati sull’occupazione, inferiori alle attese. Nello specifico, a novembre le imprese private statunitensi hanno assunto 103 mila dipendenti, sotto i 130 mila previsti. Meno posti di lavoro implicano meno consumi, la voce che negli anni passati è stata responsabile dell’aumento dell’inflazione americana. Così gli investitori esultano perché con il mercato del lavoro in frenata anche i prezzi dovrebbero continuare a rallentare. E di conseguenza la Fed potrebbe abbassare i tassi d’interesse (5,25-5,5%) prima del previsto (i mercati scontano cinque tagli da 125 punti base nel 2024).
Altro dato macro di giornata, a ottobre il disavanzo commerciale degli Usa è aumentato a 64,3 miliardi, il valore più alto degli ultimi tre mesi e superiore ai 64,2 miliardi indicati dal consenso. In particolare, le esportazioni sono scese dell’1% a 258,8 miliardi, mentre le importazioni sono salite solo dello 0,2%, raggiungendo i 323 miliardi. In questo contesto, di economia in frenata e di bassa inflazione, il cambio euro-dollaro resta piatto a quota 1,0794. La pressione sul Treasury continua a scendere (il decennale rende il 4,15%) perché tassi più bassi rendono il debito pubblico Usa più sostenibile. Infine il petrolio (Brent -1,4% e Wti -1,6%) sconta ancora i disaccordi dell’Opec sui tagli alla produzione. Ecco cinque titoli da monitorare mercoledì 6 dicembre.
Alle 15:30 il titolo Tesla guadagna il 3%. Elon Musk, il patron della casa automobilistica con la maggiore capitalizzazione al mondo, è in cerca di 1 miliardo per finanziare la sua startup sull’Intelligenza Artificiale: xAI. Da un documento depositato alla Sec, la Consob americana, risulta che la società avrebbe già raccolto quasi 135 milioni. In questo modo Musk cerca di sfidare OpenAI, la rivale guidata da Sam Altman, tornato ceo grazie a Microsoft dopo esser stato licenziato per quattro giorni.
Alle 15:30 le azioni Coinbase salgono dello 0,5%. La piattaforma di exchange continua a sfruttare la corsa del bitcoin, salito a 44 mila dollari per la prima volta dall’aprile 2022. L’asset digitale è balzato di oltre il 150% su base annua grazie a due fattori: il possibile taglio anticipato dei tassi d’interesse e l’ottimismo sull’approvazione di un Etf spot sul bitcoin.
Alle 15:30 il titolo Charter Communications sale dello 0,6%. Ma la società attiva nel settore della tv via cavo potrebbe perdere altri abbonati, a causa della concorrenza dello streaming. Già a ottobre e novembre Charter, proprietaria di Spectrum, ha sofferto nella banda larga in conseguenza delle difficoltà dell’economia mondiale e dello scontro, poi rientrato, con Walt Disney. Anche la società rivale Comcast è in difficoltà nella banda larga: nel terzo trimestre ha perso 18 mila abbonati.
Alle 15:30 le azioni McDonald’s cedono lo 0,8%. Il fast food più conosciuto al mondo punta ad aprire quasi 9 mila ristoranti e ad aggiungere 100 milioni di membri al suo programma fedeltà entro il 2027. Con queste due mosse McDonald’s cercherà di aumentare le vendite globali: dopo il 2024 la catena di hamburger ambisce a una crescita del 2,5% a valuta costante.
Alle 15:30 il titolo Microsoft è piatto. L’Antitrust Usa cercherà di bloccare l’accordo da 69 miliardi con cui Microsoft ha acquisito Activision Blizzard, società che produce videogiochi come Call of Duty. L’autorità statunitense spera di ribaltare in corte d’appello la decisione del giudice di primo grado, che ha dato il via libera all’accordo. Microsoft ha concluso l’accordo dopo aver ottenuto l’approvazione delle autorità di regolamentazione britanniche ed europee. (riproduzione riservata)