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The Street 30 novembre – le news da Wall Street

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La diretta da Wall Street | Borse Usa, il Dow Jones (+1,5%) vola ai massimi dell’anno. L’Opec+ taglia la produzione ma il prezzo del petrolio scende

30 novembre 2023, 14:46 Ultimo aggiornamento: 22:16

Volata finale del Dow Jones, che chiude in rialzo dell’1,5%, ai massimi dell’anno, mettendo a segno un guadagno dell’8,8% nel mese di novembre. Lo S&P500 sale invece solo dello 0,4%, negativo il Nasdaq (-0,2%). Chiusura in calo per il prezzo del petrolio a New York nel giorno dell'atteso meeting dell'Opec+, che ha deciso di tagliare l'offerta di greggio di 1 ulteriore milione di barili al giorno, da attuare in aggiunta alla riduzione volontaria dell'output di 1 milione di barili da parte dell'Arabia Saudita. La Russia, per parte sua, contribuirà con un taglio di mezzo milione. E anche altri Paesi avvieranno dei tagli pro-quota. Al Nymex i future sul Wti passano di mano a fine contrattazioni a 75,97 dollari al barile, in calo del 2,5%. Scivolano anche i future sul Brent, a 80,67 dollari al barile (-2,6%).

Ore 20:00. Borse Usa ancora contrastate

Wall Street prosegue la seduta contrastata. Alle 20:00 il Dow Jones sale dello 0,8%, mentre l’S&P 500 cede lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,8%. Le borse Usa si trovano in mezzo a due fuochi: da un lato l’inflazione pce che rallenta ancora, dall’altro i sussidi di disoccupazione aumentati meno delle attese. I due dati sono in contrasto tra di loro (leggi sotto) e rendono incerto un taglio anticipato dei tassi, quindi Wall Street oscilla. 

L’opinione della Fed sul tema arriva attraverso le parole del banchiere centrale John Williams: «Nonostante un calo significativo rispetto al record di 40 anni, l’inflazione è ancora troppo alta. Pertanto sarà opportuno mantenere un atteggiamento restrittivo per un bel po’ di tempo». Il dollaro però preferisce guardare al mercato del lavoro e non ai prezzi in calo: così il cambio euro-dollaro scende a quota 1,0907 (-0,56%). I Treasury si concentrano invece sull’inflazione in frenata e il rendimento del decennale resta basso al 4,32%. 

Scontro dentro l’Opec+

Il vero re di giornata è il petrolio. L’Opec+ non è riuscito a trovare un accordo comune sui tagli alla produzione, necessari per sostenere i prezzi. Così i singoli Stati si sono mossi da soli: Arabia Saudita, Russia, Kuwait e Algeria hanno annunciato 1 milione di barili in meno al giorno. Il greggio però ha reagito in maniera inversa alle attese (una minore offerta di petrolio dovrebbe spingere le quotazioni in rialzo), più concentrato sul mancato accordo che sui tagli individuali: il prezzo del Wti e del Brent è sceso del 2,5%.

Ore 15:30. Borse Usa contrastate. Inflazione meglio delle attese, ma delude l’occupazione

Wall Street apre la seduta contrastata. Alle 15:30 il Dow Jones sale dello 0,6%, l’S&P 500 pede lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,3%. Da un lato le borse Usa apprezzano il dato sull’inflazione pce, la misura più osservata dalla Fed perché si concentra sui consumi personali. A ottobre l’indice è rimasto invariato rispetto a settembre ed è cresciuto del 3% sul 2022, in linea con le attese, ma inferiore al +3,4% di settembre. La componente core, depurata da energia e alimenti, è aumentata dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 3,5% sul 2022, sempre in linea con il consenso (+3,7% a settembre). Adesso per gli investitori un taglio anticipato dei tassi diventa ancora più probabile.

Dall’altro lato delude il mercato del lavoro. I sussidi settimanali di disoccupazione sono saliti di 7 mila unità a 218 mila unità, dato inferiore al consenso (220 mila unità). Il valore mostra la forza dell’occupazione, che se è un bene per l’economia non lo è per i mercati. Maggiori salari, infatti, spingono i consumi, e quindi i prezzi, allontanando così la fine della stretta monetaria. La ricchezza degli americani è indicata dal dato sui redditi personali, aumentati di 57,1 miliardi (+0,2%) a ottobre, in linea con le attese. Anche le spese per consumi sono salite dello 0,2%, sempre al pari con il consenso. Ecco cinque titoli da monitorare giovedì 30 novembre.

1. Tesla avvia le consegne del Cybertruck

Alle 15:30 il titolo Tesla cede l’1,6%. Il 30 novembre iniziano le prime consegne del suv elettrico Cybertruck della casa di Elon Musk: l’obiettivo è raggiungere una produzione di 250 mila unità entro il 2025. Più che per le auto, però, Musk è passato alla ribalta in questi giorni per aver insultato gli inserzionisti che hanno abbandonato X per le sue posizioni su Israele, giudicate antisemite

2. Nvidia sull’onda dell’AI

Alle 15:30 le azioni Nvidia perdono lo 0,9%. Il colosso dei chip continua a cavalcare l’onda dell’AI, che ha triplicato i sui ricavi nel terzo trimestre. Il ceo  Jensen Huang prevede che il trend di crescita sarà ancora più forte in futuro e andrà di pari passo agli sviluppi dell’AI. Gli effetti di questa spinta si vedono anche in borsa: le azioni di Nvidia sono salite di oltre il 200% nel 2023.

3. Ford risponde a General Motors

Alle 15:30 il titolo Ford cede l’1,3%. La casa automobilistica ha reagito agli annunci di General Motors (+2% dopo l’aumento del dividendo e il ripristino della guidance) e ha ristabilito le sue stime originarie sul 2023, abbassate dopo lo sciopero dei lavoratori. Ford prevede un ebit tra 10 e 10,5 miliardi e un flusso di cassa libero rettificato tra 5 e 5,5 miliardi. L’accordo concluso per fermare la protesta dei dipendenti dovrebbe invece costare 8,8 miliardi fino all’aprile 2028.

4. Salesforce batte le attese sugli utili

Alle 15:30 le azioni Salesforce balzano dell’8,5%. Nel terzo trimestre la società di software cloud ha riportato profitti fiscali oltre le attese degli analisti. Nello specifico, Salesforce ha registrato un utile rettificato di 2,11 dollari per azione su un fatturato di 8,72 miliardi. Inoltre, la società ha diffuso delle stime al rialzo sul quarto trimestre fiscale.

5. Pure Storage delude sui ricavi

Alle 15:30 il titolo Pure Storage cede il 13,6%. La società attiva nell’archiviazione dei dati paga le stime deboli sui ricavi. Nel trimestre in corso Pure Storage si attende un fatturato di 782 milioni, che salirà a 2,82 miliardi nell’intero anno. Entrambe le previsioni sono inferiori alle attese degli analisti, che avevano indicato 918,7 milioni nel trimestre e 2,96 miliardi nell’anno. (riproduzione riservata)



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