Il rialzo dei tassi sta mettendo alle strette il fintech a livello internazionale. Nel primo trimestre di quest’anno, al netto del round di finanziamento realizzato dall’americana Stripe per 6,5 miliardi di dollari (6,15 miliardi di euro), il settore ha visto ridursi l’ammontare di risorse raccolte rispetto ai livelli già molto bassi di fine 2022, toccando gli 8,5 miliardi di dollari (-12%).
Il numero di operazioni è rimasto invece al palo a quota 983 deal, una cifra che si confronta con il livello massimo di 1.629 deal registrata all’inizio dell’anno scorso. I numeri sono contenuti sull’ultimo report State of Fintech realizzato dalla società di analytics americana CbInsights.
Le cose vanno ancora peggio per le start up focalizzate sul business bancario che hanno subito una contrazione del funding del 64% trimestre su trimestre a 0,5 miliardi. In questa nicchia il numero di operazioni si è quasi dimezzato rispetto alla metà del 2022, con appena 52 deal.
Un altro dato a impatto riguarda il numero di nuovi unicorni, cioè di fintech che hanno superato il miliardo di dollari di valutazione. Nel primo trimestre di quest’anno CbInsights ha registrato la nascita di un solo unicorno, per l’esattezza l’egiziana MNT-Halan, che si rivolge alla clientela poco servita dalle banche. Durante il boom del 2021 il mercato registrava invece una media di 50 nuovi unicorni a trimestre.
Dove invece si registrano segnali di ripresa è nel m&a. In questo ambito c’è stato un deciso rimbalzo del numero delle operazioni, che sono salite del 15% a 172 deal. (riproduzione riservata)