A Gaza si muore di fame. Quello che da mesi era sotto gli occhi di tutti, ma sempre negato dal governo di Israele, ora ha l’ufficializzazione, forse in ritardo, anche dell’Onu.
Dopo mesi di crescente allarme, le Nazioni Unite hanno dichiarato ufficialmente, per la prima volta, la carestia nella Striscia di Gaza, con 500mila persone che versano in condizioni ‘catastrofiche’ e le vite di 132mila bimbi sotto i cinque anni sono a rischio a causa della malnutrizione. Mentre, poi, Israele minaccia di distruggere la città più grande del territorio palestinese devastato dalla guerra. Proprio nel governatorato di Gaza City, oltre 280mila persone soffrono una fame acuta.
Secondo il rapporto della Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Integrated Food Security Phase Classification, Ipc), la carestia si estenderà entro settembre anche a Deir al-Balah e Khan Younis, portando il numero complessivo delle persone colpite a 641mila, circa un quarto della popolazione.
«Questa è una carestia che avremmo potuto evitare se ci fosse stato consentito. Il cibo si accumula ai confini a causa dell'ostruzionismo sistematico di Israele», ha denunciato da Ginevra Tom Fletcher, coordinatore umanitario dell’Onu, parlando della fame promossa a Gaza «da alcuni leader israeliani come arma di guerra» e di una crisi che «ci perseguiterà tutti».
Il segretario generale dell’Onu ha definito la situazione «una catastrofe provocata dall’uomo, una condanna morale e un fallimento per l’umanità». Antonio Guterres ha ribadito che «in quanto potenza occupante Israele ha l’obbligo di garantire cibo e forniture mediche» e ha chiesto un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi e un accesso umanitario senza ostacoli.
Israele respinge però le conclusioni dell’Onu: il ministero degli Esteri ha sostenuto che «non c’è carestia a Gaza» e che il rapporto dell’Ipc è «su misura per la campagna di Hamas», accusando l’agenzia di basarsi su «dati parziali e falsi». Secondo il governo israeliano «nelle ultime settimane la Striscia è stata inondata da aiuti alimentari, con conseguente calo dei prezzi». In base ai criteri internazionali, una regione è classificata in carestia se almeno il 20% della popolazione soffre di gravi carenze alimentari, un bambino su tre è colpito da malnutrizione acuta e due persone su 10mila muoiono ogni giorno per fame o malattie legate alla denutrizione.
Hamas ha giudicato la pubblicazione «importante» anche se arriva «molto tardi, dopo lunghi mesi di avvertimenti» e torna a chiedere la fine immediata della guerra a Gaza e la revoca delle restrizioni imposte da Israele al flusso di aiuti nella Striscia. In una dichiarazione pubblicata online, il gruppo politico-militare della Striscia di Gaza chiede «un’azione immediata da parte delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza per fermare la guerra e togliere l’assedio» e chiede che i valichi di frontiera verso Gaza siano aperti «senza restrizioni per consentire l’ingresso urgente e continuo di cibo, medicine, acqua e carburante». (riproduzione riservata)