L’inflazione nell’Eurozona a settembre è salita al 2,2%, dal 2% di agosto, secondo la stima preliminare di Eurostat. Il dato, in linea con le previsioni, ha rafforzato le aspettative del mercato sui tassi Bce: gli operatori non vedono un taglio quest’anno e scontano al 35% una sforbiciata l’anno prossimo.
L'aumento del carovita è dovuto soprattutto al minore calo dei prezzi dell’energia (-0,4%, dal -2% di agosto).
L’inflazione core, al netto delle componenti più volatili (energia e cibo), è rimasta stabile al 2,3%. Il dato nei servizi è salito al 3,2% (dal 3,1%).
A settembre il carovita è aumentato in Italia (da 1,6 a 1,8%), Germania (da 2,1 a 2,4%), Francia (da 0,8 a 1,1%) e Spagna (da 2,7 a 3%).
Gli economisti di Ing hanno sottolineato che «l’aumento dell’inflazione a settembre è stato determinato soprattutto da effetti legati all’energia che nei prossimi mesi si attenueranno».
Gli analisti prevedono che «nei prossimi mesi l’inflazione scenderà leggermente al di sotto dell’obiettivo Bce del 2%. I prezzi dell’energia sono nuovamente in calo e la forza dell’euro contribuisce a ridurre i prezzi delle importazioni. Inoltre nei prossimi trimestri si prevede un ulteriore rallentamento della crescita dei salari». Ing si aspetta che per il momento la Bce manterrà i tassi invariati.
Secondo Capital Economics invece la Bce taglierà ancora i tassi perché «l’inflazione scenderà all’1,5% entro dicembre e rimarrà al di sotto del target l’anno prossimo».
La presidente Bce Christine Lagarde ha detto ieri a Helsinki che i rischi sull’inflazione nell’Eurozona sono «piuttosto contenuti», sia al ribasso che al rialzo.
Lagarde ha mostrato di non aver fretta riguardo a un eventuale taglio, anche se ha ribadito che la Bce «non si può impegnare a un percorso» predeterminato sui tassi. Ogni opzione resta possibile, anche alla luce dell’elevata incertezza.
Sull’inflazione la Bce ha valutato i rischi al rialzo e al ribasso analizzando scenari alternativi, come l’invasione di prodotti cinesi a basso costo o un maggior impatto dei colli di bottiglia nella produzione. Ma in ogni caso il carovita si muoverebbe poco nel medio termine (0,1-0,2%).
Per quanto riguarda l’economia, l’indice Pmi (Purchasing Managers' Index) dell’Eurozona è salito a 51,2 punti a settembre, dai 51 di agosto, mostrando un’economia in ripresa ma ancora debole. Sono arrivati buoni segnali dai servizi e dalla Germania, ma negativi dalla manifattura e dalla Francia. Tutto questo mentre deve ancora manifestarsi il pieno effetto sul pil dei dazi Usa. (riproduzione riservata)