L’S&P500 si allontana dal record storico del gennaio 2022 di 4.796 punti e chiude in calo dello 0,3% a 4.769. Da inizio l’indice ha comunque messo a segno un rialzo del 24,7%. Il Dow Jones cede lo 0,1% (+13,7% da inizio anno), il Nasdaq lo 0,6% (+44,5% nel 2023).
Il prezzo del barile di greggio Brent con consegna marzo ha chiuso al mercato dei futures di Londra in calo del 10,3% rispetto alla quotazione della fine dell'anno precedente. Il greggio del Mare del Nord, punto di riferimento in Europa, ha terminato la giornata all'International Exchange Futures a 77,04 dollari rispetto agli 85,91 dollari dell'ultima sessione del 2022, pari a un calo di 8,87 dollari rispetto a un anno fa.
Il Brent ha avuto un andamento altalenante, passando dai 100 dollari di fine settembre ai minimi di 70 dollari delle ultime settimane. Tuttavia, la robusta produzione statunitense e la debolezza della domanda globale hanno mantenuto i prezzi intorno alla soglia degli 80 dollari per tutto l'anno, che secondo gli analisti rimarrà tale anche nel 2024.
I tagli alla produzione annunciati dall'Opec e dai suoi alleati hanno influenzato le variazioni registrate, in un contesto macroeconomico caratterizzato da un'inflazione elevata, che ha portato le banche centrali ad aumentare i tassi per raffreddare l'economia. Inoltre, la forza del dollaro statunitense e il rialzo delle obbligazioni americane negli ultimi mesi hanno influito sull'andamento dei prezzi del greggio.
Le quotazioni hanno aperto il 2023 all'insegna della volatilità, segnata dal tetto di 60 dollari imposto dal G7 al petrolio russo. Ad aprile, la decisione dell'OPEC+ di tagliare l’estrazione di 1,16 milioni di barili al giorno, guidata dall'Arabia Saudita, ha fatto salire il costo del greggio. Anche questo annuncio non è riuscito a far uscire il Brent dalla tendenza al ribasso, così a luglio Riyadh ha intrapreso unilateralmente tagli di un milione di barili al giorno, a cui si è aggiunta un mese dopo la Russia, con una riduzione di 300.000 barili. Estendendo questo taglio fino alla fine dell'anno, le potenze petrolifere sono finalmente riuscite a far risalire i prezzi, che nel caso del Brent sono aumentati del 27% tra luglio e settembre, quando hanno raggiunto quasi 97 dollari.
Tuttavia, le preoccupazioni sullo stato dell'economia globale hanno finito per prevalere sui tagli e sugli effetti della guerra in Medio Oriente, riportando il Brent a livelli vicini agli 80 dollari. Sebbene l'Opec+ abbia deciso, in una controversa riunione di fine novembre, un nuovo taglio per il 2024, il mercato ha dubitato che alcuni Paesi avrebbero rispettato questo impegno e il progressivo effetto delle misure monetarie sullo stato dell'economia ha depresso il greggio ai minimi dell'anno. Nelle ultime sedute del 2023, il Brent sembra aver registrato un certo rimbalzo, soprattutto a causa dei problemi nel commercio globale generati dagli attacchi delle milizie yemenite Houthi alle navi mercantili nel Mar Rosso.
Wall Street prosegue l’ultima seduta del 2023 in rosso. Alle 19:20 il Dow Jones cede lo 0,2%, l’S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,6%. Sembra che l’S&P 500 dovrà aspettare il 2024 per provare ad aggiornare il suo massimo storico in una giornata di borsa che vede Walgreens (-2,7%) indossare la veste di peggior titolo. Soffre anche Apple (-0,7%), sempre alle prese con il divieto di importazione degli Apple Watch, temporaneamente sospeso. Seguono Caterpillar (-0,7%), 3M (-0,45%), Goldman Sachs (-0,3%) e Nike (-0,3%).
I titoli sopra la parità non sono molti. Il migliore è The Travelers (+0,5%), tallonato da Boeing (-0,4%) e Verizon (-0,4%). La seduta non sorride nemmeno alla valuta americana, appesantita dalle previsioni sui tagli dei tassi nel 2024: il cambio euro-dollaro è fermo a quota 1,105. Nemmeno i rendimenti dei Treasury si muovono (sono comunque ben lontani dai massimi di ottobre): il decennale è al 3,885%. L’anno si appresta a finire senza scossoni anche per il petrolio: il prezzo del Brent e del Wti sale dello 0,3%.
