Borse asiatiche contrastate nella settimana della Federal Reserve. In scia alla chiusura in rialzo di Wall Street di venerdì 28 ottobre l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo segna un +1,78% a 27.587 punti grazie alle speranze di una crescita degli utili e al fatto che la Fed potrebbe rallentare il ritmo della stretta monetaria.
I titoli dell'elettronica hanno guidato i guadagni con Fuji Electric che ha guadagnato il 3% e Hitachi il 6%. Balzo dell’8,9% per Keyence Corp. dopo che la società ha registrato un aumento dell'utile netto nel primo semestre. La divisione commerciale di Toyota, Toyota Tsusho, ha chiuso in rialzo dell'8,1% dopo aver alzato le previsioni di utile netto per l'intero anno in seguito al rafforzamento degli utili del primo semestre.
Piatto l’Hang Seng di Hong Kong (+0,04%) nonostante il buon andamento dei titoli tech e delle società che gestiscono casino: le autorità cinesi hanno reso più semplice la richiesta del visto turistico necessario per entrare a Macao. Deboli, viceversa, i listini di Shanghai e Shenzen, in calo il primo dello 0,85% e solo un +0,11% il secondo. L’indice Pmi non manifatturiero a ottobre è sceso sotto la soglia che separa la crescita dalla contrazione a 48,7 da 50,6 di settembre. Anche l'indice Pmi dei responsabili degli acquisti del settore manifatturiero è sceso a 49,2 da 50,1 in settembre, contro attese di quota 50.
La lettura ha aumentato le preoccupazioni per il rallentamento dell'attività economica in Cina, con il Paese ancora alle prese con una serie di lockdown per il Covid-19. I centri economici, tra cui Wuhan e Chengdu, hanno recentemente reintrodotto le restrizioni per il coronavirus dopo un aumento delle infezioni. Lo yuan cinese scende dello 0,3% nei confronti del dollaro, complice Pechino che ha ribadito il suo impegno nella rigorosa politica di zero Covid.
Il dollaro sale dello 0,6% nei confronti dello yen giapponese dopo che i dati hanno mostrato un ulteriore rallentamento della produzione industriale a settembre: -1,6% congiunturale a causa principalmente dall'aumento dei costi delle materie prime e probabilmente scenderà ancora il mese prossimo prima di risalire a novembre, ha dichiarato il governo. Invece, le vendite al dettaglio, sempre a settembre, hanno segnato un +1,1%. L'aumento dell'inflazione e le prospettive dovish della Banca del Giappone hanno pesato molto sullo yen quest'anno, con la valuta che si è avvicinata al livello più debole degli ultimi 32 anni.
Invece, il cambio euro/dollaro viaggia a 0,9943 (-0,04%). Si prevede che il biglietto verde si stabilizzerà nei prossimi giorni, poiché gli operatori prevedono un aumento dei tassi di interesse di almeno 75 punti base da parte della Federal Reserve mercoledì 2 novembre. Tuttavia, i mercati scommettono anche che i segnali di allentamento delle pressioni inflazionistiche spingeranno la Fed ad ammorbidire la sua posizione da falco nei prossimi mesi.
Di riflesso a questa prospettiva il rendimento dei Treasury Usa 10 anni è sceso dai massimi pluriennali di ottobre, oggi, 31 ottobre, sale al 4,029%. Quello del Btp 10 anni al 4,156%. Tra le materie prime, il petrolio Wti cala dello 0,96% a 87,06 dollari il barile e il Brent dell’1% a 92,79 dollari al barile. Piatto l’oro a 1.644 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)