L’Istat conferma tutte le stime preliminari di fine luglio: il pil nel secondo trimestre del 2025 è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre è cresciuto dello 0,4% nei confronti della prima metà del 2024. Nessuna revisione neanche per la crescita acquisita per il 2025 al +0,5%.
La flessione congiunturale è riconducibile ai contributi nulli dei consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private nonché della spesa delle amministrazioni pubbliche. Invece è risultato positivo, continua l’Istituto, per per 0.2 punti percentuali il contributo degli investimenti fissi lordi. Positivo anche il contribuito della variazione delle scorte di 0,4 punti percentuali, a fronte di un contributo negativo di 0,7 punti percentuali della domanda estera netta. Dal lato del valore aggiunto sono risultate in diminuzione sia l'agricoltura, silvicoltura e pesca dello 0,6% sia l'industria dello 0,3%, a fronte di una stazionarietà fatta registrare dai servizi.
Da notare inoltre che si registra una leggera diminuzione delle posizioni lavorative (-0,1%) e invece un aumento dei redditi pro-capite da lavoro dipendente dello 0,9%. (riproduzione riservata)