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Il ceo di Generali Philippe Donnet
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Generali, nel piano Philippe Donnet promette 7 miliardi di cedole nei prossimi tre anni per prenotare la riconferma

30 gennaio 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:55

A maggio il manager si presenterà all’assemblea del rinnovo mettendo sul tavolo più remunerazione per i soci. Il buyback salirà a 1,5 miliardi. Intanto assicura: con Natixis non andrà come con Pioneer | Rating e target price degli analisti. Ecco quali sono le prospettive del titolo a Piazza Affari

Il ceo di Generali Philippe Donnet punterà forte sui dividendi per cercare il supporto del mercato in vista della prossima assemblea dell’8 maggio in cui si giocherà il quarto mandato al timone del gruppo assicurativo. Dalle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia, presentando il nuovo piano strategico con al fianco i manager chiave della compagnia, ha annunciato che nel prossimo triennio saranno pagate 7 miliardi di cedole, quasi il 30% in più di quanto riconosciuto agli azionisti nei tre anni precedenti, con l’obiettivo di un incremento dell'utile per azione tra l’8% e il 10% (tasso di crescita composito annuo).

Cassa per 11 miliardi 

A questi si aggiungerà un piano di buyback per altri 1,5 miliardi, con 500 milioni già previsti per quest’anno. Dividendi che potranno essere riconosciuti agli azionisti grazie ad un aumento della generazione di flussi di cassa, che dovrà salire a 11 miliardi rispetto agli 8,5 miliardi passati, sostenuta da una maggiore redditività, sia nel ramo Vita sia in quello Danni.

Gli investimenti nel triennio ammonteranno complessivamente a circa 1,9 miliardi, di cui almeno 1,2 miliardi in tecnologia e AI per cui il Leone ha appena siglato una partnership con il Mit di Boston. Da mettere a frutto poi ci sono le diverse acquisizioni fatte nell’ultimo triennio dal gruppo, da Liberty Seguros, operazione record da 2,3 miliardi fatta per crescere soprattutto in Spagna e Portogallo, alla statunitense Conning nell’asset management. Per questo gli investimenti per le operazioni straordinarie (m&a) saranno ora più limitate del passato, fino a 1 miliardo, con un approccio «opportunistico e disciplinato», ha sottolineato Donnet.

Effetti dell’integrazione Generali Investments e Natixis dal 2028

Anche perché da avviare c’è la partnership nell’asset management con il secondo gruppo bancario di Francia, Bpce, dopo il memorandum firmato lo scorso 21 gennaio. L’intenzione è creare una joint venture tra le rispettive attività di gestione patrimoni, Generali Investments Holding e Natixis Investment Managers, dando vita al primo gestore europeo per ricavi, con oltre 1.900 miliardi di masse.

In questo piano industriale non se ne vedono gli effetti perché il closing con Natixis è fissato a inizio 2026 e gli accordi prevedono che nei primi due anni, i francesi di Bpce, che apporteranno più masse in gestione, saranno i soli ad incassare un dividendo. I frutti si raccoglieranno a partire dal 2028 ma l’operazione resta invisa ai grandi azionisti privati della compagnia: Francesco Gaetano Caltagirone, azionista del Leone con il 6,9%, e la Delfin della famiglia Del Vecchio (9,9%) che nelle scorse settimane hanno sollevato il rischio di una fuga del risparmio italiano in Francia. Obiezioni respinte ieri con forza dal ceo di Generali.

Operazione Natixis non sarà come Pioneer con Amundi

«L’operazione con Natixis prevede una joint venture al 50% e non sarà come quando Unicredit ha venduto la totalità di Pioneer ad Amundi o come Axa che lo scorso anno ha ceduto Axa Investment Management a Bnp Paribas», ha sottolineato Donnet. «Avremo più controllo degli asset perché internalizzeremo masse che oggi non controlliamo, con benefici finanziari (commissioni) e l'asset allocation continuerà ad essere decisa dal board di Generali», ha aggiunto.

Il clima resta però caldo. L’altro ieri il Leone di Trieste ha reso noto che non verrà presentata una lista espressione del consiglio di amministrazione, perché le norme della legge Capitali non sono ancora chiare (manca il regolamento Consob) e il tempo per l’assemblea di maggio stringe. A presentare una lista sarà quindi direttamente Mediobanca, primo azionista di Generali con il 13%. Sia Donnet sia il presidente Andrea Sironi hanno dato la disponibilità ad un nuovo mandato, così come la maggioranza dei consiglieri oggi in carica.

Donnet glissa sugli azionisti 

Sul fronte opposto c’è Caltagirone, che si starebbe preparando a presentare una sua lista alternativa, con un ceo sfidante e il probabile sostegno di Delfin che potenzialmente potrebbe salire fino al 20% avendo già in tasca l’autorizzazione necessaria. Entrambi gli azioni privati potrebbero contare molto di più se andasse a buon fine l’ops lanciata dal Montepaschi su Mediobanca, con Caltagirone e Delfin già azionisti importanti di entrambe le banche. Anche se l’offerta, in ogni caso, non si concluderà in tempo utile per l’assemblea di Trieste.
 

La battaglia è aperta e Donnet ha glissato sul tema. «Non siamo mai stati così forti», ha detto il ceo aggiungendo di essere «fiducioso e preparato», anche davanti al nuovo scontro che si preannuncia per la governance. Gli analisti hanno accolto abbastanza positivamente un piano focalizzato sulla remunerazione dei soci ma con target più o meno in linea con le aspettative. In una Piazza Affari leggermente sopra la parità il titolo ha fatto meglio del Ftse-Mib portando a casa l’1,1% a 30,4 euro. (riproduzione riservata)



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