«Le mie mani sono pulite». Non ha paura di evocare lo spettro dell’inchiesta più famosa della storia d’Italia il sindaco di Milano Beppe Sala per rispondere in aula alle accuse mosse dalla Procura anche nei suoi confronti nell’ambito della maxi-inchiesta sull’urbanistica esplosa nelle ultime settimane. In Consiglio comunale, lunedì 21, è andato tutto secondo le previsioni della vigilia: Sala resta, le uniche dimissioni (con punzecchiatura alla maggioranza) sono arrivate dall’assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi.
Alle 16.30, mentre all’esterno alcuni manifestanti chiedevano le dimissioni della giunta, Sala riferisce in aula. «Non potrò essere breve», ha detto in apertura il primo cittadino. «Sono giorni oscuri in cui le certezze sembrano vacillare. Proprio per questo vorrei essere chiarissimo. Tutto ciò che ho fatto si è basato su ciò che ritengo essere l’interesse dei cittadini. In tutto ciò che ho compiuto di mestiere non esiste una singola azione che ho fatto a mio vantaggio. Le mie mani sono pulite», ha detto Sala.
Il sindaco non ha remore a parlare direttamente delle indagini in corso. «Non giudico la magistratura, la giustizia fa il suo corso e le conclusioni vanno rispettate», premette. Ma le accuse che gli sarebbero state mosse, Sala sottolinea di averle apprese dai media «senza aver ricevuto alcun avviso di garanzia». Proseguendo il sindaco evidenzia che, a suo parare, «la giustizia e la politica dovono occuparsi di ambiti diversi». «Bisogna che questa distinzione regga in tutto e per tutto. È per questo che la nostra risposta a quello che sta succedendo deve essere politica», ha aggiunto il primo cittadino. «Se su queste basi la maggioranza che mi sostiene c’è coraggiosamente, io ci sono», ha concluso il sindaco.
Le «basi» di cui parla le ha illustrate nel corso del suo discorso, dopo una lunga premessa in cui ha ricordato i fatti del Pirellino. Nonostante le accuse della Procura, Sala sottolinea che nella vicenda – iniziata nel 2019 con la vendita a Coima della struttura, su cui non sono ancora partiti i lavori – il Comune si è «sbilanciato in favore dell'interesse pubblico talmente tanto da incorrere in una condanna del Consiglio di Stato per avere sacrificato illegittimamente le aspettative del costruttore».
Il primo cittadino ha continuato con alcune riflessioni sul contesto urbanistico milanese. «In molti si interrogano sul percorso di Milano negli ultimi decenni, una città che si sta facendo metropoli e sta seguendo un percorso di trasformazione comune a molte altre in Europa e nel mondo». Il percorso, inevitabilmente, implica «problemi strutturali a cui la politica deve dare risposte, che cambiano a seconda della politica stessa. Noi del centrosinistra abbiamo dato un indirizzo progressista a ogni problematica».
Sala ha poi brevemente spiegato quali saranno i punti di discontinuità principali rispetto all’indirizzo mantenuto finora in ambito urbanistico, in cui si dovrà dare «sempre una maggiore attenzione ai cittadini che hanno bisogno».
Secondo il primo cittadino bisognerà «dare più attenzione al tema della casa; agire in fretta sul ripristino degli appartamenti sfitti; migliorare alcuni servizi pubblici, come il trasporto che deve soddisfare le esigenze dei milanesi; porre un’attenzione estrema alla cura della città, anche nei suoi spazi verdi; operare sulle strutture dello sport, come la piscina Argelati».
Dalla lista non poteva mancare il dossier San Siro, su cui Sala ha dovuto rimandare il voto previsto per ieri, tuttavia senza fare passi indietro sulla direzione che sta portando avanti: vendita alle società Milan e Inter entro novembre, quando scatterà il vincolo sul secondo anello. «A settembre bisognerà riavviare il processo relativo allo stadio San Siro per rispettare i tempi del progetto», ha detto Sala. Una mossa criticata dall’opposizione, che lo accusa di non avere i numeri. (riproduzione riservata)
Dopo il primo cittadino a prendere la parola è l’assessore alla Rigenerazione Urbana, Giancarlo Tancredi, che ha rassegnato le dimissioni. «Ho rassegnato le mie dimissioni dall’incarico di assessore» alla Rigenerazione urbana del Comune di Milano. È un’esperienza che chiudo in modo infelice», ma «la mia coscienza è pulita». Tancredi si è anche interrotto in un’occasione, trattenendo con difficoltà le lacrime
Tancredi ha sottolineato «l’estraneità dell’operato da ogni intento criminoso». «La mia coscienza è pulita, ho prestato la mia opera con impegno e rispetto per tutti e con amore profondo. Il mio gesto spero sia di aiuto per una maggiore serenità e per giungere il prima possibile a chiarezza e giustizia». L’ex assessore alla Rigenerazione Urbana si è detto poi «amareggiato per l’inchiesta».
Tancredi si è anche tolto qualche sassolino dalla scarpa, in relazione al mancato sostegno delle forze politiche. «Sono molto deluso per quella che è stata la posizione espressa da alcune forze di maggioranza della città. Mi costa molto dirlo perché non ho tessere di partito ma il mio cuore è stato da quella parte. Rammarico per aver solo chiesto le mie dimissioni, senza capire quello che era successo, per liberarsi di un peso. Senza rispettare il principio di garantismo, per offrire un sacrificio a chi chiede cambiamenti nel Pgt a cui stavo lavorando». (riproduzione riservata)