Una bolla industriale, non per forza negativa. Così il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, ha definito l’intelligenza artificiale in occasione di un confronto con l’amministratore delegato di Exor, John Elkann, alla Tech Week di Torino, l’evento organizzato da Vento, la società di venture capital di Exor.
Rispondendo a Elkann, che sull’AI dice di sentirsi «cauto», Bezos non nega che l’enorme hype che circonda le nuove tecnologie possa sfociare in una bolla. «Quando le persone si entusiasmano molto si finanziano sia le buone sia le cattive idee. Probabilmente è quello che sta succedendo con l’AI», sostiene l’ad di Amazon. «Ma non significa che non sia reale. L’AI è reale e cambierà ogni industria. Non sappiamo esattamente quanto tempo ci vorrà, né la velocità del processo nei diversi settori, ma questo è reale».
Ciò che fa il mercato azionario in caso di bolla, aggiunge Bezos, è investire «miliardi di dollari in team di sei persone valutati 20 miliardi anche se hanno iniziato ieri. È raro, e sta accadendo oggi».
Tuttavia, secondo il patron di Amazon, non tutto il male verrebbe per nuocere. «La grande differenza è che questa è una bolla industriale, che non è sempre un male», spiega Bezos. «Ad esempio, negli anni ‘90 c’è stata una bolla biotech. Abbiamo perso dei soldi, ma ci abbiamo guadagnato dei farmaci essenziali. Le bolle industriali possono persino essere positive perché, quando la polvere si deposita e si vede chi sono i vincitori, la società beneficia delle invenzioni. Questo accadrà anche stavolta, i benefici dell’AI per la società saranno giganteschi. Una bolla finanziaria, come nel 2008, invece è solo negativa».
Del resto, non sarebbe la prima volta che le nuove tecnologie generano una bolla. All’inizio degli anni Duemila, le società legate a Internet (le cosiddette «dot-com») raggiungono valutazioni stellari, nonostante fondamentali traballanti, prima di crollare.
Anche Amazon, nata nel 1994 e quotata in borsa dal 1997, accusa il colpo. «Nel 2000, quando scoppiò la bolla, il titolo passò da 113 dollari a 6 dollari in poco tempo», ricorda Bezos. «Gli azionisti erano arrabbiati, i dipendenti nervosi, tutto l’ambiente era in grande ansia. Ma io guardavo ai numeri dell’azienda: il numero di clienti aumentava ogni mese, come i profitti lordi. Eravamo ancora in perdita, ma le perdite in percentuale sul fatturato diminuivano. Ogni indicatore aziendale migliorava». (riproduzione riservata)