Trattative in corso tra Intrum e Cerberus. Il servicer svedese, attivo nella gestione dei crediti deteriorati e alleato in Italia di Intesa Sanpaolo, avrebbe deciso di cedere sul mercato un importante portafoglio di non performing exposure (Npe) dall’importo nominale compreso tra 10 e 20 miliardi di euro e dal valore di libro di circa 800 milioni.
Si tratterebbe di posizioni acquistate in quasi tutte le geografie in cui oggi lavora il gruppo guidato da Andrés Rubio. L’operazione, costruita alla fine del 2023 dall’advisor Jp Morgan, prevederebbe la dismissione di un ampio pacchetto di attivi (progetto Orange) e vedrebbe già alcuni potenziali compratori alla finestra.
In particolare, Intrum starebbe discutendo un potenziale accordo con Cerberus e Hoist, anche se il fondo di investimento americano si troverebbe oggi in vantaggio. I due gruppi hanno del resto già lavorato insieme su altre operazioni straordinarie. In particolare, lo scorso anno Intrum ha comprato da Cerberus Haya Real Estate per 140 milioni di euro.
Se confermata, la cessione sarebbe una delle maggiori operazioni concluse sul mercato secondario europeo dei crediti deteriorati, unica area del settore in cui in questa fase si registra un certo numero di transazioni.
Per Intrum tra gli obiettivi del deal c’è quello di ridurre un indebitamento cresciuto abbastanza negli ultimi anni. In particolare, nel terzo trimestre dell’anno scorso l’esposizione del gruppo in termini netti è salita del 9% a 4,9 miliardi, mentre lo stock lordo è arrivato a 5,2 miliardi. Il 69% del debito è a tasso fisso ed è principalmente composto da obbligazioni in euro con scadenza tra l’anno prossimo e il 2028.
Il vertice di Intrum ha comunque assicurato che la situazione finanziaria è sotto controllo. Rubio ha affermato che il gruppo ha a disposizione abbastanza flusso di cassa in entrata per ripagare il debito in scadenza da qui al 2025. Il mercato obbligazionario «potrebbe migliorare dandoci maggiore flessibilità», ha puntualizzato il top manager in un’intervista dopo i risultati. Per ripagare il debito la società ha del resto sospeso il pagamento dei dividendi e sta pianificando di vendere attività e uscire da alcuni mercati.
Intrum ha chiuso il terzo trimestre con un fatturato in crescita del 9% a 420 milioni di euro, un dato che si confronta con i 383 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. L’ebit rettificato è diminuito del 13%, a causa dell’incremento dei costi, mentre il cash ebitda è aumentato del 5% a 267,4 milioni contribuendo così a una riduzione della leva la quale, considerando la cassa generata nell’ultimo anno, è passata da 4,6 a 4,4 volte. (riproduzione riservata)