Il premier francese François Bayrou è stato sfiduciato dal parlamento. Non era mai successo nella storia della V Repubblica. I no sono stati 364, 34 di più del totale dei deputati delle opposizioni, e 194 i sì. Questa mattina Bayoru presenterà le dimissioni al presidente della Repubblica Emmanule Macron, che nominerà il suo successore nei prossimi giorni. Si apre così nuovo un periodo di grande incertezza politica in Francia.
«Bayrou è caduto. Vittoria e sollievo popolare», ha scritto il leader de La France Insoumise Jean-Luc Melenchon su X. «Macron è ora in prima linea, di fronte al popolo. Anche lui deve andarsene». Marine Le Pen, tre volte candidata alla presidenza francese, ha invece esortato il presidente Macron a indire elezioni legislative anticipate nel tentativo di porre fine a mesi di stallo politico.
Macron dovrebbe dare l’incarico di formare un nuovo governo a Pierre Moscovici, socialista e attuale presidente della Corte dei Conti, in passato ministro dell’Economia sotto la presidenza di François Hollande.
E se Moscovici o chi per lui non riuscisse a trovare la maggioranza? Macron potrebbe scegliere di sciogliere il Parlamento e convocare elezioni anticipate entro 20-40 giorni. Le ultime elezioni parlamentari si sono tenute nel luglio dell’anno scorso, i sondaggi indicano che le intenzioni di voto non sono cambiate significativamente. In teoria, Macron potrebbe anche dimettersi, ma ha ripetutamente escluso questa opzione prima della fine del suo mandato nel 2027. I sondaggi mostrano solo il 15% di fiducia in lui, ma non c'è l’obbligo costituzionale di dimettersi in questo scenario.
«Purtroppo l'instabilità della Francia non fa bene all'Europa, se c'è un grande Paese che traballa tutti gli altri sono in difficoltà», ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Macron è consapevole che non può permettersi, come ha fatto nel 2024 di impiegare quasi due mesi per nominare Barnier: il ritorno dell’incertezza politica nel governo francese sta contagiando i mercati finanziari e venerdì 12 settembre l’agenzia Fitch dovrebbe annunciare il suo nuovo rating del debito sovrano francese, dopo che a marzo aveva avvertito che avrebbe declassato il debito se la Francia non fosse riuscita a implementare un «piano credibile» per ridurlo a medio termine». Proprio nel portare avanti un tentativo di austerità è caduto Bayrou.
Intanto, tra i nomi di altri possibili candidati che possano formare un nuovo governo, ci sono quelli degli attuali ministri della Difesa, Se'bastien Lecornu, dell'Economia, E'ric Lombard, della Giustizia, Ge'rald Darmanin; e della Salute, Catherine Vautrin. Al di là dei singoli nomi, la via per la costruzione di una nuova maggioranza è stretta: il voto del 2024 ha portato alla formazione di tre blocchi all'interno dell'Assemblea Nazionale, nessuno dei quali con una maggioranza sufficiente a governare.
Non è dunque bastato a convincere i deputati francesi il discorso del premier in Aula incentrato sul sovraindebitamento francese, per fermare il quale infatti Bayrou ha proposto un taglio alla spesa pubblica di oltre 40 miliardi. Una legge di bilancio, basata sull'austerità che non ha trovato seguito in Parlamento e ha ingenerato una nuova crisi di governo, che con tutta probabilità porterà alla fine dell'esecutivo Bayrou dopo appena nove mesi in carica. «Potete rovesciare il governo ma non la realtà» ha poi chiosato.
La Francia, ha continuato il premier, «non ha un bilancio in pareggio da 51 anni» e si è trasformata in un Paese che «lavora, crede di arricchirsi e ogni anno diventa più povero». Si tratta di «un'emorragia silenziosa, sotterranea, invisibile e insopportabile». Bisogna dunque «agire subito per non accumulare altro debito e porsi come obiettivo raggiungere la soglia annuale del 3% del deficit nel 2029».
Bayrou è andato ancora oltre nel criticare il meccanismo di spesa pubblico francese. Definisce infatti lo «spendere ormai un riflesso e, peggio ancora, una dipendenza». Basti pensare che le «spese ordinarie del Paese, le spese per la nostra vita quotidiana, per i servizi pubblici, per le pensioni, ci siamo abituati a finanziarle a credito», accumulando un peso «schiacciante di 3.415 miliardi di euro di debito».
Così, denuncia il premier, siamo «sottomessi ai nostri creditori - che è come esserlo alla forza militare - a causa di un debito che ci opprime, in entrambi i casi perdiamo la nostra libertà».
Sta a «noi emanciparsi, trovare la via della libertà e lo so si può fare solo con un compromesso tra le principali sensibilità del Paese sulla situazione e sulla traiettoria della ripresa», si augura Bayrou.
Altra necessità, secondo il primo ministro, è iniziare a tassare specificamente i redditi molto alti. Pur riconoscendo la complessità di ogni tentativo di ridurre il deficit pubblico, Bayrou ha ammesso l'esigenza di trovare «un tipo di contributo che garantisca che i redditi molto alti e coloro che hanno un patrimonio netto molto elevato siano specificamente chiamati a contribuire allo sforzo nazionale». Il premier ha anche menzionato la necessità di «un lavoro approfondito per impedire l'attuazione o il perpetuarsi di strategie di ottimizzazione fiscale chiaramente anti-egualitarie e, sebbene giuridicamente corrette, moralmente discutibili». (riproduzione riservata)