Borse asiatiche positive con Hong Kong in testa. La Borsa giapponese ha chiuso la seduta in rialzo, guidata dai titoli delle società di elettronica, dopo che i dati sui posti di lavoro statunitensi di venerdì scorso hanno mantenuto intatte le aspettative di una stretta più lenta da parte della Fed. Il Nikkei è salito dell'1,21% a quota 27.527 punti. Sumitomo Corp. ha guadagnato il 4,8% e Tokyo Electron è salita del 3,8%. Viceversa, Teijin è crollata del 9,3% dopo aver tagliato le previsioni sull'utile netto dell'esercizio. Il ministero delle Finanze nipponico ha fatto sapere che aumenterà l'emissione di bond governativi a 2 anni di 100 miliardi di yen al mese da gennaio a marzo per finanziare un pacchetto di stimoli all'economia, secondo quanto è emerso da una bozza di un documento visto dall'agenzia Reuters.
La maggior parte delle valute asiatiche è scesa con il dollaro che si è stabilizzato rispetto alle recenti perdite, mentre le preoccupazioni sull'impegno della Cina nei confronti della politica zero-Covid e i dati economici più deboli del Paese hanno smorzato il sentiment degli investitori verso la regione. Lo yuan cinese è stato il peggiore, scendendo dello 0,4% a 7,2131 contro il dollaro. La valuta è crollata dopo che i funzionari della sanità cinese hanno ribadito l'impegno del Paese a mantenere i rigidi limiti ai movimenti legati al Covid, allontanando le recenti speculazioni su un potenziale ritiro della politica zero-Covid.
La crescita economica cinese ha subito un brusco rallentamento quest'anno a causa dei venti contrari derivanti dalle restrizioni per il virus. Si prevede che questo trend continuerà nei prossimi mesi, mentre il Paese si trova ad affrontare la peggior epidemia da maggio. La bilancia commerciale della Cina ha mostrato un surplus a ottobre di 85,15 miliardi di dollari contro una stima del consenso a 95,9 miliardi: le esportazioni sono scese anno su anno dello 0,3% (consenso +4,3%) e le importazioni dello 0,7% su anno (consenso +0,1%). Le esportazioni e le importazioni della Cina sono destinate a scendere ulteriormente nei prossimi trimestri, secondo Capital Economics, che ha precisato: le esportazioni cinesi hanno registrato il primo calo su base annua da maggio 2020. Considerando che un terzo dei materiali importati viene utilizzato dal settore delle esportazioni cinesi, la prolungata crisi immobiliare e le ricorrenti interruzioni di Covid-19, Capital Economics prevede che le importazioni cinesi continueranno a indebolirsi.
La scorsa settimana Barclays ha rivisto al ribasso le previsioni sul Pil della Cina per il 2023 a +3,8% dal precedente +4,5%. "È improbabile che la Cina allenti la sua rigida politica di Covid-19 durante quest'inverno, poiché le autorità prevedono una nuova ondata di infezioni a livello globale", hanno detto gli strategist di Jefferies, citando i commenti di Hu Xiang della Commissione nazionale per la salute, che nel fine settimana ha dichiarato che la Cina "manterrà la politica zero-Covid". Secondo gli strategist di Jefferies, dall'economia cinese emergono segnali più preoccupanti. "Non ci sono segni di cessazione della tendenza deflazionistica del risparmio, con i depositi delle famiglie e delle imprese in aumento", mentre la fiducia dei consumatori e gli utili aziendali stanno entrambi peggiorando. "Va anche notato che la somma delle perdite negli ultimi 12 mesi delle imprese in perdita in termini di yuan è a un livello record", hanno aggiunto. I listini di Shanghai e Shenzen si sono accontentati di un +0,10% e un +0,26%, rispettivamente. Decisamente meglio Hong Kong (+2,8%) grazie ai titoli tecnologici.
Il dollaro australiano è caduto dello 0,6%, data la forte dipendenza del Paese dalla Cina come mercato delle materie prime. Lo yen giapponese ha ceduto lo 0,4%, mentre la rupia indiana è scesa dello 0,3%. Invece, l'euro vale 0,9942 (+0,44%) dollari. Questa settimana l'attenzione si concentrerà sull'inflazione CPI statunitense di ottobre (giovedì 10 novembre), che dovrebbe mostrare che le pressioni sui prezzi sono rimaste elevate per tutto il mese. I futures di Wall Street sono poco sotto la parità (-0,05% quello sul Dow Jones e -0,09% quello sull'S&P500) e il rendimento del Treasury Usa 10 anni è pressoché stabile al 4,157%. Mentre tra le materie prime il Wti perde l'1,23% a 91,47 euro e il Brent -1% a 97,57 dollari al barile. Perde meno l'oro (-0,12% a 1.674 dollari l'oncia). (riproduzione riservata)