Mentre le banche centrali lottano per tenere sono controllo l'inflazione, i mercati temono l'impatto degli atteggiamenti da falco sugli investimenti. Con il rialzo dei tassi di interesse nei primi quattro mesi dell'anno, la performance delle obbligazioni è stata molto negativa. Nello specifico, negli ultimi 12 mesi, il mercato dei bond high yield statunitensi ha registrato deflussi netti.
Maggiori rischi per alti rendimenti
I titoli high yield sono obbligazioni ad alto rendimento emesse da società con un rating creditizio inferiore all'investment grade. Si tratta di business piuttosto rischiosi, con bond maggiormente esposti al default in caso di recessione. Come ha riportato nella sua analisi Colin Graham, head of multi-asset strategies di Robeco, i titoli del settore dei beni voluttuari costituiscono oggi il 20% degli emittenti nel mercato high yield, seguiti dall'energia che si colloca intorno al 14%. Graham ha sottolineato l'alta ciclicità dell'asset class, affermando che i livelli di disoccupazione e di spesa per consumi rappresentano fattori chiave per il settore.
Tutti in attesa dell'inflazione a maggio degli States
Il dato sull'inflazione statunitense dello scorso mese è atteso con ansia dagli investitori del mercato delle obbligazioni high yield. Secondo gli analisti di Unicredit, l'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo di maggio si attesterà all'8,3% anno su anno, invariata rispetto al tasso di aprile, mentre il valore core probabilmente si ridurrà in termini annuali dal 6,2% al 5,9%. Lo scorso 4 maggio la Federal Reserve aveva deciso di aumentare il tasso di interesse di riferimento di 50 punti base a 0,75%-1%, mettendo di fatto in campo il rialzo più aggressivo nella sua battaglia contro l'inflazione da due decenni. Il comportamento della banca centrale americana nei prossimi mesi rimane incerto e secondo Sam Vereecke, fixed income Cio di Dpam, molto dipenderà da eventuali ulteriori sorprese sul fronte dell'inflazione. "È probabile che l'inflazione inizi a normalizzarsi in modo significativo, ma è troppo presto per escludere futuri rischi di rialzo", ha aggiunto.
L'inflazione aumenta il rischio dei titoli high yield
Nei primi quattro mesi di quest'anno l'inflazione galoppante e l'inasprimento delle politiche delle banche centrali avevano spinto al rialzo i tassi di interesse. In risposta, la performance delle obbligazioni da inizio anno è stata molto negativa. Nonostante l'inflazione potrebbe normalizzarsi nei prossimi mesi, le prospettive di crescita continuano ad apparire poco favorevoli. Come ha ricordato Vereecke, a inizio anno gli spread creditizi si erano ampliati a causa della forte volatilità dei tassi e, con l'aumentare dei timori per la crescita, il divario è ben lontano dal chiudersi. In uno scenario di incertezza sui risultati societari e sulle prospettive economiche, secondo Vereecke "gli operatori di mercato dovrebbero rimanere cauti sugli spread creditizi, soprattutto nel segmento high yield".
Senza recessione lo scenario cambia
Secondo Graham, se si esclude la recessione, lo scenario per il mercato obbligazionario cambia radicalmente: "gli attuali livelli di rendimento delle emissioni high yield apparirebbero interessanti e l'allarme sulla crescita sarebbe già scontato nelle valutazioni". "Gli eccessi che abbiamo riscontrato nelle precedenti recessioni sono assenti dai luoghi più ovvi, ad eccezione dei bilanci pubblici, il che ci induce a credere che il rischio di recessione su un orizzonte di 12 mesi non sia elevato", ha aggiunto. Graham non si è dimostrato eccessivamente preoccupato per il futuro del settore. "I rischi di tali titoli sono più simmetrici delle prospettive di recessione attualmente riflesse negli spread: le probabilità di default sono ancora basse e la Fed sospenderà i rialzi dei tassi nel corso dell'anno", ha concluso. (riproduzione riservata)