Wall Street si dirige verso la fine dell’ultima seduta del 2023 in rosso. Alle 17:30 il Dow Jones cede lo 0,25%, l’S&P 500 lo 0,5% e il Nasdaq lo 0,9%. Per l’S&P 500 diventa sempre più complicato superare il suo massimo storico entro il 2023: all’indice più conosciuto al mondo serviva un +0,5% all’apertura. Di certo la lettura del pmi di Chicago dell’Institute for Supply Management non ha aiutato: a dicembre l’indice è sceso a 46,9 punti dai 55,8 di novembre. Il dato è inferiore ai 50 punti indicati dal consenso raccolto da Bloomberg e mostra una contrazione in linea con altri dati regionali già pubblicati.
I nuovi dati manifatturieri nazionali arriveranno nelle prime sedute del 2024, mentre alla fine della prima settimana dell’anno sarà il turno dei valori sull’occupazione. Nel mezzo, mercoledì 3 gennaio, verranno diffusi i verbali dell’ultima riunione della Fed. Si tratta di un appuntamento importante perché gli investitori vogliono vederci più chiaro sulle prossime mosse di politica monetaria della banca centrale americana, che ha già annunciato tre tagli dei tassi nel 2024 (i fed fund sono al 5,25-5,5%). I mercati se ne aspettano sei per 150 punti base totali.
Wall Street apre debole l’ultima seduta del 2023. Alle 15:30 il Dow Jones sale dello 0,1%, l’S&P 500 dello 0,06% mentre il Nasdaq è piatto. Se l’indice industriale e quello tecnologico hanno aggiornato i propri massimi storici nel corso del 2023, all’S&P 500 manca ancora uno 0,5%. Che ci riesca o meno, per le borse Usa l’anno ha regalato grandi soddisfazioni dopo un 2022 di certo non positivo. Il merito è del rallentamento dell’inflazione, che ha scongiurato gli effetti negativi del brusco rialzo dei tassi d’interesse (i fed fund sono al 5,25-5,5%). Adesso i mercati hanno una visione più positiva e scontano sei tagli da parte della Fed per un totale di 150 punti base.
Il dollaro non può che soffrire. Il biglietto verde è ai minimi da cinque mesi sull’euro (il cambio tra la valuta Ue e Usa è a quota 1,1) e paga la nuova politica monetaria più accomodante della banca centrale Usa. Le nuove prospettive sui tassi hanno regalato invece un finire di anno in grande spolvero al Treasury: i prezzi sono tornati a salire e i rendimenti a scendere (quello del decennale è al 3,88%). Chi ha pagato dazio nel 2023 è il petrolio (Brent e Wti +0,5%). La nuova guerra scoppiata in Medio Oriente prima ha galvanizzato le quotazioni per i timori di una penuria dell’offerta e poi le ha affondate a causa degli attacchi dei ribelli yemeniti houthi alle petroliere legate a Israele sul Mar Rosso. Ecco cinque titoli da monitorare venerdì 29 dicembre.
Alle 15:30 il titolo Alphabet cede lo 0,35%. La holding di Google ha raggiunto un accordo per archiviare una causa da 5 miliardi: l’accusa mossa alla big tech era di aver tracciato in segreto milioni di utenti anche quando pensavano di navigare in privato. La mossa avrebbe permesso a Google di conoscere amici, hobby, cibi preferiti e abitudini di acquisto.
Alle 15:30 le azioni Walmart sono piatte. Quasi 5 milioni di frullatori portatili BlendJet sono stati ritirati perché potrebbero prendere fuoco o ferire chi li usa. È quanto sta accadendo negli Stati Uniti dopo oltre 300 segnalazioni di rottura delle lame e altre decine per surriscaldamento anomalo, ustioni e incendi. I prodotti difettosi erano in dotazione a rivenditori come Walmart, Costco e Target.
Alle 15:30 il titolo Nvidia. A gennaio il gigante dei semiconduttori lancerà in Cina la versione più lenta del suo chip da gioco, creato per conformarsi ai restrizioni sulle esportazioni imposte da Washington a Pechino. Il nuovo Nvidia RTX 4090D ha l’11% in meno di Compute Unified Device Architecture delle versioni vendute fuori dalla Cina ed è stato sviluppato in accordo con il governo americano.
Alle 15:30 le azioni Boeing guadagnano lo 0,2% nonostante il nuovo guaio del suo modello più iconico. Il costruttore di aerei ha esortato tutte le compagnie a ispezionare il 737 Max per cercare un possibile bullone allentato nel sistema di controllo del timone. È solo l’ultima delle disavventure che hanno colpito l’aereo più venduto di Boeing, afflitto negli anni da diversi problemi di sicurezza.
Alle 15:30 il titolo Affirm è piatto. La società di buy now pay later si è presa una rivincita in borsa dopo un 2022 chiuso con un calo del 90%. Nel 2023, invece, le azioni sono balzate del 430% grazie alle partnership siglate con Amazon, Walmart e altri rivenditori, che hanno galvanizzato gli investitori. (riproduzione riservata)