L’inflazione dell’Eurozona sale al 2,4% a dicembre, dal 2,2% di novembre, ma il dato resta inferiore alle previsioni Bce ed è in linea con quelle di mercato. Di conseguenza non cambierà la linea della banca centrale che secondo i mercati monetari taglierà i tassi dell’1% quest’anno.
Il rialzo del carovita a dicembre è legato soprattutto ai prezzi dell’energia, saliti dello 0,1% su base annua, rispetto al -2% registrato a novembre, secondo la stima preliminare di Eurostat. L’inflazione core, cioè quella al netto di energia e cibo, è rimasta stabile al 2,7%. Lieve aumento per il carovita nei servizi, salito dal 3,9% al 4%, anche se gli economisti si attendono un calo del dato nel 2025.
Nel complesso l’inflazione dell’Eurozona è rimasta nel quarto trimestre 2024 sotto la previsione di Francoforte del 2,3%. La presidente Bce Christine Lagarde ha detto nei giorni scorsi che «se i dati in arrivo continueranno a confermare lo scenario di base, la direzione di marcia è chiara e prevediamo di abbassare ulteriormente i tassi».
Gli ultimi dati sull’inflazione allontanano l’ipotesi di un maxi-taglio dello 0,5% nella riunione del 30 gennaio, ma non modificano la posizione Bce. Lagarde ha osservato nei giorni scorsi che «ci stiamo avvicinando molto al momento in cui potremo dichiarare di aver raggiunto l’obiettivo di portare l’inflazione al 2% nel medio termine in modo sostenibile». Il carovita dell’Eurozona dovrebbe tornare al 2,1% nel secondo trimestre, secondo le attese di Francoforte.
I mercati monetari sono certi di un taglio dei tassi dello 0,25% nelle prossime due riunioni e scontano riduzioni complessive quest’anno per l’1%. In questo caso i tassi scenderebbero dall’attuale 3% al 2%. «Nonostante i dati nei servizi, il processo di disinflazione rimane in corso», ha rilevato Citi che prevede un aumento dei prezzi lievemente sotto il 2% nel 2025. Per Deutsche Bank l’inflazione dell’area euro scenderà sotto il 2% da febbraio: «La dinamica dei prezzi dei servizi si è attenuata negli ultimi mesi. L’inflazione domestica, pur rimanendo elevata, ha iniziato a rallentare e la crescita dei salari si sta moderando», ha osservato la banca tedesca.
In media nel quarto trimestre l’inflazione complessiva e quella di fondo sono state «inferiori dello 0,1% rispetto alle previsioni della Bce», ha precisato Capital Economics. «L’alto livello dell’inflazione dei servizi è in parte dovuto a effetti temporanei che dovrebbero svanire quest’anno. Nel frattempo il mercato del lavoro si è allentato, la crescita dei salari sta rallentando e le prospettive di crescita sono deboli. Ma il fatto che, almeno per ora, l’inflazione dei servizi resti attorno al 4% significa che i membri Bce procederanno con cautela con tagli dello 0,25%».
Quanto ai dati nei singoli Paesi, a dicembre l’inflazione è aumentata oltre le attese in Germania (2,8% dopo una correzione statistica) e Spagna (2,8%), mentre è salita meno del previsto in Francia (1,8%) ed è diminuita in Italia (1,4%). «In Italia l’inflazione ha sorpreso ancora al ribasso ma ci aspettiamo una normalizzazione nel 2025», ha rilevato Intesa Sanpaolo. Quanto invece all’aumento dell’inflazione nell’area euro negli ultimi mesi del 2024, per gli economisti della banca italiana «era ampiamente atteso e dovrebbe rivelarsi temporaneo, perciò non rappresenta un ostacolo alla riduzione dei tassi da parte della Bce, vista anche la persistente debolezza della domanda». (riproduzione riservata)