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Adolfo Urso, Mimit
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Moda, il ministro Adolfo Urso a MF: niente veto sul futuro di Armani ma l’auspicio è che la maison resti italiana

27 settembre 2025, 07:00

Il settore moda non è nel perimetro del Golden Power ma tra il desiderio del governo è che il baricentro dell’azienda resti saldamente in Italia. Il Ministero delle Imprese, di concerto, lavora a una legge che tuteli tutto il comparto e si attiva contro il fast fashion 

La settimana della moda si è svolta nel ricordo di Giorgio Armani. Con una sfilata senza stilista e con le incessanti domande sul futuro assetto societario della maison. Eppure, mai come quest’anno, gli atelier si interrogano sulla capacità di restare competitivi senza snaturarsi, mentre caporalato e fast fashion si rivelano piaghe anche del territorio italiano. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, racconta a MF-Milano Finanza la strategia del governo per tutelare e sostenere il comparto.

Domanda. Ministro, la Fashion Week di Milano è stata la prima senza Giorgio Armani. Lo stilista ha inserito nel testamento due maison francesi e una italo-transalpina tra i potenziali compratori di una quota del gruppo. L’esecutivo attiverà il golden power? 

Risposta. Il settore della moda in quanto tale non è nel perimetro del Golden Power. Armani è comunque e rimarrà sempre il brand del Made in Italy, qualunque sia in futuro la composizione azionaria della proprietà. Ovviamente, nel rispetto delle logiche di mercato, il nostro auspicio è che il baricentro dell’azienda resti saldamente in Italia. Peraltro, l’esempio di quanto recentemente accaduto con l’acquisizione di Versace da parte di Prada, è di buon auspicio e in controtendenza con gli anni passati, quando molte delle nostre eccellenze sono finite in mani straniere. Oggi si registra una rinnovata consapevolezza dell’importanza strategica del comparto moda per l’economia nazionale. Siamo noi la fabbrica del lusso del mondo: un luogo in cui creatività, artigianalità e industria si fondono in un modello unico, ammirato e riconosciuto a livello globale.

D. La questione dazi non si è ancora risolta. Come si può stimolare la crescita delle imprese italiane e, soprattutto, di quelle del comparto della moda?

R. I dazi americani non incideranno in modo significativo sulle prospettive del settore moda: sono ovviamente onerosi ma sostenibili, perché ci rivolgiamo a una gamma di acquirenti ad alto reddito e abbiamo un posizionamento di mercato difficilmente sostituibile. Nel prossimo Tavolo di settore presenteremo le ulteriori novità del Piano Moda per l’Italia che stiamo concordando con le associazioni di categoria e con i grandi brand che producono nel nostro Paese.

D. Che novità ci saranno?

R. Vogliamo sostenere la crescita delle imprese italiane e vorremmo che la loro aggregazione fosse sia verticale sia orizzontale. Puntiamo così a incoraggiare i brand che intendono rafforzare la filiera e renderla più sostenibile, ma anche a stimolare l’aggregazione tra imprese che producono componenti a servizio dei grandi brand.


D. Il suo dicastero è anche al lavoro su un ddl contro il caporalato.

R. Esatto. Con questo provvedimento vogliamo certificare la sostenibilità e la legalità delle imprese del settore, migliorando le condizioni di lavoro e contrastando sia le pratiche di sfruttamento sia l’evasione fiscale e contributiva.

D. In che modo?

R. Con delle verifiche preventive ad hoc. La norma si pone l’obiettivo di certificare la filiera che fa capo al titolare del brand, in modo da escludere che quest’ultimo debba rispondere per comportamenti illeciti o opachi riconducibili ai fornitori o ai subfornitori lungo la catena. Vogliamo un Made in Italy trasparente, sostenibile e competitivo.

D. Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di misure di supporto al settore...

R. Corretto. Stiamo lavorando a 360 gradi rafforzando gli strumenti per potenziare investimenti, innovazione e filiere. Oltre ai Piani Transizione 4.0 e 5.0, interveniamo con più misure di sostegno: contratti di sviluppo, il Fondo centrale di Garanzia per le pmi, la Nuova Sabatini rifinanziata, il Credito d’imposta ideazione artistica e misure per accompagnare la transizione ecologica e digitale.

D. C’è un altro problema che però minaccia le maison italiane. Un tema che ha gravi impatti ambientali e sociali: il fast fashion. Avete in serbo qualcosa a riguardo?

R. Il fast fashion sta invadendo l’Europa. E noi dobbiamo agire subito. Stiamo dunque predisponendo un intervento normativo sul modello francese, evitando le criticità emerse oltralpe sulla compatibilità comunitaria, che si pone l’obiettivo – da raggiungere entro fine anno – di estendere gli obblighi di responsabilità del produttore anche alle piattaforme di commercio elettronico non stabilite in uno Stato membro. In tal senso lavoriamo anche all’identità digitale del prodotto al fine di garantire il consumatore su modalità e luogo di produzione. (riproduzione riservata)



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