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Christine Lagarde, presidente Bce
Christine Lagarde, presidente Bce
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La comunicazione della Bce necessita una single voice

di Angelo De Mattia
12 settembre 2024, 02:00

Il radicale cambiamento europeo auspicato dal Rapporto di Mario Draghi riguarda anche le istituzioni come la Bce

È difficile trovare un giornata più attesa di quella odierna nel campo economico-finanziario per la riunione del consiglio direttivo della Bce pluricitata in queste settimane, a partire dallo scorso luglio, come il momento nel quale dovrebbe iniziare una svolta con l'allentamento, finalmente, della politica monetaria restrittiva. Ma sul tipo di allentamento, sulla sua misura gli osservatori non sono concordi, oscillandosi tra un taglio dei tassi di riferimento di 25 e 50 punti base.

Nulla si prevede per l'impostazione della politica in questione e viene dato per scontato che si continuerà con la formula, che sembra diventata una cantilena, del «si decide riunione per riunione in base ai dati». Se l'esito della lunga attesa dovesse deludere, il disorientamento sarebbe rilevante e si attribuirebbe, magari pure infondatamente, alla Bce la conoscenza esclusiva di ragioni importanti riguardanti i principali parametri economici che impedirebbero l'inizio di un'operazione di taglio.

Insomma, il segnale che oggi si dà è carico di un effetto-annuncio che poi potrà essere rafforzato o ridimensionato nella tradizionale conferenza stampa della presidente Christine Lagarde successiva alla seduta del Direttivo. Le stime che vengono compiute dagli osservatori dei favorevoli e dei contrari all'attivazione di una fase di riduzione, sia pure calibrata, dei tassi danno, almeno finora, la prevalenza di questi ultimi. Ma è immaginabile che la riunione abbia un suo valore e sia fatta anche per un rimescolamento delle posizioni, previa modifica di quelle di partenza, attraverso l'introduzione di bilanciamenti e condizioni. Diversamente, queste sedute non avrebbero ragion d'essere.

Certo, fin qui è emersa da parte dei favorevoli, in primis gli italiani, maggiormente la tendenza a convincere l'opinione pubblica e, prima ancora, a rassicurare le istituzioni, piuttosto che agire per convincere i contrari tenendo conto di qualcuna delle loro posizioni. Magari ciò sarà avvenuto negli interna corporis, ma non si tratterebbe di tattica, bensì di posizioni che potrebbero essere espresse con trasparenza, considerato che si è imboccata la strada della pluralità delle voci e del dibattito pubblico, alla stregua dei comportamenti tenuti da attori politici e sociali.

Se non muta radicalmente il modo di comunicare da parte dei singoli esponenti di vertice dell'Istituto, se non si tenta almeno di introdurre qualcosa prossima alla single voice, se non si traggono le conseguenze dal fatto che la politica monetaria è sempre più comunicazione per cui quest'ultima diventa una funzione fondamentale delle banche centrali, allora risulterà inspiegabile un sacrificio della trasparenza, pur nel convincimento degli impatti negativi che ne possono discendere. I dati dell'inflazione e dei relativi rischi abbastanza ridimensionati nell'area, in una con quelli della crescita ancora asfittica (0,2% e in calo nel secondo trimestre nell'Eurozona) e dell'occupazione che deve decisamente migliorare conducono a rendere motivato un taglio del costo del denaro anche di 50 punti.

L'avvicinamento dell'inflazione ad agosto (attestatasi nell’area euro al 2,2%) al target che attesta il mantenimento della stabilità dei prezzi, dovrebbe essere considerato sufficiente come motivazione dell'abbassamento dei tassi, senza pretendere che si arrivi proprio al 2%. In questo caso, il tasso assunto come guida, quello sui depositi, si ridurrebbe dal 3,75 al 3,50%. In Italia, per la parte che spetta direttamente alle banche, si stanno compiendo passi con la riduzione dei tassi sui mutui, mentre il calo dei prestiti in generale che si registra appare motivato da una riduzione della domanda, il che richiama i problemi della crescita e l'esigenza di un cambiamento nell'utilizzo della leva monetaria da parte dell'Istituto centrale.

Se si condivide tutto ciò, allora scatta anche la subordinata voluta dal Trattato Ue secondo la quale, raggiunto il target (anche nell'ipotesi del netto avvicinamento) scatta l'obbligo di sostenere le politiche economiche nell'area. Non è il doppio mandato della Bce, alla stregua della Fed - che invece sarebbe auspicabile - ma è pur sempre un mandato di secondo livello che va osservato.

Il Report di Mario Draghi, che si spera sia attentamente valutato nella riunione del Direttivo, dovrebbe spingere in questa direzione. È immaginabile che l'ala dura tedesca sia sotto l'influenza del connazionale ministro Christian Lindner il quale subito, senza la minima riflessione, ha bocciato una parte del piano Draghi, quella riguardante il debito europeo comune? Non vi è un problema di autonomia e di dimostrazione della stessa? Una Germania prossima alla stagnazione può continuare a non sostenere un mutamento del governo della moneta in chiave meno restrittiva?

Come acutamente ha sostenuto una competente osservatrice parafrasando Draghi, se la sfida per l'Unione è esistenziale, allora se ne debbono trarre tutte le conseguenze. Diversamente, si ha il dovere di indicare le necessarie alternative. Se così stanno le cose, è immaginabile una Bce che agisca soltanto nel piccolo cabotaggio? Il radicale cambiamento europeo auspicato dal Rapporto riguarda anche le istituzioni.

Quando, finalmente, si terrà una riunione del Direttivo dell'Istituto per valutare lo stato del tutto insoddisfacente della comunicazione? Quando una seduta in cui si affronti adeguatamente il tema del rapporto tra politica monetaria e Vigilanza bancaria e finanziaria? Si è riflettutto sulla decisione della Fed di alleggerire gli oneri di Basilea 3+? E perché, almeno in questa fase, non cominciare a esprimere, sia pure con cautela, un orientamento su questi temi già nella conferenza stampa? Certo il contesto non è dei migliori.

Lo stesso rinvio, a opera della presidente Ursula von der Leyen, della decisione di designazione del Commissari Ue segnala problemi molto difficili da risolvere. Tuttavia occorre agire con determinazione soprattutto dove esistono le condizioni per farlo, come nel caso della Bce. Per questa ragione la riunione odierna è ancora più importante. (riproduzione riservata)



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