Golden power, ma sotto l’occhio vigile della Commissione. A Bruxelles la scelta del governo italiano di esercitare i poteri speciali sull’ops di Unicredit su Banco Bpm non è passata inosservata. Per tutelare la sicurezza nazionale, Palazzo Chigi ha imposto delle prescrizioni che hanno reso l’operazione più onerosa e ora il ceo Andrea Orcel potrebbe ritirarsi.
Un precedente scivoloso agli occhi della presidente Ursula von der Leyen, che con la commissaria Teresa Ribera si è raccomandata «un approccio sulla concorrenza più favorevole alle imprese che si espandono sui mercati globali». Si spiega anche così il confronto informale avviato con il governo (Eu Pilot) già prima della decisione sul golden power, per avere un quadro più chiaro.
Bruxelles chiede da tempo un maggiore coinvolgimento e vuole monitorare i casi in cui i Paesi esercitano i poteri speciali. L’Europarlamento è d’accordo. Giovedì 8 maggio gli eurodeputati hanno approvato il nuovo regolamento sugli investimenti esteri, che andrà negoziato con il Consiglio.
Oltre ad armonizzare le normative dei 27 Stati membri, per evitare l’uso politico del golden power, il testo espande le ipotesi di screening e rafforza la Commissione: l’esecutivo potrà intervenire in caso di mancata attivazione, per errore, dei poteri speciali e risolvere le dispute tra Paesi nelle operazioni transfrontaliere. Aumenteranno anche le notifiche obbligatorie verso Bruxelles, oggi eccezionali.
Il regolamento in realtà non si applica ai casi intra-Ue, che però potrebbero essere ricompresi per ampliare il monitoraggio della Commissione. A oggi l’Unione vigila sui deal tra europei soprattutto lato antitrust, disciplinato dal regolamento 139/2004 sulle concentrazioni.
La procedura è in mano alla Dg Concorrenza, competente se si superano certe soglie di fatturato, come in Unicredit-Bpm. Piazza Gae Aulenti ha notificato l’ops il 24 aprile e la decisione di Ribera arriverà entro il 4 giugno. A meno che l’Antitrust italiano non chieda di avocare a sé la questione perché incide su dinamiche solo nazionali.
Gli esperti consultati non si aspettano bocciature ma la richiesta di cedere filiali nelle province dove le banche si sovrappongono. La valutazione della DgComp quindi non sarà politica. «Anche se il consolidamento bancario è coerente con la policy dell’integrazione dei mercati a livello unionale, la Commissione dovrà limitarsi a un’analisi tecnica delle operazioni in corso», spiega Michele Carpagnano, direttore scientifico dell’Osservatorio Golden Power.
«Si tratta di un’indagine sulle eventuali sovrapposizioni nei mercati rilevanti per prevenire ed eventualmente risolvere (con rimedi) possibili problematiche antitrust: in ogni settore economico le fusioni diminuiscono il numero degli operatori e pur generando efficienze possono ridurre la concorrenza a danno di clienti e consumatori». Lo snodo è comunque cruciale e c’è chi ipotizza una presa di posizione sul golden power.
Le prescrizioni imposte a Orcel entrano in gioco sul piano della violazione della libertà di circolazione dei capitali, prevista dai Trattati. È il timore che ha spinto la Commissione ad attivare l’Eu Pilot e potrebbe portare a una procedura d’infrazione contro l’Italia.
«Le restrizioni alle libertà fondamentali sono consentite solo se proporzionate e basate su legittimi interessi pubblici, e se non violano il diritto dell’Ue», aveva spiegato un portavoce comunitario. «Queste restrizioni non possono essere giustificate da motivi solo economici».
Un precedente c’è già. Nel 2022 Bruxelles è intervenuta contro l’Ungheria, che aveva vietato all’assicurazione austriaca Vig di comprare il ramo locale di Aegon, azienda olandese dello stesso settore. Per Unicredit-Bpm, invece, un’intromissione è meno probabile perché di solito la Commissione si attiva per infrazioni ripetute (nelle altre ops bancarie Palazzo Chigi non si è mosso).
Senza contare che la sfera del golden power, come ricordato dal ministro Giorgetti, è riservata agli Stati. «Dobbiamo creare le condizioni per far emergere quei giganti europei di cui abbiamo bisogno, ma banche e finanza dovrebbero tornare al servizio di manifattura ed economia reale, piuttosto che essere un business fine a se stesso», commenta Denis Nesci (FdI), eurodeputato della commissione Econ. «Quindi non vedo la necessità di fusioni in mega gruppi proprio per preservare il rapporto tra capitale e territorio».
Se arriverà, l’intervento di Bruxelles potrebbe essere tardivo. L’ops è già partita e terminerà il 23 giugno, ma l’incertezza innescata dal governo potrebbe spingere i soci di Piazza Meda a non consegnare le azioni. «Il tema non è nuovo ed è ancora più rilevante in caso di offerta pubblica di acquisto», spiega Massimo Merola, partner di BonelliErede.
«Le società coinvolte possono muoversi in autonomia e chiedere al giudice amministrativo una sospensione d’urgenza dei provvedimenti sul golden power che ritengono illegittimi. Se individua una violazione delle libertà dei Trattati, anche la Commissione può intervenire inviando una lettera di messa in mora agli Stati. È il primo atto di un’eventuale procedura d’infrazione, che chiama i governi a sanare le irregolarità contestate».
Ma i tempi di giustizia ed Europa non sembrano coincidere con quelli dei mercati. Ecco perché il dialogo attivato da Unicredit con l’esecutivo può rivelarsi risolutivo. La contrarietà della Lega resta difficile da superare vista la storica vicinanza del partito con il Banco.
Così come un maggior protagonismo dell’Ue è probabile solo in futuro, quando il risiko potrebbe diventare europeo e i governi, come quello tedesco con Unicredit-Commerzbank, potrebbero ostacolare operazioni transfrontaliere e rallentare l’unione bancaria. Il regolamento votato a Strasburgo, allora, può essere visto anche come il primo tentativo di scavalcare gli Stati. (riproduzione riservata)