In Giappone il tasso di inflazione è rimasto al di sopra dell’obiettivo di inflazione del 2% della banca centrale per il 19esimo mese consecutivo, attestandosi al 2,9% (rispetto al 2,8% del mese precedente). L’inflazione core, al netto dei prezzi più volatili, è scesa al 2,8% a settembre dal 3,1% di agosto, la prima volta sotto il 3% da agosto 2022.
La Bank of Japan ha insistito sul fatto che le pressioni sui costi sono in gran parte guidate dall’aumento dei prezzi delle materie prime globali e dall’indebolimento dello yen e non da un rafforzamento della domanda interna e dalla crescita dei salari. La crescita dei prezzi al consumo core in Giappone rafforza l’opinione degli investitori secondo cui un’inflazione persistente potrebbe spingere la Banca del Giappone (BoJ) a ridurre gli stimoli monetari in breve tempo.
Molti economisti ritengono che la politica di controllo del rendimento stia diventando obsoleta poiché la BoJ ha reso l’obiettivo di rendimento a 10 anni sempre più flessibile, portando il rendimento del Jgb più vicino all’1%. Con le pressioni inflazionistiche che sembrano essere più ostinate del previsto, cresce la speculazione secondo cui la BoJ potrebbe presto dover abbandonare la sua politica di tassi di interesse negativi e il controllo della curva dei rendimenti, che fissa un limite dello 0% per il rendimento dei titoli a 10 anni.
Secondo gli ultimi dati flash Pmi, la crescita del settore privato giapponese si è arrestata a novembre. Ciò è principalmente attribuito a un calo più marcato della produzione manifatturiera poiché l’attività dei servizi è cresciuta a un ritmo leggermente più rapido nel penultimo mese dell’anno.
L'Au Jibun Bank Flash Japan Composite Pmi, stimato da S&P Global, è sceso al livello neutrale di 50 a novembre, in calo rispetto alla lettura finale di 50,5 di ottobre. Il Pmi manifatturiero del Giappone, nella lettura preliminare di novembre, si è attestato a 48,1 punti, in calo rispetto al dato di ottobre a 48,7 punti. Il dato, informano gli economisti di S&P Global e Jibun Bank, ha segnalato il più forte deterioramento delle condizioni economiche del settore manifatturiero da febbraio. Invece il Pmi servizi del Giappone, nella lettura preliminare di novembre, si è attestato a 51,7 punti, in leggero aumento rispetto ai 51,6 di ottobre. Nonostante questo, il dato rappresenta la seconda lettura più debole dall’inizio dell’anno.
«Sebbene l’inflazione complessiva dei prezzi di vendita rimanga ben elevata al di sopra della media di lungo periodo a novembre, varrà la pena osservare la traiettoria da qui, soprattutto con le condizioni della domanda che rimangono contenute nell’ultima indagine», spiegano gli analisti di S&P Global. «Qualsiasi ulteriore allentamento delle pressioni sui prezzi potrebbe mettere in discussione le attuali aspettative di un allontanamento della Banca del Giappone dal quadro di politica monetaria ultra-accomodante», concludono gli esperti.
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