Non ho «obiezioni politiche» a un’eventuale fusione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm, ma «ho una legge - quella sul golden power - che devo far rispettare come l'ho fatta rispettare agli altri, la farò rispettare a loro. C'è una legge e vale per tutti» ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prima di entrare in Aula al Senato per il suo intervento di replica alle mozioni parlamentari sul documento programmatico di bilancio, l’ex Nadef, il fulcro delle previsioni e delle stime macroeconomiche della manovra di Bilancio.
La legge «nell’ordinamento della Repubblica a cui faccio riferimento» è quella sull'utilizzo del golden power, ha poi precisato il numero uno del Mef. Il ministro ha aggiunto di non avere valutazioni «perché non esiste l'operazione, quindi come faccio a fare valutazioni». Infine, sull’eventuale notifica ricevuta dal governo sull’autorizzazione della Bce concessa al Crédit Agricole di salire oltre il 20% del Banco Bpm, ha commentato: «avranno notificato alla Banca d'Italia non al governo».
Appena poi presa la parola in Aula a Palazzo Madama Giorgetti ha espresso il parere favorevole alla risoluzione bipartisan sul Dpfp «perché frutto di un lavoro di confronto sulle regole del gioco e la prima applicazione delle nuove regole europee», invitando anche i presenti «alla sua approvazione». Suggerimento seguito dato che l’approvazione è stata all’unanimità, come già successo in Commissione Finanze al Senato. Nello stilare l’ex Nadef «avremmo potuto utilizzare una imbarcazione a vapore, rifornita di superbonus a tutto spiano, saremmo potuti andare molto veloce. Avremmo potuto affidarci ad una bella barca a vela, ma in questi tempi con questi temporali forse non avrebbe garantito. Abbiamo deciso invece di procedere con una barca a remi: si fa molta fatica ma è anche green, credo che siamo tutti contenti», ha dichiarato in metafora il ministro.
Rispondendo punto per punto alle richieste di chiarimento di maggioranza e opposizione, il titolare del Mef ha innanzitutto precisato che il Fondo Monetario Internazionale «non si misura con il popolo e quindi si può permettere di impartire ricette che non sempre nella realtà dei fatti hanno funzionato». Ma rappresentano comunque un «utile stimolo, anche perché è bello nella realtà superare in termini di crescita le previsioni sempre ultraprudenti previsioni del Fmi», ha aggiunto Giorgetti. Quasi in concomitanza con l’intervento del titolare del dicastero in Via Venti Settembre, il Mef ha pubblicato il programma trimestrale di emissione del quarto trimestre del 2025, da cui emerge che il Tesoro prevede che «il rapporto deficit/Pil si collocherà su valori prossimi al 3% già nel 2025, mentre, nei prossimi anni, gli sforzi che si stanno compiendo consentiranno di ridurre il rapporto costantemente al di sotto di tale soglia». Previsione che conferma quanto già ipotizzato recentemente da Giorgetti stesso.
Pensando invece allo spread «non vado in giro con il trofeo 80 punti, ma invito tutti - ha continuato il ministro - a ragionare se fosse rimasto a quota 250 come all'inizio della legislatura, quanto avremmo speso di interessi in più e quindi quanto meno spazio di bilancio avremmo da dedicare a famiglie e imprese». Un risultato «a beneficio di tutti gli italiani, non del governo», ha aggiunto il numero uno del Mef.
In merito, invece, al tema degli stipendi e salari che non si adeguano all’andamento dell’inflazione, Giorgetti ha ricordato che «nel pubblico impiego abbiamo recuperato contratti che erano fermi (forze armate, scuola)» e «stiamo rinegoziando in questo momento i contratti per stare al passo, anche perché nella scorsa manovra con un orizzonte pluriennale abbiamo stanziato le risorse per i contratti del pubblico impiego cosa che non è mai stata fatta in precedenza». Il titolare del Mef ha dunque invitato anche le «parti datoriali private a fare anch’esse la loro parte e riconoscere ai lavoratori aumenti stipendiali».
Allargando lo sguardo alla dimensione europea, Giorgetti ha innanzitutto dichiarato che ritiene che «le istituzioni europee, a cominciare dalla Banca centrale europea, debbano porsi un problema rispetto a come affrontare una rivoluzione epocale per quanto riguarda il fenomeno di criptovalute e stablecoin». Tanto che «io stesso ho introdotto il tema delle cripto nel dibattito in sede europea», ha aggiunto il ministro.
Allo stesso tempo «qualche mea culpa l'Unione europea deve farsela, in particolare per quanto riguarda la transizione green nel settore dell'automotive, che è stata un disastro ed ha affossato l'intero settore». Anzi «qualche mea culpa ha iniziato a farla l’Ue, forse tardivamente, dico in termini ottimistici». La fase di riflessione dell’Ue deve partire da «quello che si è sbagliato». Ad esempio, ricordando che «è stata l'Europa a negare la possibilità della proroga dell'Industria 4.0 perché ha voluto un’evoluzione che ha generato Industria 5.0, noto a tutti per essere leggermente più complicato per quanto riguarda la sua applicazione». (riproduzione riservata)