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Michele Carpagnano
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Golden Power, a Madonna di Campiglio il confronto tra gli esperti: la normativa attuale produce incertezza

di Andrea Pauri
15 settembre 2025, 22:13

Deodato, Loiero, Chieppa, Di Noia, Carpagnano discutono di rapporti tra Stato e mercato all’evento organizzato con Milano Finanza

Nei periodi di crisi lo Stato amplia il proprio perimetro. È successo nel 2008, durante la pandemia e oggi con la guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche. Lo strumento utilizzato è la normativa sul controllo degli investimenti esteri, conosciuta in Italia come golden power. Nata per proteggere gli asset strategici, è divenuta una leva capace d’influenzare i mercati. I numeri parlano chiaro: da 30 avvisi nel 2017 a 835 notifiche e prenotifiche nel 2024, a testimonianza delle tensioni internazionali e dei margini di incertezza normativa.

Il talk a Campiglio

In questo contesto si è svolta a Madonna di Campiglio dal 12 al 14 settembre la seconda edizione di Experts talk golden power, organizzata dall’Osservatorio golden power in collaborazione con Milano Finanza.

Il senatore Carlo Calenda ha aperto il dibattito sottolineando la necessità di competere ad armi pari con il dirigismo di Stati Uniti, India e Cina. Secondo l’ex ministro, il golden power deve vincolare le multinazionali su occupazione, brevetti e investimenti. Occorre poi dialogare sulle operazioni intra-europee ma essere vigili e assertivi verso quelle extra-Ue.

Il punto di vista delle istituzioni 

Sul fronte istituzionale, Carlo Deodato, segretario generale della Presidenza del Consiglio, ha indicato le ragioni e le prospettive di una revisione della disciplina del golden power, ma ha chiarito che è utile attendere l’approvazione del nuovo regolamento europeo sugli investimenti diretti esteri. Deodato ha poi menzionato, tra le più significative tendenze evolutive, la crescente rilevanza assunta dall’acquisizione e dalla conservazione di dati sensibili e di informazioni critiche, che ha segnalato come una delle nuove frontiere della minaccia alla sicurezza nazionale.

Renato Loiero, consigliere del presidente del Consiglio, ha collocato il tema nel contesto geopolitico con la crescente influenza dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), che mette alla prova la capacità degli stati europei di attrarre capitali senza mettere a rischio asset strategici. Loiero ha delineato quattro possibili scenari, da quello più ottimistico di una nuova globalizzazione a quello più critico di un ritorno a logiche imperiali o a potenziali conflitti armati. Una cornice internazionale descritta anche nell’intervento di Damien Levie, capo unità sicurezza economica della Commissione europea, che ha mostrato la necessità di rimuovere i conflitti tra normative nazionali ed europee così da evitare la frammentazione del mercato unico.

Il dibatitto giuridico

Nel dibattito giuridico, è emerso come il golden power abbia una natura ambivalente, oscillando tra decisione politica e provvedimento amministrativo.

Roberto Chieppa, presidente di sezione del Consiglio di Stato e già segretario generale della Presidenza del Consiglio, ha sottolineato il rischio che lo strumento venga utilizzato in modo improprio per orientare la politica industriale.

Una riflessione confermata anche da Carmine Di Noia, direttore affari finanziari e dell’Impresa all’Ocse, che ha presentato dati comparativi a livello internazionale, evidenziando la diffusione crescente dei meccanismi di controllo sugli investimenti e l’ampliamento degli ambiti di applicazione. Una tendenza che andrebbe però equilibrata, in vista di: «politiche capaci di conciliare la sicurezza con il modello economico basato sulla libera circolazione dei capitali. Solo così si può continuare a sostenere crescita e occupazione».

Il documento programmatico

L’intera discussione è stata coordinata da Michele Carpagnano, avvocato e direttore scientifico dell’Osservatorio golden power che ha chiarito come la legislazione sugli investimenti esteri abbia cessato da tempo di essere una semplice procedura amministrativa. E si stia sempre più configurando come un vero strumento strategico, che necessita di una regolamentazione chiara per garantire prevedibilità nell’utilizzo ed evitare l’attuale eccesso di notifiche cautelative da parte delle imprese. Sarà così ridotta anche l’incertezza tra gli investitori.

I risultati dell’incontro di Campiglio confluiranno in un documento programmatico che l’osservatorio renderà disponibile al dibattito pubblico e al confronto istituzionale. (riproduzione riservata)



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