«Come direbbero i ciclisti italiani, pedalare, spingiamo sui pedali per lavorare alla ripresa dell’economia mondiale». La direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva, adotta una metafora sportiva - per di più in italiano - per concludere il suo intervento agli Spring Meetings di Washington. La scelta non è causale. I dazi di Donald Trump sono sorti come una montagna per intralciare il commercio globale. Una vetta che va scalata per Georgieva, che invita i governi a montare in sella per accordarsi sulle tariffe.
Con urgenza, perché «senza certezza le imprese non investono e le famiglie preferiscono risparmiare e non spendono», spiega la direttrice. «Così le prospettive di una crescita già fragile si indeboliscono ancora e l’incertezza si impenna a livelli estremi». Martedì il Fmi ha abbassato le stime sul pil globale del 2025 dal 3,3% al 2,8%. Uno 0,5% che ha un certo peso visto che nel passato recente, al di fuori dei casi di recessione, la crescita mondiale si è fermata solo due volte sotto il 3%: nel 2009 e nel 2019. Senza contare che la previsione per quest’anno è lontana dalla media storica (2000-19) del 3,7%.
La colpa è delle tariffe di Trump, che hanno provocato «apprensione» tra gli interlocutori di Georgieva, «proprio ora che stavamo per imboccare la strada verso una maggiore stabilità». La direttrice del Fmi ha una ricetta per tutti. «La Cina deve stimolare i consumi, gli Stati Uniti ridurre i disavanzi fiscali e l’Europa completare mercato unico, unione bancaria e mercati dei capitali, oltre a rimuovere le barriere interne».
Per Trump però c’è un secondo consiglio, velato. «L’indipendenza delle banche centrali è fondamentale per mantenere credibilità», è il monito di Georgieva all’uomo che ha pensato di licenziare il presidente della Fed per non aver tagliato i tassi.
Jerome Powell teme che i dazi possano risvegliare l’inflazione Usa. Fabio Panetta pensa anche che le tariffe mettano a rischio decenni di progressi. Da Washington il governatore della Banca d’Italia ricorda come «il mondo stia affrontando un allarmante aumento di conflitti e acute tensioni geopolitiche», che insieme «alle battute d’arresto nel commercio internazionale hanno conseguenze interconnesse di vasta portata sugli sforzi contro la povertà».
Panetta sottolinea poi l’importanza di Fmi e Banca Mondiale per mantenere la rotta nell’attuale contesto di incertezza, ma invita le due istituzioni a non «autocompiacersi e a migliorare l’efficienza». L’altra presenza italiana negli Usa è quella del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha avuto «una lunga e amichevole conversazione» con il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent. L’incontro, «molto costruttivo» secondo il Mef, si è concentrato su dazi, commercio, tassazione digitale e difesa.
Al vertice di Washington, insomma, c’è molta preoccupazione. Uno dei pochi messaggi di fiducia arriva dal capo economista della Bce, Philip Lane: «È improbabile che le tensioni commerciali provochino una recessione nell’Eurozona. Quindi continueremo a tagliare i tassi dello 0,25% di default».
Sulla prima parte Joachim Nagel non sembra d’accordo. «I dazi rappresentano un rischio significativo per il pil della Germania, la prima economia della zona euro», afferma il presidente della Bundesbank. Più concordia invece sul taglio dei tassi d’interesse, necessario per stimolare la crescita europea. (riproduzione riservata)