Il Giappone potrebbe esser pronto a porre fine a un’era. Dopo 17 anni di tassi di interesse negativi, la Bank of Japan (BoJ) potrebbe abbandonare la politica di tassi di interesse col segno meno aumentando il costo del denaro già nella riunione di oggi invece che ad aprile come precedentemente stimato dagli analisti. A disegnare questo scenario sono gli economisti di Goldman Sachs, secondo cui sarebbero in particolar modo gli ultimi dati sui salari a poter far accelerare il passo alla banca centrale.
Mercoledì 13 marzo i maggiori datori di lavoro del Giappone hanno infatti annunciato aumenti salariali record, segnalando una rottura con la mentalità deflazionistica che ha portato al prolungato periodo di bassa crescita economica del paese noto come i «decenni perduti». Ogni primavera, nel Paese i sindacati e i management tengono colloqui, noti come shunto, per fissare i salari mensili prima all’inizio dell’anno fiscale giapponese che ha inizio ad aprile. Il Nikkei ha riferito che Toyota Motor, Hitachi e Panasonic Holdings sono state tra le aziende che hanno pienamente soddisfatto le richieste dei sindacati di aumentare i salari. «Insieme, questi sviluppi», spiega Tomohiro Ota di Goldman Sachs, implicano che la BoJ probabilmente non avrà bisogno di ulteriori dati per il cambiamento di politica, né di aspettare per giustificare la svolta con l’outlook trimestrale di aprile».
Oltre all’uscita da un tasso di riferimento negativo (-0,1%), sul tavolo della BoJ ci sono anche una serie di strumenti straordinari tra cui il controllo della curva dei rendimenti e gli acquisti di titoli di Stato. Nel dettaglio, da Goldman Sachs si aspettano che il controllo della curva dei rendimenti (Ycc) cessi completamente, vale a dire che verrebbero aboliti sia il tasso obiettivo allo 0% che il tasso di riferimento all’1%. La BoJ probabilmente abolirà anche l’impegno di overshooting con il quale l’istituto si impegna a aumentare la base monetaria, per il momento inoltre la banca manterrà l’attuale ritmo di acquisto lordo dei Titoli di Stato giapponesi (Jgb) mantenendo costanti le partecipazioni in Etf (iniziate a ottobre 2023), anche se non si impegnerà esplicitamente sull’entità e sulla cessazione dell’acquisto di Jgb. La banca alzerà il tasso di riferimento Tona (tasso medio overnight interbancario non garantito e tasso di riferimento per lo yen giapponese), che è rimasto finora in un range compreso tra -1% e zero, di 10 punti in una forchetta compresa tra zero e +1%.
Oltre a prevedere un anticipo della svolta di politica monetaria, Goldman Sachs guarda anche al futuro percorso del rialzo dei tassi. Ota si aspetta che la BoJ aumenterà il tasso di deposito di 25 punti nell’ottobre di quest’anno, e poi aspetterà l’ottobre 2025 per un altro aumento di 25 punti (range 25-50 pb) «alzando gradualmente il tasso di riferimento man mano che avrà ulteriori prove di un’inflazione sostenibile intorno al 2%». Per questo gli economisti si attendono che la banca aspetterà un anno tra il secondo e il terzo rialzo dei tassi, principalmente perché la stima sull’inflazione core è più bassa nel 2025 intorno all’1,6%.
Il Giappone ha evitato una recessione tecnica alla fine del 2023, con il prodotto interno lordo del quarto trimestre che è stato rivisto al rialzo a +0,1% in termini reali sul trimestre contro il -0,1% della prima stima. Questa revisione si spiega con gli investimenti non residenziali delle società private che sono stati molto più robusti di quanto inizialmente stimato (+2% rispetto al -0,1% iniziale). Nel corso dell’intero anno, la crescita è rimasta invariata (+1,9% dopo il +1% nel 2022). In termini nominali lo scorso anno il pil giapponese è retrocesso al quarto posto mondiale, dopo essere stato superato da quello tedesco.
Più in generale, in Giappone i consumi delle famiglie sono in calo, a causa dell’effetto combinato dell’inflazione e della debolezza dello yen (il cambio tra il dollaro e lo yen è attualmente a quota 149). Anche l’inizio di quest’anno si preannuncia difficile, con i consumi delle famiglie che a gennaio subiranno il calo peggiore degli ultimi tre anni (-6,3% su un anno). «La piccola ripresa dell’ultimo trimestre ha permesso di evitare lo spaventapasseri della recessione tecnica, definita da due trimestri consecutivi di contrazione del pil. Ma ciò non cambia il fatto che l’economia giapponese sta andando male», ha commentato Stefan Angrick in una nota di Moody’s. (riproduzione riservata)