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La Cina esita sui consumi e punta ancora su export e capacità produttiva. Non c’è il riequilibrio auspicato da Usa e Ue
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La Cina esita sui consumi e punta ancora su export e capacità produttiva. Non c’è il riequilibrio auspicato da Usa e Ue

27 agosto 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:02

L’analisi di Bruegel. L’export complessivo aumenta nonostante i dazi di Trump. Ma non è comunque sufficiente per stare al passo con la crescita della produzione industriale. Debole la domanda interna. Gli ultimi stimoli governativi sono serviti ad aumentare gli investimenti infrastrutturali e a salvaguardare la stabilità finanziaria degli enti locali. Il riequilibrio verso i consumi non sembra essere una priorità

L’economia della Cina resta legata alle esportazioni e all’espansione della capacità produttiva, nonostante i dazi Usa. Non ci sono segnali di un riorientamento di Pechino verso i consumi e la domanda interna, una mossa chiesta a gran voce da Usa e Ue per riequilibrare il commercio globale.

Anche i recenti interventi governativi sono serviti ad aumentare gli investimenti infrastrutturali e a salvaguardare la stabilità finanziaria degli enti locali, mentre le misure per aumentare i consumi sono state minime. Questo scenario è stato evidenziato in un’analisi di Bruegel di Alicia García-Herrero e Jianwei Xu.

Trump ha varato dazi molto alti per la Cina: sono arrivati fino al 145%, prima di scendere per il momento al 30%, in aggiunta alle tariffe già applicate negli anni precedenti (anche dall’amministrazione Biden). Dazi così elevati dovrebbero in effetti ridurre le esportazioni cinesi. Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono diminuite in modo rilevante dopo aprile 2025, con una contrazione a due cifre su base annua.

Tuttavia, come sottolinea Bruegel, la forte domanda da parte di altri mercati ha più che compensato la perdita del traffico verso gli Usa. Perciò la Bce teme che un’invasione di prodotti cinesi a basso costo possa spingere troppo in basso l’inflazione nell’Eurozona, allontanandola dall’obiettivo del 2%. Nel complesso le esportazioni cinesi sono cresciute del 6,1% su base annua nei primi sette mesi del 2025, superando la crescita del pil. La domanda estera resta così un motore fondamentale dell’economia cinese.

La crescita della produzione industriale

C’è poi un ulteriore elemento di squilibrio. «La produzione industriale cinese è cresciuta così tanto che nemmeno le esportazioni più consistenti sono riuscite ad assorbirla completamente, con conseguente eccesso di capacità produttiva», rileva Bruegel. In teoria il surplus produttivo potrebbe essere colmato dalla domanda interna, che però resta limitata dalle spese ridotte delle famiglie. I consumi rappresentano circa il 40% del pil cinese, rispetto al 68% degli Usa e al 58% dell’Italia.

A lungo Pechino è stata cauta in materia di conti pubblici. Da fine 2024 questo approccio è cambiato. È stato annunciato un programma di swap obbligazionario da 6 mila miliardi di renminbi (720 miliardi di euro) per far fronte al debito nascosto fuori bilancio degli enti locali. La manovra ha deluso però le aspettative di chi auspicava un intervento a favore dei consumi.

A marzo il governo ha annunciato un aumento del deficit con emissione di titoli a lungo termine. La maggior parte dei bond è stata destinata ai trasporti e all’edilizia popolare. Inoltre il governo vuole finanziare un enorme progetto idroelettrico in Tibet dal costo di circa 150 miliardi di euro. Anche la liquidità della banca centrale è stata immessa soprattutto per finanziare l’aumento delle emissioni dei bond degli enti locali.

Il modello cinese

«Il governo cinese sembra convinto che il modello di crescita migliore sia quello attuale, che si allontana dalla dipendenza dal settore immobiliare trainata dal debito, e si concentra sull’aumento della quota di mercato globale della Cina in termini di produzione industriale ed esportazioni», ha concluso Bruegel. «La necessità di un riequilibrio verso i consumi non sembra essere una priorità. Gli stimoli in corso sono diretti principalmente alle infrastrutture, di conseguenza non ci si dovrebbe aspettare un’impennata significativa della domanda globale nel breve termine derivante dall’aumento dei consumi cinesi. Il riequilibrio globale che Stati Uniti e Unione Europea si aspettano dalla Cina non si verificherà presto».

Un obiettivo primario di Pechino è invece quello di mantenere una leadership produttiva in alcuni settori chiave. Perciò, come ha scritto ieri il Financial Times, i produttori di chip cinesi stanno cercando di triplicare la produzione totale di processori per l’intelligenza artificiale del Paese il prossimo anno, nell’ambito della sfida dell’AI con gli Usa. (riproduzione riservata)



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