È la prima volta in 112 anni che, con il tentativo di destituzione di Lisa Cook, un presidente degli Usa licenzia un membro del board dei governatori della Federal Reserve. Non è purtroppo una novità a livello globale anche se per le cacciate si utilizzano altri mezzi.
Nell’incomparabile caso italiano si pensa all'utilizzo, a torto o a ragione, del potere giudiziario e, tra le altre vicende, si ricorda l'attacco eversivo lanciato nel 1979 contro la Banca d'Italia del grande governatore Paolo Baffi e del vicedirettore generale Mario Sarcinelli, personaggi integerrimi e di altissima competenza: un attacco, frutto di convergenze tra poteri occulti, parti della politica e del governo, settori deviati della magistratura e del sistema bancario, che aveva lo scopo di sottomettere la banca ai voleri del bancarottiere Michele Sindona e di piegarne l'indipendenza.
Negli Usa di Trump si usano armi più sofisticate, ma di potenziale forte effetto contro l'autonomia e indipendenza della Fed e, più in generale, contro le istituzioni neutre di garanzia e di controllo che rappresentano l'incarnazione dei contrappesi oggi ancor più necessari, data la prevalenza repubblicana nel Congresso americano.
Non riuscendo a dimissionare il capo della Fed, Jerome Powell, Trump imbocca la strada della destituzione della Cook perché ciò potrà assicurare, con la successiva nomina di un proprio fedele unita a quella dell'entrante iper-fedele Stephen Miran che è succeduto ad Adriana Kugler, di avere una maggioranza trumpiana (4 a 3) nel suddetto board e di preparare, con le nomine a febbraio dei governatori regionali della banca centrale, una maggioranza di quest'ultimo tipo anche nel comitato che decide la politica monetaria.
Così Trump dalla Casa Bianca governerà la manovra monetaria. Se così dovesse accadere, con una Fed sotto protettorato, si arrecherebbe un gravissimo vulnus alla democrazia. Le conseguenze - che già si segnalano con l'aumento dei rendimenti dei titoli pubblici a lungo termine molto sensibili alla prospettive dell'economia e alla credibilità di una banca centrale - sarebbero assai pesanti, unitamente a un possibile effetto domino, per via di stimoli all'imitazione anche in altri Paesi e banche centrali.
È auspicabile che in sede giudiziaria, che la Cook sta attivando affermando l'inconsistenza degli addebiti mossi relativamente a presunte irregolarità nell'ottenimento di due mutui molto prima dell'assunzione della carica in questione, la misura adottata da Trump sia ritenuta illegittima. Ma, se così sarà, è prevedibile che non cesseranno le strategie per un assoggettamento della Fed, mentre se il ricorso sarà bocciato magari in prima istanza, il tycoon ne trarrà un incentivo a proseguire, con ancora maggiore tenacia, con atti della specie nei confronti delle non omologazioni delle istituzioni terze al credo trumpiano.
Comunque la si veda, a partire dai reiterati attacchi a Powell con minacce - si pensi pure al progetto di ristrutturazione degli edifici della Fed contestato da Trump - e insulti, questa decisione contro la Cook si può considerare un test definitivo dell'autoritarismo di Trump orientato a travolgere barriere istituzionali e presidi della democrazia. Proprio per l'effetto ultrattivo di questa vicenda, occorrerebbe una reazione delle altre principali banche centrali e dei governi, non potendosi ritenere questo caso un mero affare interno, se non altro per il ruolo della Fed nelle istituzioni finanziarie internazionali. Certo, se si pensa all’Europa e alle reazioni da invertebrati nei confronti di decisioni trumpiane ancora più gravi, non vi è granché da sperare.
Tuttavia non si può assistere a una miscela di autoritarismo, mercantilismo e isolazionismo andando a prendere ordini nello Studio Ovale della Casa Bianca e rallegrandosi pure dei risultati. Baffi e Sarcinelli furono poi riconosciuti in sede giudiziaria completamenti innocenti. Ma i danni gravi erano stati compiuti. Il paragone non sussiste. Ma da quel caso si può trarre ispirazione valutando l'importanza di una diffusa consapevolezza della gravità di quanto viene ordito da Trump contro la Federal Reserve. (riproduzione riservata)