Wall Street chiude in rialzo, perchè valuta positivamente i dati sull’inflazione di novembre in rallentamento, mentre resta in attesa della decisione sui tassi di interesse della Federal Reserve al termine della riunione di due giorni del Fomc. Il Dow Jones sale dello 0,48%, l'S&P 500 dello 0,46% e il Nasdaq dello 0,7%. In particolare l'S&P 500 ha toccato un massimo intraday dal gennaio 2022.
Le borse Usa si mantengono in territorio positivo. Alle 19:30 il Dow Jones sale dello 0,3%, l’S&P 500 dello 0,2% e il Nasdaq dello 0,3%.
La titolare del Tesoro Usa, Janet Yellen, intervenendo al CEO Council Summit del Wall Street Journal, ha detto che l'economia americana è sulla buona strada per contenere l'inflazione senza un profondo rallentamento economico. «Il mercato del lavoro rimane forte e l'inflazione scende», ha ricordato citando i dati sui prezzi al consumo che a novembre sono aumentati del 3,1% su base annuale, in lieve rallentamento rispetto al 3,2% di ottobre. Tuttavia, Yellen non ha voluto commentare l’ipotesi che la Fed possa tagliare i tassi di interesse a breve. Un’indicazione in tal senso da parte della banca centrale americana è attesa al termine del meeting in corso, l’ultimo del 2023, nella giornata di mercoledì 13 dicembre.
Le borse Usa proseguono la seduta poco sopra la parità. Alle 17:30 il Dow Jones guadagna lo 0,3%, l’S&P 500 lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,2%.
I mercati aspettano di avere indicazioni dalla Fed sui primi tagli dei tassi di interesse, al momento al 5-5,25% negli Stati Uniti. I dati sull’inflazione, al 3,1% nel mese di novembre (dal 3,2% di ottobre) su base annuale «hanno confermato il rallentamento nella crescita dei prezzi al consumo ma hanno evidenziato un indice core (esclusi energetici e alimentari) stabile al 4% a/a», osserva Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. «Le pressioni disinflazionistiche mostrate negli ultimi mesi spingono per un cambio di rotta da parte della Federal Reserve in politica monetaria» ma «molti banchieri centrali sono consapevoli che tagliare troppo presto il costo del denaro potrebbe comportare pressioni al rialzo sui prezzi e l'inflazione core, al momento, è ben al di sopra dell'obiettivo del 2%».
Di conseguenza, Diodovich si aspetta che la Fed mantenga invariati i tassi di interesse, mentre «in conferenza stampa il presidente Jerome Powell dovrebbe ribadire che l'atteggiamento della Banca centrale americana dipenderà dall'andamento delle cifre macroeconomiche». Secondo Diodovich, dunque, un cambiamento nella politica monetaria della Fed è plausibile solo nel secondo trimestre 2024.
Alle 15:30 di martedì12 dicembre il Dow Jones apre in rialzo dello 0,1%, l’S&P 500 perde lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,1%. Il rendimento dei Treasury a 10 anni si mantiene al 4,24% mentre l’euro si rafforza sul dollaro con il cambio a quota 1,0774. In netto calo il prezzo del petrolio con il Brent che scambia a 73,8 dollari al barile (-2,8%) e il Wti a 69,2 dollari (-3%).
A novembre l’inflazione negli Stati Uniti ha rallentato al 3,1% su base annuale (invariato m/m il consenso degli economisti intervistati da MT Newswires), un decimale in meno rispetto al 3,2% di ottobre. Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro statunitense, aggiungendo che l'indice dei prezzi al consumo core, attentamente monitorato dalla Fed, è salito dello 0,3% a livello congiunturale e del 4% su base tendenziale (+0,2% m/m il consenso). I prezzi energetici, sempre a novembre, sono scesi del 2,3% mentre quelli alimentari sono saliti dello 0,2%. Questi dati saranno attentamente valutati nell’ultimo meeting del 2023 della Federal Reserve tra martedì 12 e mercoledì 13 dicembre.
I mercati si aspettano che, al termine della riunione, la Fed dia indicazioni sui primi tagli dei tassi di interesse. Dai dati appena resi noti emerge che «la pressione inflazionistica di fondo sta diminuendo, ma solo gradualmente», commentano gli economisti di Commerzbank. «Alla luce di questo trend, è improbabile che la Federal Reserve aumenti nuovamente i tassi di interesse. Tuttavia, un taglio dei tassi non è realistico prima della metà del 2024». Anche secondo Livio Spadaro, portfolio manager di Frame Asset Management, i tassi non scenderanno tanto velocemente: «La crescita nominale del Pil americano (al +5,2% nel terzo tirmestre, ndr) appare piuttosto robusta e troppo elevata per giustificare un taglio aggressivo dei tassi di interesse».
Ecco cinque titoli da monitorare nella seduta di martedì 12 dicembre.
Alle 15:30 il titolo della casa madre di Google perde lo 0,5%. La big tech ha perso una causa antitrust contro Epic Games. Google, si legge nella sentenza di un tribunale della California, «sta abusando del suo monopolio sul mercato delle app a scapito degli sviluppatori».
Alle 15:30 le azioni dell’azienda di software cadono, cedendo il 9,9%, dopo che il fatturato dell’ultimo trimestre fiscale ha deluso le aspettative: i ricavi sono stati di 12,49 miliardi di dollari contro i 13,05 stimati dagli analisti intervistati da Lseg.
Alle 15:30 l’azienda produttrice di giocattoli scende dell’1,1% dopo la notizia di un taglio di circa 1.100 posti di lavoro dovuto al calo delle vendite che, secondo il ceo Chris Cocks, continuerà anche nel 2024.
Alle 15:30 il titolo della casa farmaceutica avvia le contrattazioni in calo dello 0,7%. Pfizer ha annunciato che intende concludere l’acquisizione di Seagen, società specializzata in trattamenti oncologici, giovedì 14 dicembre.
Alle 15:30 le azioni della piattaforma di affitti brevi cedono il 2,8% dopo che Barclays ha declassato il titolo a underweight, mantenendo una prospettiva cauta e prevedendo una domanda più debole nel 2024.
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