Mentre Microsoft, Google e Meta si sfidavano a colpi di chatbot e modelli di intelligenza artificiale sempre più grandi e costosi, Ibm imboccava una strada alternativa. Il gigante tech, noto fino a non molto tempo fa per i suoi computer, ha scelto di puntare sull’AI aziendale. Quindi sistemi più piccoli, meno onerosi e altamente specializzati per i vari settori. Questa strategia sembra aver pagato, visto che Big Blue ha superato i 6 miliardi di dollari di contratti acquisiti e nel primo trimestre ha battuto le aspettative del mercato con un fatturato di 14,54 miliardi (contro 14,4 miliardi attesi) e un utile per azione rettificato di 1,6 dollari (1,4 atteso). Per l’intero anno il gruppo si aspetta una crescita del 5% circa dei ricavi, partendo dai 62,75 miliardi del 2024.
Anche in borsa il momento è positivo. A giugno il titolo ha segnato un nuovo record storico, oltrepassando i 280 dollari per azione e portando la capitalizzazione del gruppo verso i 260 miliardi. Negli ultimi 12 mesi ha guadagnato quasi il 67% contro un rialzo di circa il 13% del Nyse Composite, dell’8% di Microsoft e del 35% di Meta (dati al 13 giugno).
«Noi non ci concentriamo sull’AI generale, quella che aiuta a scegliere un ristorante o a pianificare una vacanza, ma ci focalizziamo sull’AI per le imprese. E alle aziende non servono i modelli più grandi che coprono tutta la storia umana, ma modelli più contenuti e personalizzabili», racconta a MF-Milano Finanza Ric Lewis, senior vice president Infrastructure di Ibm, in occasione della tappa milanese di Think 2025, l’evento annuale della società dedicato all’innovazione.
La strategia di Ibm si fonda sull’estrazione di valore dai dati aziendali, dove i margini di crescita e sviluppo, secondo il gruppo, sono ancora molti. «Il 99% dei dati utili a un’impresa, ad esempio gli storici delle transazioni per un’assicurazione o le preferenze dei clienti per un rivenditore, non sono integrati nei modelli di AI attuali. Questo significa che molte aziende non stanno ancora ottenendo il valore che potrebbero dai loro dati», precisa Lewis. L’ambizione di Ibm, quindi, è di risolvere questa carenza con la suite Watsonx, la sua serie di modelli di AI open source. Con l’ultimo aggiornamento Watsonx Orchestrate, presentato a Think 2025, Ibm propone un sistema che consente di creare un agente AI in pochi minuti partendo da alcune funzionalità predefinite. Così ogni azienda può impostare un’AI di supporto alla creazione di campagne marketing piuttosto che una che aiuti nella gestione delle risorse umane, personalizzando lo strumento con informazioni su misura.
Per farlo, però, servono i dati. «Il secondo pilastro della nostra strategia, insieme all’AI, è il cloud ibrido», spiega il vicepresidente. «Magari un’azienda non ha tutti i dati in un unico posto, ma li ha disseminati su diversi ambienti cloud e in parte in sede. Il nostro compito è aiutare a gestire queste informazioni in modo efficiente». Missione che Ibm porta avanti tramite due controllate che offrono soluzioni per integrare e far dialogare diversi ambienti. In primo luogo Red Hat, acquisita nel 2019 per 34 miliardi, e poi HashiCorp, comprata a inizio anno per 6,4 miliardi.
Utilizzando la sua stessa suite, Ibm ha calcolato di aver già risparmiato oltre 3 miliardi. «Noi siamo stati il nostro primo cliente», ricorda Lewis. «Abbiamo provato internamente le soluzioni che proponiamo in settori come risorse umane, supply chain, assistenza clienti. In due anni abbiamo risparmiato 3,5 miliardi di dollari che abbiamo re-investito, ad esempio, nello sviluppo di Z-17 (il sistema lanciato ad aprile da Ibm per unire hardware e software intelligenti, ndr)».
La prossima sfida, appena annunciata, è la creazione di un nuovo tipo di computer quantistico. L’orizzonte temporale fornito da Ibm è di quattro anni: entro il 2029 la società vuole rendere disponibile l’Ibm Quantum Starling che, secondo le stime, eseguirà 20 mila volte più operazioni dei computer quantistici attuali.
«L’AI lavora sui dati del passato, il quantum computing su quelli del futuro», specifica Lewis. «Non si tratta di fare le stesse cose più velocemente ma di fare cose diverse, a partire dalle previsioni». Il computer quantistico sarà costruito nel quantum data center di Poughkeepsie (New York). Il sito è incluso nel maxi piano di investimento di Ibm negli Stati Uniti, dove il gruppo ha annunciato progetti di espansione per 150 miliardi in cinque anni.
In Europa, invece, i data center di Ibm al momento restano due, dislocati a Madrid e a Francoforte. «Valuteremo nuove opportunità in base alla domanda e costruiremo dove questa sarà abbastanza forte», conclude il top manager. (riproduzione riservata)