Google si adegua, Meta no. Il codice di buone pratiche sull’intelligenza artificiale per finalità generali, elaborato dall’Unione Europea con l’ausilio di 13 esperti indipendenti, divide le big tech. Si tratta di una sorta di vademecum per aiutare le aziende a orientarsi in vista dell’entrata in vigore – il 2 agosto 2025 – delle regole sui modelli di AI di grandi dimensioni previste dall’AI Act. L’adesione non è obbligatoria, ma le decisioni dei colossi tecnologici sono indicative del loro approccio verso la regolamentazione europea, più volte accusata di bloccare innovazione e sviluppo.
Il codice europeo è arrivato nella sua versione definitiva il 10 luglio 2025. Da allora diverse società hanno espresso la volontà di firmarlo. L’ultima in ordine cronologico è Google che ha comunicato la sua decisione il 30 luglio in un blog post a firma di Kent Walker, presidente Global Affairs del gruppo. «Firmeremo il codice di condotta dell’Ue», dichiara Walker. «Lo facciamo con la speranza che questo codice, una volta applicato, promuova l’accesso dei cittadini e delle imprese europee a strumenti di AI sicuri e di prima qualità».
Tuttavia, il colosso di Mountain View scrive di temere «che l’AI Act e il codice rischino di rallentare lo sviluppo e l’implementazione dell’AI in Europa». In particolare, Google indica come punti critici «deviazioni rispetto al diritto d'autore dell’Ue, misure che rallentano le approvazioni o requisiti che espongono segreti industriali». Per Alphabet sono settimane cruciali, in cui il gruppo è sotto i riflettori soprattutto per il maxi procedimento antitrust in corso negli Stati Uniti. La sentenza è attesa all’inizio di agosto e, nel caso peggiore per la società, potrebbe prevedere la vendita del browser Chrome.
Prima di Google, anche Microsoft ha espresso il suo sostegno al codice. Stessa posizione per OpenAI, la società che ha creato ChatGpt, che si è detta subito disponibile ad aderire, e la rivale Anthropic, proprietaria del chatbot Claude. In Europa è arrivata la firma del campione francese Mistral.
Al contrario, Meta ha esplicitamente rifiutato di aderire al testo perché lo considera un provvedimento eccessivo che «ostacolerà» le aziende, come ha scritto il responsabile degli affari internazionali del gruppo, Joel Kaplan, sui social. «L’Europa sta prendendo la strada sbagliata in materia di AI», ha sostenuto Kaplan. «Questo codice introduce una serie di incertezze giuridiche per gli sviluppatori di modelli, oltre a misure che vanno ben oltre l'ambito di applicazione dell’AI Act».
Non è nota, al momento, il posizionamento di player cinesi come Deepseek e Tencent, ma nemmeno quello di xAI, la società fondata da Elon Musk per fare concorrenza a OpenAI. (riproduzione riservata)