Wall Street chiude quasi invariata, con il Dow Jones in rialzo dello 0,3%, lo S&P500 dello 0,1%, il Nasdaq dello 0,2%. Da segnalare il forte rialzo del franco svizzero, salito nettamente contro il dollaro e in misura minore contro l'euro, raggiungendo il livello più alto dal settembre 2011 nei confronti del biglietto verde. La valuta svizzera è in rialzo dell'1,3%, a 0,8427 franchi svizzeri per dollaro. La moneta si è rafforzata anche nei confronti della valuta europea, a 0,9362 franchi svizzeri per euro. Il franco svizzero torna a essere valuta rifugio in questi tempi di tensioni geopolitiche.
Wall Street prende un po’ di tono e prosegue la seduta in leggero rialzo. Alle 19:30 il Dow Jones sale dello 0,25%, l’S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq dello 0,2%. Apple ottiene una vittoria provvisoria contro il divieto di importazione dei suoi smartwatch Serie 9 e Ultra 2 negli Stati Uniti, un verdetto positivo che però non smuove il titolo, piatto. Una corte d’appello ha sospeso la misura imposta dalla Commissione per il Commercio Internazionale e poi confermata dalla Casa Bianca e ora l’azienda di Cupertino potrà tornare a vendere i suoi orologi negli Usa.
La big tech era accusata di aver inserito nei suoi orologi la tecnologia brevettata da Masimo, azienda di tecnologia medica, per monitorare l’ossigeno nel sangue. L’autorità doganale prenderà una decisione definitiva verso il 12 gennaio e Apple spera in un provvedimento positivo per mettere al sicuro un business da 18 miliardi. Se queste sono le novità sul fronte corporate, i mercati mostrano solo un rafforzamento dei trend già in atto.
Il cambio euro-dollaro sale a quota 1,1105 (+0,57%) e conferma le difficoltà della valuta americana in un contesto di tassi visti in calo. Il terreno è invece fertile per i titoli di Stato, come dimostra la discesa del rendimento del Treasury decennale al 3,8%. Gli scossoni maggiori arrivano sul versante materie prime, con il petrolio in difficoltà a causa delle nuove tensioni sul Mar Rosso, rotta di traffici internazionali. Così il Brent perde l’1,5% e scende sotto gli 80 dollari al barile mentre il Wti cede l’1,65%.
Wall Street prosegue la seduta fiacca. Alle 17:30 il Dow Jones è l’unico indice sopra la parità (+0,15%), mentre l’S&P 500 cede lo 0,05% e il Nasdaq lo 0,1%. I dati macro di giornata non riescono a far accelerare le borse Usa, anzi le fiaccano: a dicembre l’indice manifatturiero della Fed di Richmond peggiora e scende a -11 punti dai -5 di novembre.
Gli unici titoli a mostrare un minimo di tonicità sono Goldman Sachs (+0,75%) e Walmart (+0,7%), mentre 3M (+0,4%), American Express (+0,3%), McDonald’s (+0,3%) e Jp Morgan (+0,2%) scambiano solo poco sopra la parità. Il peggiore è Nike (-0,8%), reduce dal tondo del 22 dicembre provocato dal taglio delle stime annue. Difficoltà anche per Apple (-0,7%) dopo lo stop negli Usa dei suoi smartwatch. Infine, soffrono Walt Disney (-0,6%) e Microsoft (-0,2%), citata in giudizio dal New York Times per l’utilizzo illecito dei suoi articoli, usati da OpenAI per addestrare ChatGpt.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15:30 il Dow Jones è piatto, l’S&P 500 sale dello 0,06% e il Nasdaq dello 0,2%. Le borse Usa attendono i dati di giovedì 28 dicembre sul mercato del lavoro e sulla bilancia commerciale: sono questi gli ultimi valori del 2023 e forniranno ulteriori indicazioni sulla tenuta dell’economia statunitense.
Dall’andamento dell’occupazione dipenderanno anche le prossime mosse della Fed, che ha tenuto i fed fund fermi al 5,25-5,5% ma ha annunciato tre tagli nel 2024. I mercati, in realtà, se ne aspettano il doppio per 150 punti base in totale.
Il dollaro non può che soffrire in un contesto di tassi d’interesse visti in calo. La valuta americana è ai minimi da cinque mesi come evidenzia il cambio euro-dollaro, salito a quota 1,1073 (+0,28%). La Fed vista in versione colomba per prevenire una possibile recessione nel 2024 allevia inoltre la pressione sui titoli di Stato Usa. In particolare, il rendimento del Treasury decennale scende al 3,84%. Poco mosso infine il petrolio: il prezzo del Brent diminuisce dello 0,2% e quello del Wti dello 0,3%. Ecco cinque titoli da monitorare mercoledì 27 dicembre.
Alle 15:30 il titolo Tesla sale dell’1,6%. La casa automobilistica di Elon Musk dovrebbe registrare un altro trimestre record sul fronte delle consegne, ma potrebbe non raggiungere l’obiettivo di 2 milioni di unità annue. Pur di riuscirci Tesla ha più volte ridotto i prezzi delle sue auto anche a costo di sacrificare i margini: Musk ha adottato questa politica soprattutto in Cina, dove ha perso quote di mercato a favore di rivali locali come Byd.
Alle 15:30 le azioni Apple cedono lo 0,2%. L’azienda di Cupertino farà appello contro il divieto di importazione degli Apple Watch Serie 9 e Ultra 2 imposto dalla Commissione per il commercio internazionale degli Usa e confermato dalla Casa Bianca. La big tech è accusata di aver inserito nei suoi orologi la tecnologia brevettata da Masimo, azienda di tecnologia medica, per monitorare l’ossigeno nel sangue. Apple ha chiesto di sospendere il divieto fino a quando le autorità doganali non decideranno se le nuove versioni degli Apple Watch rispettano o meno la legge.
Alle 15:30 il titolo Microsoft perde lo 0,2%. Il New York Times ha fatto causa a Microsoft e OpenAI accusandoli di violazione del copyright e di abuso della proprietà intellettuale. Secondo il giornale americano la startup fondata da Sam Altman, in cui la big tech ha investito più di 10 miliardi, si è servita illegalmente dei suoi contenuti per addestrare ChatGpt.
Alle 15:30 le azioni Warner Bros Discovery cedono lo 0,8% nonostante la casa cinematografica americana, che sarebbe in trattativa con Paramount per una possibile fusione, abbia sbancato il botteghino di Natale con Il colore viola. Il film ha incassato 18,15 milioni, mettendo a segno il miglior debutto natalizio da Sherlock Holmes nel 2009. Con il film prodotto da Oprah Winfrey e Steven Spielberg, con Aquaman e il regno perduto e con Wonka la Warner Bros ha conquistato i primi tre posti al botteghino.
Alle 15:30 il titolo Amazon sale dello 0,75%. Dopo Disney+ e Netflix, la pubblicità sbarca anche sulla piattaforma del gigante dell’e-commerce. Dal 29 gennaio gli annunci compariranno su Prime Video a meno che i clienti americani non paghino un supplemento di 2,99 dollari al mese. La cifra che verrà richiesta agli utenti degli altri Paesi sarà annunciata solo in un secondo momento. (riproduzione riservata)