Le risorse del Recovery Fund spingeranno il pil italiano tra l’1,3% e l’1,9% cumulato in più fino al 2026. L’Italia sarà così il principale beneficiario tra i Paesi Ue in termini di crescita, secondo una ricerca pubblicata dalla Bce, grazie all’alta percentuale dei fondi ottenuti in rapporto al pil.
La Spagna avrà un impatto positivo dell’1,2-1,7%. L’Eurozona avrà in media un aumento del pil cumulato dello 0,4-0,9% nel periodo e dello 0,8%-1,2% entro il 2031. Ma il beneficio finale sarà condizionato dall’effettivo utilizzo delle risorse e dalla produttività della spesa.
Il rapporto di 70 pagine, scritto da 13 economisti, osserva che nella prima fase del piano, quella fino al 2023, le aspettative di crescita sono state deluse: la spinta al pil è stata dello 0,1%-0,2% annuale invece del +0,5% atteso dalla Bce. Ma ora la Commissione Ue ritiene che sia possibile accelerare. Grazie al Pnrr l’Italia può ottenere anche una sostanziale riduzione del debito, fino all’8% del pil entro il 2031, secondo l’analisi.
L’Italia ha ottenuto in totale risorse per 191 miliardi dal NextGenEu (Ngeu). Di questi, 113 miliardi erano già stati ricevuti in cinque rate ad agosto. A metà 2024 il Paese aveva raggiunto 269 obiettivi.
Il rapporto pubblicato dalla Bce osserva che «l’Italia ha compiuto progressi significativi nell’esecuzione di opere pubbliche. Tra il primo trimestre del 2023 e il secondo trimestre del 2024, la percentuale di gare d’appalto che hanno attivato un cantiere è passata da meno del 10% a più del 35%».
Inoltre l’analisi Bce evidenzia che «in termini di avanzamento dei lavori, il 18% dei progetti è stato completato». Tuttavia «tra i cantieri aperti e in corso, circa due terzi rischiano di subire ritardi». Inoltre «si registrano differenze nell’esecuzione delle opere pubbliche nel Paese, con il Sud Italia che fatica a tenere il passo con le altre aree. Ciò è dovuto alla maggiore congestione e all’avvio di opere pubbliche relativamente più complesse».
Ieri Tommaso Foti è stato nominato ministro per gli Affari Europei e ha così sostituito Raffaele Fitto al timone della cabina di regia del Pnrr.
L’analisi Bce considera il beneficio del Recovery Fund attraverso due canali: le spese e le riforme.
Il contributo delle riforme al pil aumenta nel tempo (+0,1% fino al 2026, +0,6% fino al 2031), mentre quello delle spese si riduce. Circa il 70% della spesa nell’Eurozona è costituito da investimenti pubblici e trasferimenti di capitale con moltiplicatori fiscali elevati. Allo stesso tempo, «permangono i rischi di attuazione», sottolinea lo studio.
«Gli effetti positivi del NextGenEu sull’economia dell’Eurozona si concretizzeranno come previsto solo se i fondi saranno spesi interamente e tutte le riforme saranno attuate, con sufficiente attenzione alla qualità». In questo contesto, i principali pericoli derivano da «mancanza di capacità amministrativa», «implementazione incompleta o inefficace» e «nuovi shock». Secondo l’analisi l’impatto del Recovery Fund sull’inflazione europea è invece quasi nullo (+0,1%). (riproduzione riservata)