Il patrimonio immobiliare pubblico vale oltre 353 miliardi di euro. Ma se fosse valorizzato, dato in locazione o ceduto potrebbe diventare un'arma nelle mani del governo per tagliare il debito italiano da record. Questo il messaggio del report «Ridurre il debito pubblico in Italia valorizzando i suoi asset reali. Padroni del nostro destino» di Deloitte che avvalora il progetto del Tagliadebito proposto da tempo da MF-Milano Finanza e Class Editori che ruota attorno alla valorizzazione degli immobili pubblici conferiti agli enti locali che potrebbero essere immessi poi in appositi fondi da collocare alla clientela retail. Una proposta che ha trovato la condivisione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il sostegno del ceo di Intesa Carlo Messina.
Concretamente lo Stato dovrebbe fare come qualsiasi azienda quando ha un debito alle stelle: cercare di ridurre i suoi asset per pagare i conti evitando di fare solo affidamento sulla crescita dei ricavi (o del pil). Ma se lo Stato cedesse tutte le partecipazioni non incasserebbe più di 60 miliardi di euro, come calcola Deloitte, pari ad appena il 2% del debito pubblico italiano che è di oltre 3.000 miliardi. La privatizzazione di tutti gli immobili pubblici attualmente censiti, invece, se valorizzati e ristrutturati anche secondo le regole green, porterebbe potenzialmente in cassa 1.100 miliardi, ovvero più di un terzo del deficit. Ovviamente per sistemare gli asset immobiliari pubblici, stima il report di Deloitte, servirebbero investimenti per 500 miliardi, di cui l’80% (401 miliardi) da pagare tramite ulteriore debito e 100 miliardi attraverso equity. Ma il ritorno medio del capitale proprio investito «cash on cash» sarebbe pari a 1,8 volte e genererebbe una plusvalenza netta di quasi 205 miliardi.
Guardando alle singole tipologie di immobili pubblici da valorizzare, si scopre che le scuole valgono poco meno di 57 miliardi. Con un intervento di 1,7 miliardi porterebbe il loro valore a 291 miliardi, con un’eventuale plusvalenza sulle vendite di 58 miliardi. Il valore patrimoniale delle case in mano allo Stato è invece di 63 miliardi che se venissero ristrutturate e riconvertite spendendo 1,7 miliardi potrebbero pesare 198 miliardi di euro. Gli ospedali, dopo interventi di rinnovo per 1,7 miliardi, passerebbero da 48,5 miliardi a 157 miliardi, come evidenzia sempre il report di Deloitte. E ancora, i palazzi storici di proprietà pubblica, con un investimento di 1,1 miliardi, vedrebbero il loro valore quasi raddoppiare: da 21,5 a 39 miliardi. Gli impianti sportivi, pur richiedendo la minore quota di risorse per i lavori di ristrutturazione e riconversione (appena 632 milioni), vedrebbero invece schizzare il proprio contributo economico da 5,3 miliardi a 43,7 miliardi.
Tutte stime fatte in maniera prudenziale perché «lo stock di asset reali di proprietà pubblica (amministrazioni centrali e locali) è ancora di difficile quantificazione», sottolinea Deloitte. Non a caso la cabina di regìa per la valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico istituita al Mef si è posta come priorità proprio un aggiornamento del censimento e la creazione di una banca dati completa e accessibile per il mattone di Stato. (riproduzione riservata)