I mercati azionari asiatici sono deboli a causa delle diffuse preoccupazioni degli investitori per l'inflazione elevata e la minaccia di recessione. In calo anche i prezzi del petrolio a seguito delle rassicurazioni dell'Arabia Saudita sulla produzione. Il prezzo del Brent flette del 2% a 113,96 dollari al barile in vista della riunione dell'Opec+ nel corso della giornata, che dovrebbe aprire la strada ad aumenti della produzione dopo l'emabargo Ue del petrolio russo. Anche il greggio statunitense arretra del 2,10% a 112,84 dollari al barile.
Il petrolio cala, Arabia Saudita pronta ad aumentare la produzione di petrolio
Il Financial Times ha riferito che l'Arabia Saudita potrebbe essere pronta ad aumentare la produzione di petrolio in caso di un forte calo della produzione russa. "Questo sarà ben accolto dai leader occidentali" dato che l'inflazione resta elevata "tanto che le banche centrali aumenteranno i tassi rischiando, però, di far cadere le loro economie in una recessione", ha affermato Matt Simpson, analista di City Index a Sidney. "Una maggior offerta di greggio sostanzialmente lenisce alcuni di questi timori inflazionistici, anche se c'è ancora molto lavoro da fare quando si tratta di combattere l'inflazione".
Un articolo del Wsj pubblicato ieri ha suggerito che l'Opec+ potrebbe esentare la Russia dalle sue quote di produzione. "Nel complesso, l'incontro odierno dell'Opec+ sta assumendo un'importanza di gran lunga maggiore per i mercati globali rispetto ai Non-Farm payrolls statunitensi di domani. Se l'Opec+ non farà altro che aumentare la produzione di 433.000 barili al giorno già previsti, è probabile che i prezzi del petrolio registrino un forte aumento. Se la Russia sarà esentata e l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti segnaleranno di voler aumentare la produzione, possiamo aspettarci un forte calo dei prezzi del petrolio", ha affermato Jeffrey Halley, Senior Market Analyst, Asia Pacific di Oanda, che vede il prosismo supporto del Brent a 112,00. E poi a 104,50 dollari. "Una chiusura giornaliera al di sotto di questo punto dovrebbe consentire al Brent di ritestare quota 100 dollari al barile. Nel caso del Wti il supporto è a 111,60 dollari e poi a 108,00 dollari al barile. La rottura al ribasso di questi livelli segnala un ritorno alla metà degli anni '90".
Le preoccupazioni degli investitori per l'inflazione e la recessione si sono aggravate a causa dell'incertezza causata dal ritmo degli aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense, dall'impatto della guerra Russia-Ucraina sui prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime e dai vincoli della catena di approvvigionamento esacerbati dai severi limiti del Covi-19 in Cina. Tanto che Jamie Dimon, presidente e amministratore delegato di JP Morgan Chase & Co., ieri ha paragonato le sfide che l'economia statunitense deve affrontare a un "uragano".
Nikkei affossato dai titoli tecnologici
L'indice Shanghai Composite sale dello 0,15% e lo Shenzhen Composite Index dello 0,42% grazie agli sforzi di Pechino di stabilizzare la crescita economica e di allentare le restrizioni per il Covid-19, -1%, invece, il Kospi di Seoul. Anche a Tokyo il Nikkei scivola dello 0,54% trascinato al ribasso dai titoli tecnologici ed elettronici poiché continuano le preoccupazioni per l'aumento dei costi delle materie prime: la società di servizi informatici Obic flette del 3% e il produttore di prodotti ottici Hoya del 3,6%, -3,75% per Fujitsu, -2,9% per Trend Micro e -2,7% per Sony.
Torna a scendere il rendimento del Treasury Usa a 10 anni
Pesa sui mercati asiatici la debolezza di ieri Wall Street dove il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,54%, l'S&P500 ha perso lo 0,75% e il Nasdaq Composite lo 0,72%. Oggi i futures di Wall Street non accennano a un rimbalzo (-0,15% il Dow Jones e -0,14% l'S&P500). Il dollaro è più debole sull'euro che vale 1,0654 (+0,16%) e sullo yen (cross dollaro/yen a 129,983, -0,07%) dopo essersi rafforzato a 130,05 dollari con i rendimenti statunitensi a 10 anni tornati sotto il 3% al 2,91%. I rendimenti più bassi mantengono pressoché stabile il prezzo dell'oro dopo che ieri ha toccato il minimo delle ultime due settimane, oggi scambia a 1.847 dollari l'oncia (-0,06%). (riproduzione riservata)