L’economia russa, nonostante tutto, gode di buona salute. E con nonostante tutto si intendono: sanzioni, guerra, problemi alle supply chain e così via.
In base ai dati forniti dal Fondo monetario Internazionale (Fmi), nel 2022, anno dello scoppio della guerra con l’Ucraina, il pil reale è calato dell’1,2% e l’economia è andata in recessione. Ma nel 2023 e 2024 è salito rispettivamente del 0,7% e del 3,8%, trainato dall’economia bellica. Nel 2025 è stimato in aumento del 1,4% e le previsioni dell’Fmi per il 2026 indicano un ulteriore incremento dell’1,2%. Ma fino a quando potrà proseguire la crescita, dopo l’inversione di rotta di Donald Trump sull’Ucraina?
Come sottolineato da Nick Paton Walsh, in un’analisi pubblicata il 4 agosto 2025 sulla Cnn, dal titolo “Ukraine is now Trump’s war", in meno di un mese gli Stati Uniti sono passati dal sospendere gli aiuti militari all’Ucraina a minacciare l’uso della forza nucleare contro la Russia. E questo per Mosca potrebbe essere un problema.
Come sottolineato da Guy Anderson, direttore di Janes, nel corso di un’intervista a Wall Street Journal, la guerra è stata un grosso stimolo all’economia russa. Tuttavia, avverte l’esperto : «non possono continuare a farla per sempre, è probabile che finiscano i soldi».
Dallo scoppio dell’invasione in Ucraina, Mosca ha aumentato vertiginosamente la spesa militare. Dai 50 miliardi di dollari del 2022, Mosca ha destinato in spesa militare quasi 125 miliardi nel 2023, 125 miliardi nel 2024 e arriverà a investire, nell’anno in corso, 150 miliardi di dollari.
I costi della guerra sono anche geopolitici. Nell’ultimo periodo Trump sta minacciando la Russia sia con sanzioni dirette che indirette. A luglio, ha fissato un ultimatum di 50 giorni per un accordo di pace con l’Ucraina, pena l’applicazione di dazi fino al 100%. Poi ha annunciato un dazio reciproco del 25?% sull’India a partire dal 1° agosto, più una «penalità» legata agli acquisti di petrolio e armi russe.
Infine, il 5 agosto 2025, ha dichiarato alla Cnbc: «Penso che aumenterò significativamente i dazi nelle prossime 24 ore. Stanno comprando petrolio dalla Russia, stanno alimentando la macchina bellica, e se continueranno a farlo, non sarò affatto contento».
Come riportato dal Wall Street Journal, la Russia dopo il 2022 è diventata la nazione più sanzionata al mondo. Mosca risulta 5 volte in più colpita dell’Iran e quasi 10 volte in più della Siria, che nella classifica degli Stati canaglia occupano il secondo e il terzo posto. L’obiettivo delle sanzioni era, chiaramente, quello di rendere la guerra impossibile.
Tuttavia, nonostante ciò, la crescita del pil russo nel 2024 ha superato quella di una buona parte dei Paesi occidentali. Tra cui gli Usa. Come osserva Guy Anderson : «Dopo la breve recessione del 2022, causata anche dall’impatto del Covid, il pil russo è rimbalzato già nel 2023».
E questo perché Mosca è riuscita a convertire velocemente la produzione in un sistema coerente con l’economia bellica. Molte imprese russe, provenienti dai settori più disparati, si sono dedicate alla produzione militare. L’aumento della spesa in armamenti e la creazione in tempi contenuti di una vasto apparato produttivo militare ha portato il tasso di disoccupazione al 2,2 %, il valore più basso degli ultimi 40 anni, stando ai dati forniti dalla Bank of Russia.
Inoltre, continua l’esperto: «Mosca è stata in grado, in tempi relativamente brevi, di reindirizzare le esportazioni di gas naturale e petrolio – principale driver dell’economia russa – verso i mercati cinese e indiano, di grosse dimensioni. È per questo che le sanzioni non hanno avuto l’effetto sperato».
Per finanziare l’ingente spesa militare, Mosca ha fatto affidamento sul settore dell’oil & gas, che rappresenta il 20% del pil russo. Ma come evidenzia, Anderson, questa situazione non può andare avanti per sempre. Il direttore di Janes dice ai microfoni del Journal : «la Russia dovrebbe avere un surplus di bilancio al momento e le risorse dovrebbero confluire nel National Wealth Fund (Nwf, il fondo sovrano statale usato per sostenere l’economia del Paese, in particolare il bilancio federale, i fondi pensione), ma quello che stiamo vedendo è che stanno spendendo molto di più di quello che riescono a incassare. E, per fare ciò, stanno bruciando le risorse del fondo. A questo tasso di spesa – sottolinea l’esperto – rimarranno senza risorse entro il 2030».
Ed è qui che entra in gioco Trump con le sue minacce. Stando ai dati forniti dal Wall Street Journal, la Russia vende circa la metà del suo petrolio e del suo gas a India e Cina. Immaginatevi, se, sull’onda delle minacce di Trump, anche solo uno dei due paesi smettesse di comprare idrocarburi da Mosca. Come dice Anderson: «sarebbe una catastrofe per l’economia russa». Senza considerare lo shock sui mercati globali delle materie prime. Il prezzo di gas e petrolio si impennerebbe e questo potrebbe avere un impatto profondo anche su tutte le economie che si affidano all’importazione di combustibili fossili, con effetti potenzialmente recessivi.
Sullo sfondo, tra le altre cose, c’è il problema dell’inflazione che, stando a quanto riportato dalla Bank of Russia, è al 9,4%. A onor del vero, il tasso di crescita degli stipendi è maggiore dell’aumento dei prezzi, e quindi, da un punto di vista del carovita, gli standard di vita della popolazione sono aumentati. Ma, continua Anderson : tutto ciò «non è fiscalmente sostenibile».
Per contrastare l’inflazione, infatti, i tassi interbancari fissati dalla Bank of Russia sono al 21%. Sebbene il debito pubblico resti contenuto in termini assoluti, una parte crescente dovrà essere rifinanziata a tassi molto elevati. Questo comporta un rapido aumento della spesa per interessi, che, in assenza di surplus primari e con la persistenza della spesa militare, potrebbe far crescere il debito in modo accelerato nei prossimi anni. Nonostante queste evidenti sfide economiche e fiscali, gli esperti ritengono che Putin sia determinato a portare a termine quanto iniziato dal 2022. Solo che la matematica sembra iniziare a non dargli più ragione.
Nel frattempo, Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato martedì 5 agosto di aver avuto una conversazione telefonica «produttiva» con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo alla fine del conflitto tra Russia e Ucraina.
«È davvero indispensabile fermare le uccisioni il prima possibile, e noi sosteniamo pienamente questo obiettivo», ha scritto Zelensky in un post su X.
Secondo quanto riferito, i colloqui hanno anche toccato i temi delle sanzioni contro la Russia, della cooperazione tra l’Ucraina e i Paesi membri della Nato, e della collaborazione bilaterale in ambito difensivo tra Ucraina e Stati Uniti.