Wall Street poco mossa nonostante l’inflazione ai minimi da febbraio 2021. Il Dow Jones chiude in rialzo dello 0,1%, l’S&P500 in calo dello 0,1%, il Nasdaq in discesa dello 0,4%. I mercati aspettano ora il prossimo meeting della Fed, in programma martedì 30 e mercoledì 31 gennaio, per capire se la banca centrale americana darà indicazioni sui primi tagli dei tassi di interesse.
A oltre metà seduta le borse americane sono contrastate. Alle 19:30 il Dow Jones guadagna lo 0,1%, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq perdono rispettivamente lo 0,1% e lo 0,3%. Il dato sull’inflazione (pce), al minimo dal febbraio 2021, non basta per spingere al rialzo i listini Usa.
«Abbiamo appreso oggi che l'inflazione è al 2% negli ultimi sei mesi del 2023. È un traguardo importante che significa più spazio per le famiglie lavoratrici», ha dichiarato il presidente Joe Biden dopo la pubblicazione dei dati. «La nostra economia è cresciuta di oltre il 3% nel 2023, mentre l'inflazione è rimasta al 2% nella seconda metà dell'anno, e la disoccupazione è rimasta sotto il 4% per un secondo anno».
Alle 18:00 il Dow Jones sale dello 0,3%, l’S&P 500 dello 0,2% e il Nasdaq dello 0,1%. Il miglior titolo sulle borse Usa è American Express (+7,6%), seguito da Nike (+2,4%) e Boeing (+1,5%). Dopo i conti soffre Intel (-10,7%), ma scambiano sotto la parità anche Visa (-1,4%) e Goldman Sachs (-1,2%).
Il cambio euro-dollaro invece non mostra grandi scossoni è si assesta a quota 1,0863 (+0,15%), mentre il rendimento del Treasury decennale resta stabile al 4,1%. Infine, fronte materie prime il prezzo del petrolio Brent scende dell’1,2% e quello del Wti dell’1,5%.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15:30 il Dow Jones e l’S&P 500 sono piatti mentre il Nasdaq cede lo 0,1%. Dopo una serie di record nemmeno i dati positivi sull’inflazione riescono a dare una scossa alle borse Usa. A dicembre il deflatore pce è cresciuto del 2,6% annuo, in linea con le attese, mentre su base mensile è salito dello 0,2% dal -0,1% di novembre. La componente core, l’indicatore più osservato dalla Fed, è aumentata del 2,9%, meno del 3% previsto e sotto il 3,2% del mese precedente: si tratta del livello più basso dal febbraio 2021. L’aumento su base mensile (+0,2%) invece è in linea con le aspettative, sopra il +0,1% precedente.
I mercati forse temono una nuova ventata inflazionistica dopo che a dicembre i redditi personali sono cresciuti di 60 miliardi di dollari (+0,3%), pareggiando le attese, mentre le spese per i consumi sono aumentate dello 0,7% contro il previsto 0,5%. Questi dati seguono quelli positivi sul pil Usa del quarto trimestre, salito del 3,3% (consenso +2%). Gli investitori continuano a interrogarsi su quando la Fed inizierà a tagliare i tassi e sperano che la banca centrale americana faccia uno sforzo in più rispetto ai tre tagli da 75 punti base pronosticati dai suoi membri. Ecco cinque titoli da monitorare venerdì 26 gennaio.
Alle 15:30 il titolo Apple cede lo 0,1%. Per adeguarsi al nuovo regolamento europeo sui mercati digitali (Digital Market Act) l’azienda di Cupertino consentirà di installare sull’iPhone degli app store diversi da quello ufficiale. La storica novità riguarda solo l’Ue e verrà introdotta con il rilascio di un nuovo aggiornamento del sistema operativo, iOS 17.4. Apple dovrà procedere entro il 6 marzo e rischia una limatura al ribasso delle commissione ricavate dai download.
Alle 15:30 le azioni Intel perdono l’11,6%. Nel primo trimestre 2024 il gigante dei chip Usa prevede un utile per azione rettificato di 13 centesimi su ricavi compresi tra 12,2 e 13,2 miliardi. Entrambe le stime sono ben lontane dal consenso: gli analisti avevano indicato un utile per azione adjusted di 34 centesimi e un fatturato di 14,3 miliardi. La guidance di Intel ha messo in ombra i risultati trimestrali migliori delle attese: i profitti netti hanno raggiunto i 2,7 miliardi dalla perdita di circa 700 milioni dell’anno precedente.
Alle 15:30 il titolo Visa cede il 2%. Nel primo trimestre fiscale il gigante delle carte di credito ha registrato un utile di 4,89 miliardi e un fatturato netto di 8,63 miliardi (+9%). I ricavi sono stati trainati da una crescita «relativamente stabile» del volume dei pagamenti e delle transazioni elaborate. Visa però ha alzato la guidance sulle spese operative e ha rivelato che a gennaio i volumi dei pagamenti sono rallentati.
Alle 15:30 le azioni Tesla salgono dell’1,4%. Arriva un nuovo guaio per la casa di Elon Musk, che proprio ieri (25 gennaio) ha perso il 12% a Wall Street a causa dell’erosione dei margini del 2023. Tesla ha dovuto richiamare quasi 200 mila veicoli negli Stati Uniti per un bug della telecamera retrovisiva. Un nuovo allarme dopo quello di dicembre, che ha portato al richiamo di 2 milioni di veicoli per problemi con il pilota automatico.
Alle 15:30 il titolo Microsoft cede lo 0,3%. L’ondata di licenziamenti delle big tech coinvolge anche il produttore di Windows. Microsoft licenzierà 1.900 lavoratori della divisione gaming, un taglio che arriva dopo l’acquisizione da circa 70 miliardi di Activision Blizzard. Ma i licenziamenti in America non riguardano solo le big tech: anche il gigante dell’intrattenimento Paramount (+0,8%) ridurrà la forza lavoro per essere «più snella» e «spendere meno». (riproduzione riservata)