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Marco Basilico,  Arca Fondi Sgr
Marco Basilico, Arca Fondi Sgr
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Fnsi, ecco dove Arca Fondi andrà a investire nell’Egm e nelle pmi di Piazza Affari. Parla Marco Basilico

02 giugno 2025, 20:00

Al via il Fondo Nazionale Strategico Indiretto, veicolo a capitale misto pubblico-privato messo a punto dal Mef per dare ossigeno e liquidità alle mid and small cap quotate. Uno dei gestori dei comparti è Arca Fondi Sgr

Il veicolo pubblico-privato messo in campo dal Mef attraverso Cdp sta prendendo forma e diventando operativo. Chiamato Fnsi (Fondo Nazionale Strategico Indiretto), andrà a investire in maniera paziente nelle mid and small cap di Piazza Affari che soffrono di forte mancanza di liquidità e scambi. Tecnicamente è un umbrella fund dove il Mef mette 350 milioni per una percentuale di investimento fino al 49%, mentre gli investitori privati (banche, sgr, assicurazioni… )  investono il 51% arrivando ad una dotazione complessiva di partenza di almeno 700 milioni di euro.

Come intende investire Arca Fondi

Fra le società di gestione che hanno sottoscritto l’accordo con il Tesoro per gestire uno dei comparti del Fnsi, vi è Arca Fondi Sgr, come spiega Marco Basilico, responsabile Direzione Istituzionali e Previdenza: «Stiamo lavorando al regolamento del fondo, confrontandoci con Cdp che ha già redatto le linee guida per l’attività di investimento. Abbiamo nel frattempo contattato i nostri clienti istituzionali, che rappresentano per noi una solida e consolidata base di riferimento. L’obiettivo è chiudere la fase di raccolta verso fine anno. In questo modo, possiamo essere pronti a investire a inizio 2026 con il sostegno di casse, fondazioni». L’obiettivo minimo di raccolta previsto «da parte della nostra clientela istituzionale ammonta a 36 milioni di euro, altri 35 li investe Cassa Depositi e Prestiti, l'hard cap del fondo, ovvero il tetto massimo atteso è più alto, di 150 milioni, ci aspettiamo però di arrivare a 75-100 milioni», prosegue Basilico.

Il fondo del Mef durerà fra i 7 e i 9 anni (Arca si sta orientando sui 7), tenendo conto dei 6 mesi per effettuare gli investimenti e di altri 6 per chiuderli. «Andremo a investire in settori con più elevate potenzialità di crescita strutturale e, nei segmenti maturi, cercheremo aree trainanti come fibra e cyber security o caratterizzati da modelli di business distintivi ad alto valore aggiunto, per esempio la nautica di alto livello. Una parte importante degli investimenti sarà effettuata sul segmento Egm che raccoglie le piccole e medie imprese, nello spirito iniziale del Fondo Nazionale Strategico Indiretto», sottolinea Basilico. Quest’ultimo si augura poi «che l'iniziativa abbia successo e che aumentando i volumi degli scambi, si attiri altro capitale privato».

Chi ha sottoscritto il l’accordo col Mef per il Fnsi

Sono una ventina, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le società finanziarie italiane che hanno sottoscritto con il Mef l’accordo di riservatezza (Non disclosure agreement) per poter operare all’interno del Fondo Nazionale Strategico Indiretto. Chi ha firmato l’accordo oltre ad Arca Sgr? Gruppi di primaria rilevanza, soprattutto italiani, e qualche estero, a partire da Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, Azimut, Amundi (gruppo Credit Agricole), Algebris, AComeA, Allianz, Assicurazioni Generali, Mediobanca e Anthilia Capital Partners. Ora gli accordi dovranno essere presentati nei rispettivi cda per poi essere operativi. Il fondo che investirà nelle mid and small cap di Piazza Affari sarà chiamato a selezionare titoli di piccola e media grandezza caratterizzati da valutazioni molto a sconto rispetto al mercato principale (si va anche oltre il 50%). Eppure si tratta di aziende che continuano a registrare utili in crescita.

Secondo una ricerca messa a punto da Websim Corporate (Intermonte) presentata a fine maggio a Roma da AssoNext, l’associazione delle piccole e medie imprese quotate, queste ultime sono caratterizzate da scambi rarefatti a tal punto che i primi 20 titoli sono in grado di catalizzare ben oltre il 50% dei volumi complessivi, mentre la metà delle società quotate non supera i 10.000 euro di volumi giornalieri scambiati. (riproduzione riservata)



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