El.En è sempre di più una società di laser per medicina e chirurgia estetica. Il gruppo fiorentino, quotato a Piazza Affari sull’indice Star, ha di recente concluso la vendita del 59,18% di Penta Laser Zhejiang, la controllata cinese attiva nel settore del taglio laser. E con il closing, avvenuto a metà luglio, il business si sbilancia ulteriormente verso la linea di business trainante: il comparto medicale, appunto, che nel 2024 ha generato 410 milioni di euro di ricavi (+4,6%) su un totale di circa 566 milioni (-1,8%).
«Il settore medicale è anche quello più redditizio», racconta Andrea Cangioli, amministratore delegato di El.En, in occasione dei 40 anni di Quanta System, controllata specializzata proprio in laser per chirurgia e medicina estetica, che da sola ha portato al gruppo un fatturato di 158 milioni lo scorso anno (+9,7%).
L’operazione prevede la cessione del 59,18% di Penta Laser Zhejiang a Yangtze Optical Fibre and Cable per 240 milioni di yuan cinesi (28,7 milioni di euro) e include un potenziale adeguamento del prezzo fino al 15% in base a risultati finanziari e accantonamenti. El.En manterrà una partecipazione del 19,2% e continuerà a gestire le attività italiane della business unit. «Avevamo pensato di vendere l’intera divisione di taglio laser, ma non è stato possibile: cedere anche la parte italiana a un gruppo cinese avrebbe fortemente penalizzato quella componente», aggiunge Cangioli.
La cessione, seppur non integrale, incontra comunque il favore degli analisti. «L’attività ceduta ha generato nel 2024 ricavi per 81,8 milioni e un ebit negativo di 7,1 milioni», sottolinea Intermonte. Aggiungendo che ora El.En «si trova in una posizione più forte, con un’enorme liquidità (stimiamo 173 milioni a fine anno, pari a quasi il 20% dell’attuale capitalizzazione di mercato), una maggiore esposizione al settore medico ad alto margine e un management completamente concentrato sul core business».
La società mantiene, comunque, le attività di laser industriale legate al restauro delle opere d'arte (El.En ha partecipato, tra gli altri, a progetti di restauro agli Uffizi, ai Musei Vaticani e a Notre-Dame), anche se questo filone rimane minoritario. «Il restauro è emozionante, appassionante, bellissimo… ma non è un settore su cui si può costruire un business in termini di volumi o numeri», ammette Cangioli.
Archiviato il dossier cinese, per El.En è tempo di guardare altrove. Il gruppo è molto esposto verso gli Stati Uniti, che rappresentano il mercato singolo più importante. Di conseguenza, l’incertezza che circonda i rapporti commerciali tra Usa ed Europa non può che generare qualche preoccupazione a Firenze. «Per ora siamo abbastanza sereni perché i nostri concorrenti, in particolare i coreani, hanno ricevuto dazi simili al 30% ipotizzato per l’Unione Europea», dice Paolo Salvadeo, direttore generale di El.En. Tuttavia, il 30% è un livello vicino alla soglia del dolore, oltre la quale preservare i margini sarebbe difficile. «I prezzi, inevitabilmente, aumenteranno, ma alcune delle nostre macchine riescono ancora a spuntare un premium price, quindi restiamo competitivi», aggiunge Salvadeo. «Certo, se i dazi salissero al 40% o al 50% sarebbe più complicato».
Per quanto centrale, il mercato americano non è l’unico fronte caldo per El.En. «C’è un mondo oltre gli Stati Uniti», ricorda Salvadeo. «In Asia, ad esempio, ci sono investimenti enormi, in particolare nelle tecnologie di ringiovanimento della pelle». In più, il gruppo è attivo anche in Medio Oriente. «Abbiamo sempre venduto molto, nel settore dell’estetica, in Paesi come Iraq, Arabia Saudita, Egitto», sottolinea l’ad Cangioli, «anche se purtroppo la situazione attuale ci penalizza. Per esempio, andavamo bene in Palestina, ma i centri lì non sono più operativi».
Se da un lato c’è, dunque, l’espansione internazionale, dall’altro i prossimi anni saranno dedicati all’innovazione tecnologica. E il tesoretto dell’operazione con Yangtze Optical Fibre and Cable può essere prezioso. «Continueremo a fare ricerca e vedremo una forte innovazione tecnologica», conclude Girolamo Lionetti, ceo di Quanta System. «Al momento abbiamo due aree di business principali: l’urologia e la dermatologia. Ma stiamo già sviluppando soluzioni per espanderci nella ginecologia e nella neurologia». (riproduzione riservata)