L’inflazione tedesca è aumentata al 2,9% a dicembre, dal 2,4% di novembre, con un rialzo oltre le attese degli analisti (che si aspettavano un valore attorno al 2,6%). È quanto emerso dai dati armonizzati preliminari pubblicati dall’ufficio di statistica tedesco Destatis.
L’incremento è legato soprattutto al minore calo dei prezzi dell’energia (-1,7%, rispetto al -3,7% di novembre). I dati hanno mostrato un lieve incremento anche per cibo, servizi e beni. Nei giorni scorsi anche l’inflazione spagnola era risultata in rialzo (+2,8% a dicembre, da 2,4% di novembre). Il 7 gennaio saranno pubblicati i dati di Italia, Francia e dell’intera Eurozona. Gli analisti si aspettano un’inflazione attorno al 2,4%-2,5% per l’area, in aumento dal +2,2% di novembre e dal 2% di ottobre. La Bce ha previsto un dato del 2,3% per il quarto trimestre del 2024.
Dopo i dati sull’inflazione tedesca ieri i mercati hanno lievemente ridotto le attese di tagli dei tassi Bce per il 2025, a circa 100 punti base (quindi fino al 2%, dall’attuale 3%) rispetto ai 105 di venerdì. L’euro è salito a 1,036 dollari. La presidente Bce Christine Lagarde ha detto nei giorni scorsi che «se i dati in arrivo continueranno a confermare lo scenario di base, la direzione di marcia è chiara e prevediamo di abbassare ulteriormente i tassi».
Un limitato rialzo dell’inflazione allontanerebbe l’ipotesi di un maxi-taglio da 50 punti base, ma non cambierebbe la linea Bce. Lagarde ha detto che «ci stiamo avvicinando molto al momento in cui potremo dichiarare di aver raggiunto l’obiettivo di portare l’inflazione al 2% nel medio termine in modo sostenibile». Il carovita dell’Eurozona dovrebbe tornare al 2,1% nel secondo trimestre, secondo le attese di Francoforte.
Diversi economisti ritengono che nel medio termine i rischi sull’inflazione siano soprattutto al ribasso: «L’inflazione sarà probabilmente inferiore alle previsioni della Bce nel corso dell’anno, inducendo la banca centrale a tagliare i tassi più di quanto gli investitori si aspettino», ha rilevato ieri Capital Economics. «L’inflazione potrebbe scendere sotto l’obiettivo del 2%. Gli effetti di base dell’energia dovrebbero diventare più favorevoli. Inoltre l’affievolirsi di alcuni effetti temporanei e la debolezza dell’economia dovrebbero tradursi in una riduzione dell’inflazione dei servizi». Perciò Capital Economics prevede che la Bce abbasserà i tassi fino all’1,5% entro la metà del 2025. BofA ha confermato lo scenario di «ripresa debole, inflazione sotto il target e tasso terminale Bce all’1,5% entro settembre».
Le prospettive sulla crescita restano fosche. L’indice Pmi composito dell’Eurozona a dicembre è risalito a 49,6, da 48,3 di novembre, ma resta sotto il livello di 50 che separa l’espansione dalla contrazione, nonostante l’aumento nel comparto dei servizi. L’indice Sentix sulla fiducia degli investitori nell’Eurozona è sceso ancora a gennaio (a -17,7 da -17,5 di dicembre).
Intanto un’analisi Bce ha segnalato un indebolimento del mercato del lavoro: il comparto, secondo Francoforte, ha resistito dopo la pandemia grazie alla riduzione dei salari reali, all’aumento dei margini di profitto delle imprese, alla riduzione delle ore medie lavorate e alla crescita della forza lavoro. (riproduzione riservata)