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DONALD J. TRUMP PRESIDENTE USA
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Investimenti vincenti nel caos dazi: cosa consiglia Kit Juckes (Societe Generale)

29 maggio 2025, 14:29 Ultimo aggiornamento: 14:38

La sentenza della Corte Usa non significa che i dazi imposti usando la legge International Emergency Economic Powers Act non si materializzeranno comunque. I vincitori e i vinti e le strategie migliori

Un altro giorno, un'altra svolta. La reazione iniziale alla notizia che la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che la legge sull’emergenza economica non consente l’imposizione di dazi ampi senza l’approvazione del Congresso è stata acquistare azioni, vendere obbligazioni e comprare dollari statunitensi.

Inoltre, i rendimenti dei Treasury Usa decennali sono saliti di cinque punti base in prima battuta, ma con l’apertura dei mercati europei si sono rimangiati parte del rialzo (ora quotano al 4,49%). I future sull’S&P500 salgono oltre l’1% e il cambio dollaro/yen è passato da sotto 145 a 146,30, ma ora sta riducendo i guadagni.

Solo una tregua

Considerando che i dazi dell’amministrazione statunitense avevano inizialmente indebolito il dollaro e abbassato le aspettative di crescita negli Stati Uniti, «una reazione impulsiva è comprensibile, ma questa sentenza chiaramente non è la fine della questione e l’unica cosa certa è che continueranno ad arrivare titoli di giornale sorprendenti, a qualsiasi ora del giorno o della notte», commenta Kit Juckes, economista di Societe Generale.

E ora? A parte l’ovvio (il presidente Trump si sveglierà e tirerà fuori un piano d’azione), quello che questa decisione porta è spingere ancora più in là nel futuro la chiarezza sull’impatto dei dazi sui prezzi e sulla domanda di importazioni negli Stati Uniti. I verbali del Fomc del 28 maggio non hanno detto assolutamente nulla e servirebbe una sorpresa spettacolare nei dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, +14.000 unità a 240.000, per non parlare della revisioni del pil Usa del primo trimestre del 2025 da -0,3% a -0,2% o delle vendite di case, per avere un po’ più di chiarezza, su qualsiasi cosa», prosegue l’esperto della banca francese.

La tensione non viene meno, anzi

In ogni caso, questa sentenza non significa che i dazi imposti usando la legge International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) non si materializzeranno comunque. «Se significasse questo, il presidente statunitense si troverebbe nella necessità di trovare una nuova fonte di finanziamento per evitare un peggioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti, ma nella pratica bisogna aspettare e vedere quale sarà la prossima mossa dell’amministrazione Trump. L’unica cosa di cui sono certo è che il livello di incertezza, già elevato, è aumentato ulteriormente. Più decisioni di investimento/spesa verranno rinviate e i detentori esteri di asset statunitensi si sentiranno un po’ più a disagio di prima», avverte Juckes.

Long sul dollaro australiano

Per quanto riguarda, poi, le implicazioni sul mercato valutario, il vincitore notturno è stato il dollaro australiano che ha superato di poco il renminbi cinese e il dollaro canadese, mentre il maggior perdente è stato il franco svizzero. «Eravamo già rialzisti sul dollaro australiano, considerandolo il proxy del G10 per una visione rialzista sulle valute asiatiche (tante cattive notizie sono già scontate nei prezzi e si sa che l’apprezzamento valutario nella regione è ora uno strumento di negoziazione). Preferiamo essere lunghi sul dollaro australiano contro euro o franco, piuttosto che contro lo yen, nonostante i movimenti di questa mattina», suggerisce l’economista.

Per quanto riguarda il dollaro americano, è ancora in una fase di stallo. Il gruppo che canta «la dedollarizzazione è iniziata» è contrastato da una folla altrettanto rumorosa che afferma «non c’è un’alternativa». «Quando la polvere si sarà posata, vedremo un dollaro un po’ più debole, perché gli Stati Uniti hanno sempre meno margini fiscali di manovra. E vedremo un euro più forte, perché il freno al debito viene allentato. Ma questi sono temi di lungo termine e, per il momento, preferiamo essere lunghi su Asia e corti su Europa», conclude Juckes. (riproduzione riservata)



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