«Il debito pubblico francese aumenta di 12 milioni all’ora. E per ogni 50 miliardi di ricchezza prodotta in Francia in un anno, almeno 10 se ne vanno per pagarne gli interessi. La situazione è insostenibile e perciò il premier Bayrou ha chiamato tutte le forze politiche alla responsabilità. Occorre un programma straordinario di riduzione del debito». In Italia Sandro Gozi è stato sottosegretario agli Affari Europei, ma ormai da anni siede nel Parlamento Ue nelle fila di Renew, eletto in Francia nella formazione che fa capo al presidente Emmanuel Macron. Ora l’Eliseo torna ad affrontare la crisi politica che sembrava aver trovato una composizione appena un anno fa e il detonatore è quel debito pubblico che sta facendo preoccupare anche i mercati, con gli Oat, i titoli di Stato, sotto i riflettori, e un voto di sfiducia previsto per l’8 settembre prossimo che potrebbe aprire una nuova crisi del debito in Europa.
D. Gozi, il mercato guarda Parigi con apprensione. Che cosa succederà l’8 settembre?
R. Bayrou ha fatto un appello alla responsabilità a tutte le forze politiche. Perché la Francia è il Paese che ha speso di più in termini sociali e assistenziali, soprattutto durante il Covid. Si tratta di interventi che riguardano tutti i cittadini, rappresentati da tutte le forze politiche. Per questo solo un’intesa generale può essere efficace.
D. Lei parla di responsabilità collettiva, ma almeno il 50% del debito francese è in mano a investitori esteri. I cittadini non hanno finanziato il proprio welfare e ciò espone Parigi alle logiche di mercato di chi ha comprato da investitore puro.
R. Dopo un primo momento di apprensione la razionalità sta nuovamente tornando sui mercati. Non è in corso alcun attacco speculativo e soprattutto ci sono alcuni dati molto positivi per quanto riguarda aspetti importanti dell’economia. Dopo la prima dichiarazione di Bayrou che ha messo in gioco il proprio governo, si sta tornando a una visione più fredda delle cose.
D. la Francia rimane un osservato speciale. La politica che cosa può fare?
R. Bayrou propone la fiducia su una constatazione: il debito pubblico richiede un intervento importante, con un programma di riduzione che, da qui al 2029, deve portare la Francia a un deficit del 2,8% per farla uscire dalla procedura di infrazione. Questa è la strada cui la destra di Le Pen e la sinistra di Melenchon hanno già detto no. Ma ci sono altre forze politiche che auspichiamo recepiscano il messaggio. In particolare il Partito Socialista.
D. I prossimi passi?
R. Il dialogo è lanciato e lunedì 1° settembre cominceranno i colloqui con tutte le forze politiche. Si tratta di concordare la necessità di agire. Poi si potrà discutere delle misure.
D. L’8 settembre è dietro l’angolo e l’esito positivo è tutt’altro che scontato. Che cosa ci sarà, nel caso, dopo Bayrou?
R. Intanto voglio dire che - anche per i mercati - nessuno più di Bayrou può essere più qualificato per un percorso di riduzione del debito. Perché è il suo cavallo di battaglia e perché è una persona credibile per i mercati internazionali. In ogni caso lui non propone la fiducia sulle misure ma sulla costatazione che vada avviato un percorso. Queste ultime si possono discutere singolarmente.
D. Misure che sono in maggior parte tagli: dalla Sanità al Welfare. Ma per la crescita? Il mercato chiede interventi strutturali.
R. La Francia da questo punto di vista ha una storia di successo. E nella proposta di Bayrou c’è gran parte di misure legata alla semplificazione e alla riduzione dei costi per le imprese. Sarà l’argomento degli incontri di Palace Matignon. Perché è evidente che la cura migliore del debito pubblico è tornare a una produzione e a una crescita sufficienti.
D. C’è anche un bersaglio grosso che per ora resta sullo sfondo: l’Eliseo. Quali probabilità ci sono che Macron venga coinvolto nella crisi?
R. Nessuna. Emmanuel Macron ha vinto le elezioni del 2017 e quelle del 2022 e negli ultimi trent’anni è l’unico presidente della Republique che è riuscito a succedere a seé stesso. Ha vinto le elezioni che doveva vincere e l’Eliseo, anche se alcune forze politiche lo vorrebbero, non è un tema di discussione nel Paese. La richiesta degli elettori è che le forze politiche lavorino insieme sull’essenziale, anche a fronte di una frammentazione dell’elettorato.
D. Il Paese va in piazza due giorni dopo il voto di fiducia: il 10 settembre. Tornano i Gilet Jaune: si tema una spallata?
R. È vero che i francesi quando protestano lo fanno piuttosto seriamente e sanno essere efficaci, e tutti ci auguriamo che non ci siano violenze come è accaduto in passato, ma molto dipenderà dal messaggio che verrà lanciato dall’esito del voto dell’8 settembre. Perché i francesi, come i mercati, più di qualsiasi altra cosa vogliono stabilità e risoluzione dei problemi. (riproduzione riservata)